Amorecane

Esordisco scusandomi con Massimo Gramellini, al quale ho rubato il titolo di un Buongiorno per trasformarlo in quello di questo mio post. Ma la parola mi piaceva, ed è un buon riassunto dei miei pensieri negli ultimi giorni.

Sono giorni molto difficili, questi. L’inizio di anno è stato un completo disastro, e faccio fatica a risalire la china (lo dimostra anche il fatto che da giorni provo a scrivere, e non riesco). In una situazione come questa, mi manca tanto – ma proprio tanto tanto – il mio cagnone. Come ho già scritto qui, lui in qualche modo mi ha già salvato, almeno una volta. Ero tornata dall’Australia, a casa cercavo lavoro e non trovavo nulla. Le mie uniche distrazioni dall’invio costante di CV erano le passeggiate con lui in giro per la campagna dietro casa. Mi mettevo le scarpe da ginnastica, gli mettevo il guinzaglio, e per un’oretta lui impazziva dietro gli odori e sgambettava nell’erba alta, e io non pensavo a nulla. Senza di lui credo che sarei finita in terapia. In qualche modo lui mi tranquillizzava e mi restituiva un po’ di ottimismo, con la sua semplicità e il suo amore incondizionato.

Qualche tempo fa, ero a casa, e ho avuto un momento di sconforto per motivi che non starò a sviscerare qui. Ero a casa da sola, in cucina, solo con lui. Ho cominciato a piangere, ma di quei pianti a singhiozzo, di quelli che ti tolgono il respiro. Lui mi è venuto vicino perché ha capito che non stavo bene. Mi è bastato abbracciarlo e già stavo meglio. I cani non parlano, purtroppo (e dico purtroppo perché resto convinta del fatto che avrebbero cose molto più interessanti da dire di certi umani), ma nonostante ciò, o forse proprio per questo, sanno darti tutto il supporto che ti serve. Ti capiscono senza bisogno di parole, e non hanno bisogno di dirti che per te ci sono sempre. Anche se non ti conoscono.

Più o meno una settimana fa sono stata travolta da un piccolo smottamento di merda (per dirla in maniera poetica). Totalmente inaspettato, e dunque terribile. Ho adottato la mia reazione classica: ho alzato attorno a me un gigantesco muro impenetrabile, sono sparita dai radar, mi sono fatta vedere e sentire il meno possibile. Il ché è comunque abbastanza complicato, dovendo andare a lavorare e interagire con della gente, che sicuramente si è domandata che accidenti di problema avessi.
Mi fermavo a pensare e mi si gonfiavano gli occhi di lacrime. Poi tornavo a casa e li sgonfiavo. Sapete a cosa pensavo, quando finalmente uscivo dall’ufficio? A parte ovviamente rivivere le scene che mi avevano portato lì, riflettendo sul fatto che non c’è soluzione, pensavo al mio cane. Pensavo a quanto avrei dato per poterlo avere lì con me, e non dirgli niente, e accarezzargli la testa e sprofondare nel suo amore.
Sapere che lui c’è e mi aspetta a casa, ed è sempre la persona (beh, sì, per me è una persona) che è più felice di vedermi mi tira sempre un po’ su di morale.
Senza vergogna dichiaro che è lui quello che mi manca di più quando sono lontana da casa. La famiglia e gli amici si sentono su Skype, via messaggio, su FB. Io non posso mandare al mio cane dei messaggi su whatsapp (quanto sarebbe bello?!), e le poche volte che ho provato a “parlarci” su Skype è stato un fallimento. Lui è per il “qui e ora”, e quando ci penso mi rendo conto di quanto mi sto perdendo ad essere lontana. I cani restano con noi per così poco… Ogni minuto è prezioso.

Cosa accidenti ci faccio qui? Perché non sono sul divano con accanto colui che mi ama per quello che sono, senza curarsi del mio aspetto, del mio carattere, del mio successo, delle mie idee politiche e/o religiose?
Comincio a pensare di essere un po’ scema.

Buoni propositi, nuovi inizi, vecchie storie

Trovo interessante la maniera tutta umana di scandire il tempo. Minuti, ore, giorni, settimane, mesi, anni. Gli animali, che per certi versi trovo molto più intelligenti e in gamba degli esseri umani, non hanno un concetto simile dello scorrere del tempo: certo, comprendono l’alternarsi del giorno e della notte, e ovviamente delle stagioni, ma il loro tempo scorre fluido.

“Time is irrelevant, it’s not linear” canta Bono in un suo pezzo.

Comprendo la necessita’ di scandire il tempo per i brevi periodi: la giornata o la settimana lavorativa, per esempio, ci aiutano ad organizzare le nostre attività, e la nostra vita nei suoi aspetti più pratici. Sono meno convinta invece dell’utilità dello scandire il tempo sui lunghi periodi, e per organizzare noi stessi nel profondo.
Mi spiego: per un’azienda, per esempio, e’ fondamentale stabilire periodicamente obiettivi – annuali o pluriennali – e pianificare di conseguenza le proprie attività. Periodicamente, se ne va a verificare il raggiungimento (o il progresso fatto per il loro raggiungimento) tramite l’analisi di risultati misurabili. Dobbiamo vendere 100 entro la fine dell’anno, abbiamo venduto 10 a fine gennaio, stiamo procedendo bene.

Come si fa a verificare un buon proposito per il nuovo anno? A meno che questo non sia, ad esempio, “allenarsi per una maratona”, “smettere di fumare entro il mese x”, “mangiare frutta tutti i giorni”?

Nel corso degli anni, ho sentito un sacco di buoni propositi talmente vaghi e qualunquisti da farmi chiedere perché chi li ha elaborati ci abbia perso del tempo.
Buoni propositi per il nuovo anno io non ne ho mai fatti. Forse quelli più verificabili (come gli esempi che ho portato sopra) possono avere un senso, ma quelli vaghi tipo “essere una persona migliore”, “essere felice”, “sorridere di più”… Ma veramente serve un nuovo anno per cambiare in questo senso? Se giungi al 31 dicembre con questo proposito in mente, vuol dire che hai avuto del tempo per pensarci. Devi aspettare capodanno per cominciare a muoverti?
Puoi fare il coglione per 12 mesi, te ne rendi ben conto e stabilisci che dall’anno nuovo basta, ma fino al 31 dicembre continui impunito e protetto dal tuo alibi “ah ma l’anno prossimo si cambia registro”.
Non sarebbe forse meglio se, giunti ad un certo punto della vita in cui ci rendiamo conto che qualcosa va aggiustato, lo facessimo indipendentemente dalla data? Si potrà cambiare anche il 4 febbraio, o il 28 aprile, o il 3 novembre?

[Per spunti interessanti su buoni propositi effettivamente realizzabili, rimando a questo articolo di Internazionale. L’ultimo proposito fa parte della categoria di quelli che mi infastidiscono. Ma con piacere affermo che sto già provando a comportarmi come suggerito, e non dal 1 gennaio. Non saprei dire quando ho cominciato, ma posso confermare che e’ molto appagante.]