Canto diurno di una segretaria errante dell’Emilia

“Che fai tu, luna, in ciel? dimmi, che fai,
Silenziosa luna?
Sorgi la sera, e vai,
Contemplando i deserti; indi ti posi.
Ancor non sei tu paga
Di riandare i sempiterni calli?
Ancor non prendi a schivo, ancor sei vaga
Di mirar queste valli?”

Somiglia alla tua vita la vita del pastore, proseguiva Giacomo “Mister Ottimismo” Leopardi. Non si può dire che sia molto diversa la vita della segretaria, la quale si siede alla scrivania e ogni giorno si smazza più o meno le stesse scartoffie e risponde alle stesse domande.

La segretaria come me, che non passa i (molti) momenti morti a pittarsi le unghie, ha tempo per pensare. Citando ancora Leopardi:

“Dimmi: perché giacendo
A bell’agio, ozioso,
S’appaga ogni animale;
Me, s’io giaccio in riposo, il tedio assale?”

La sottoscritta segretaria a riposo fa una carrellata della vita, rilegge qualche pensiero passato, archiviato e messo sotto chiave, e riflette. Senza scivolare nel pessimismo assoluto che fa dire al pastore errante dell’Asia: “E’ funesto a chi nasce il dì natale”, la pessimista segretaria errante dell’Emilia inquadra la sua classica maniera di ragionare: andrà tutto male.

Pare che, in economia, esista una teoria secondo la quale la positività crea risultati positivi. Non posso confermare né smentire la cosa, e nemmeno approfondire, anche perché l’unica nozione che ho in questo senso è stata estrapolata da un’intervista a Luca Argentero su Vanity Fair (!). Forse, in effetti, è una boiata, e Luca Argentero è positivo perché è un figo e gli va tutto meglio che a me. Pero’ cosi, per non saper né leggere né scrivere, razionalmente mi viene da pensare che un atteggiamento positivo porti, se non proprio risultati positivi, almeno una maniera migliore di affrontare le situazioni.
Per converso, io, segretaria errante, uso la teoria opposta: tutto andrà male, quindi, se va male me lo aspettavo, e se invece va bene tanto di guadagnato.

Devo ammetterlo, è un atteggiamento che non ha mai portato grandi risultati. Per usare una metafora calcistica, è come fare catenaccio spietato con una sola punta davanti: non si prende gol, ma nemmeno lo si fa. In parole povere, uno non si fa male, ma il risultato non è positivo: è non negativo.
Eppure continuo su questa strada: l’autodifesa preferita a qualche salto nel vuoto che ogni tanto, forse, bisognerebbe tentare.

In effetti, la segretaria errante dell’Emilia preferisce leggere Leopardi in pausa pranzo e ragionare con lui delle stelle e della natura matrigna, piuttosto che riorganizzare gli schemi in campo e metter su un attaccante e togliere un difensore, e provare a sbloccare il risultato.

E il calciomercato di gennaio è già finito…

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