“Chi vive sperando…

…muore cagando” – Lorusso, isoletta dell’Egeo che non conta un cazzo, 1941.

Una delle mie citazioni preferite da uno dei miei film preferiti, Mediterraneo. Fuga più o meno voluta dalla realtà, ritorno a casa più o meno forzato, impossibilità di rientrare nei ranghi, nuova fuga. E poi va avanti, avanti, avanti… La storia della mia vita.

Oltre che traslocatrice seriale, come già specificato precedentemente, sono anche un’inguaribile, romantica sognatrice. Pessimista, ma pur sempre sognatrice. E prima accetterò questo fatto, prima forse riuscirò a smettere i panni dell’eterna cinica e disillusa, e imparerò a saltare di più nel vuoto.

Prima però bisogna tornare in forma. Le ultime 3 settimane sono durate come 3 mesi, nessuna cellula del mio corpo ha fatto quello che doveva fare, e mi sono ritrovata salma ambulante sull’orlo di una crisi di nervi. Star male quando si è lontani da casa è sempre un’esperienza traumatica, perché in fin dei conti vorremmo sempre accanto a noi una mamma o una nonna, o anche un papà, per farci compagnia e prendersi cura di noi. Aver per le mani troppo tempo, abbinato al disagio fisico e al fatto di essere in solitaria, provoca grave disagio mentale. A parte la paura di morire di una banale influenza o infezione (cercare i propri mali su Google equivale a diagnosticarsi senza dubbio qualche malattia terminale, è risaputo), si accavallano pensieri orribili di solitudine eterna, si tirano le somme su un terzo di vita reputato fallimentare e si gettano le basi per ulteriore pessimismo e fastidio sul futuro.
Poi, come per magia, pian piano il corpo reagisce, e si riprende la strada del ritorno nel mondo dei vivi. Si scopre che il mondo ha continuato tranquillamente a girare senza di noi, anche se gli amici e i colleghi si sono preoccupati di sapere come stavamo e come mai eravamo spariti dalla circolazione.
C’è chi poi, beatamente agli antipodi, ignorava un po’ tutto quanto, e continua a farlo senza colpo ferire. Io le invidio le persone che non si rendono conto di quello che fanno, e che navigano tranquillamente lungo il fiume della vita senza accorgersi che magari la loro barchetta sta speronando qualcuno, o facendo affondare qualcun altro.

Onestamente, spero che un giorno anche io sarò così. Anche se temo che andrà a finire come pronosticato da Lorusso.

 

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