Io sto bene quando sto lontano da me

La mia testa e’ un brutto posto, nel migliore dei casi. Nel peggiore, una specie di girone infernale, o la foresta di rovi che Malefica fa spuntare attorno al castello della Bella Addormentata. Potessi, girerei alla larga io stessa.

Quando riesco nella straordinaria impresa di anestetizzarmi i neuroni, tutto bene. Automa programmato sul percorso fisso casa-lavoro-casa con piccole deviazioni qua e la’. Pensiero costante: “Che palle”. Del resto, credo sia insito nella natura umana il desiderio di essere da qualche altra parte.
Io sono in effetti un tipico esempio di traslocatrice seriale, abituata a spostarmi a destra e a manca a seconda di come tira il vento. In questo posto ci son finita più per necessita’ che per voglia, e continuo a comportarmi come se fossi in prestito, in un certo senso.  Casa mia e’ da un’altra parte, e per fortuna che e’ cosi’: ho la scusa perfetta per sparire ogni tanto e riprendere fiato. Che poi, nel mio caso, vuol dire riempirsi le giornate di impegni in modo tale da non aver tempo di pensare ad altro se non a come spostarsi da A a B, chi vedere, quando uscire, cosa fare. Non potendo staccarmi la testa e portarla sottobraccio, a mo’ di Dj Angelo nel capolavoro “Natale a Casa DJ”, la riempio di informazioni ridondanti e distraenti. I fine settimana a casa non sono per nulla rilassanti dal punto di vista fisico, ma dal punto di vista mentale – specie in questo periodo – sono un toccasana.

Inutile nascondere che la valigia da qualche settimana sta scalpitando. Sarebbero tanti i motivi per partire. “Si parte per dimenticare, o per cercare un lungomare, per avere un’altra vita, per poter ricominciare”.
Ma quante volte si può fare? Quanti posti si possono lasciare, quando in realtà tutto quello che bisognerebbe abbandonare e’ incastrato dentro di noi e non a spasso per le strade di una qualche città?

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