Dell’ovvietà, e altre inutili perdite di tempo

Perdere tempo su cose ovvie mi infastidisce molto. Non che io abbia chissà quali missioni per conto di Dio da compiere sulla Terra, ma quando mi si portano via ore di vita per futili motivi mi innervosisco.
E per quanto riguarda l’inutilità, il mondo anglosassone non ha rivali. Nella loro continua ricerca della paraculata perfetta, sono in grado di inventarsi iniziative che mettono a disagio nella loro stupidità.
Non è la prima volta che mi capita di trovarmi in una stanza piena di persone adulte che si scambiano riflessioni talmente ovvie da farmi seriamente sospettare che stiano scherzando. Salvo poi vederli che annuiscono tra di loro, magari aggiungendo il classico “good point”. Ma good point de che?? Ci vuole una persona incaricata con tanto di slide per aiutarci a riflettere sulle cose più ovvie?
Ricordo all’università in Australia, io e un amico italiano, nella stessa classe, ci prestiamo alla solita farsa della discussione di gruppo. Abbiamo una domanda sulla quale riflettere, una domanda con una risposta precisa nei materiali di lettura, che noi andiamo prontamente a citare. Ed ecco la magia: gente che annuisce, ci osserva ammirata e ci dice “good point”. Io e lui ci guardiamo allibiti, puntiamo il dito esattamente sul paragrafo che abbiamo citato, e ci diciamo in contemporanea: “Ma… è scritto qui! QUI!”.
E’ una roba alla quale non mi abituerò mai.

L’altra principesca perdita di tempo alla quale sono condannata è la modulistica. Se in teoria la segreteria dovrebbe occuparsi di supportare il lavoro di chi fa cose serie (tipo i ricercatori), la realtà è che – per giustificarsi – la suddetta si spertica nella creazione di complicate (ed ovviamente inutili – ovvio e inutile) procedure che la vita non fanno altro che complicartela. Avendo lavorato da entrambi i lati della barricata, faccio del mio meglio per venire incontro ai colleghi e limitare i danni, ma inciampo sempre in qualche ostacolo. Moduli che non si possono aggirare; moduli respinti da uffici competenti con staff incompetente (non in grado di pensare al di fuori del modulo stesso); moduli inutili richiesti da “uffici rivali”. Sì, niente di meglio di una bella faida interna con colleghi che non capiscono che lavoriamo per lo stesso posto, anche se siamo in due edifici diversi.

Ma perché? Perché il mio tempo deve essere perso a districarmi in queste cazzate? Perché queste cazzate vengono ritenute importanti?

Detto ciò, devo però confessare che di inutili perdite di tempo e ovvietà sono campionessa mondiale anche io. Accetto ovviamente (!) le mie perché me le scelgo io. Scelgo io di dedicare inutile tempo alle persone sbagliate; io scelgo di impuntarmi anche se so bene che non andrà come vorrei. Io coltivo inutili speranze (vedi post precedente).

Io critico l’inutile ovvietà, e per prima perdo tempo inutilmente. Ovviamente lo so. Ovviamente saperlo è inutile.

 

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