Ruderi

Ho sempre pensato che avrei dovuto fare l’archeologa. L’ho in effetti anche sempre sognato, ma all’archeologia ho preferito un corso di laurea che mi avrebbe dato un lavoro (!). Ah, scienze della comunicazione. Che fregatura ho preso, ma non mi ci soffermo ora. Per confermare qual’era la mia vera vocazione, al primo anno ho dato un esame di archeologia e storia dell’arte romana, splendidamente scollegato da qualunque logica del mio corso di laurea. Ad oggi, sicuramente nella top 5 dei corsi seguiti.

Non faccio mistero del fatto che vivo molto più proiettata sul passato che sul futuro. Le nuove tecnologie sono interessanti, per esempio, ma sinceramente preferisco scoprire come viveva un abitante di Santorini alla vigilia dell’eruzione/terremoto che cancellò la sua civiltà, piuttosto che informarmi sull’ultimo iPhone. E regolarmente mi soffermo a pensare a come sia possibile che da un passato glorioso come quello pre-medievale siamo arrivati alla stupidità odierna. Ma anche questa è un’altra storia.

Qualche giorno fa, sono riuscita a coronare il sogno di visitare Pompei. Ho costretto un’amica che abita lì vicino a portarmici. Ero su di giri come un bambino che va a Disneyland. Tutto per vedere una landa di pietre e muri caduti, viva solo perché la visitano milioni di turisti ogni anno. I ragazzini condannati ad andarci in gita scolastica la detestano. Io avrei pagato oro per andare a Pompei invece che a Berlino in quinta superiore. Andando a spasso sul selciato non riuscivo a capacitarmi di essere a passeggio non in una città “fondata dai romani”, ma in una vera città romana. Non un parco giochi, non il set di un film, ma una autentica città, tutta intera, sepolta così com’era per quasi duemila anni. Trovo tragicamente affascinante la sua storia, e camminando tra le sue rovine non potevo fare a meno di immaginare le insule intatte, le taverne piene, le strade affollate. La vita che procedeva tranquilla finché – tac – tutto si è spento.

Mentre tornavo in treno, attraversando le campagne dell’Italia centrale, mi sono resa conto che gli stessi pensieri mi passano per la testa guardando i ruderi. In Italia ne abbiamo tantissimi, spesso comodamente collocati sulle strade principali o lungo le linee ferroviarie, a punteggiare le campagne. Mentre, ad esempio per Pompei, sappiamo più o meno esattamente cos’è successo, i ruderi restano avvolti nel mistero: chi abitava in quella grande casa di campagna col tetto crollato? Perché i suoi inquilini se ne sono andati? E dove? Dove hanno portato le cose? Avranno lasciato qualcosa indietro?

Credo che, alla base di questa curiosità, sia una latente angoscia legata allo svanire nel nulla. Arriverà un giorno, chissà quando, in cui anche la mia casa diventerà uno di quei ruderi? O resterà in piedi? E le mie cianfrusaglie?

 

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