Che rumore fa la felicità? (Parte 2: fallimento o successo?)

In un post di ormai più di due mesi fa, dichiaravo di volermi impegnare ad essere felice ogni giorno, anche solo per una piccola cosa, per 100 giorni. Mi ero allegramente unita alla brigata di persone che stanno seguendo il progetto 100 Happy Days, per sfidare il mio innato pessimismo e cercare, almeno per 100 giorni (che comunque non sono pochi), di vedere il famoso bicchiere mezzo pieno.

Oggi devo ufficialmente constatare il fallimento. Sono arrivata quasi al giro di boa, ma poi ho combinato un casino che per qualche giorno mi ha reso tutt’altro che felice. E sì che, ripensandoci ora, sono stata veramente una scema a mollare così. Ci sono state dozzine di motivi per essere felici nonostante il mio pasticcio. Per prima cosa, ci ho messo sopra una piccola e temporanea pezza, e poi me ne sono partita per un breve viaggio stupendo con un amico che non vedevo da tanto. Una piccola fuga che mi ha reso davvero felice, e che mi ha dato modo di staccare, scollegare cuore e cervello e riorganizzare i miei schemi. Al ritorno, ho finito di cucire la pezza, e l’ho fatto con una facilità tale che mi ha sorpreso. Se non è un buon motivo per essere felici…

Riflettendoci ora, essere felici non dovrebbe essere così difficile. E questa sfida, anche se non completata, mi ha dato modo di rendermi conto che veramente dovrebbe bastare poco per essere felici, anche solo per qualche attimo. Vedere qualche amico, un pensiero gentile da parte di un collega (e per fortuna da questo punto di vista non mi posso lamentare), vedere un bel film, scoprire musica nuova che tocca le corde del cuore (cosa che sto facendo ora grazie al nuovo film di Zach Braff che sta per uscire, e che ho contribuito a finanziare!), ridere fino a piangere… e piangere.

Sì, piangere. Ci pensavo poco fa. Dopo un paio di giorni di alti e bassi, durante i quali, complice anche certa musica che ho deciso di parcheggiarmi nelle orecchie, mi sono ritrovata con la lacrima facile, ho fatto una piccola riflessione: piangere vuol dire provare dei sentimenti, e questa è una cosa per la quale essere felici, anche se a volte significa soffrire. Me lo ricordo ogni tanto, quando sto per convincermi di avere un cuore di pietra.

Sta a vedere che in realtà il progetto non l’ho fallito?