100 Happy Days – Settimana 2

Riassuntini felici della settimana appena trascorsa.

 

17/08/2015: “La vita è un palcoscenico e noi siamo i tuoi fan adoranti, Miss B!”. Uno cerca di essere scoglionato, e poi un’amica buona che più buona non si può ti manda un messaggio del genere. E ti strappa un sorriso.

18/08/2015: oggi ho fatto il primo vero passo per rimettere in sesto la mia vita. Non bisogna mai aver paura di chiedere aiuto.

19/08/2015: ben due momenti di felicità, oggi! L’amica buona dell’altro giorno, che ha preparato i flapjack e li ha portati in ufficio, e ha regalato a me e ad un altro paio di adepti del “tea break club” una gustosa pausa dal (non) lavoro. E poi son tornata a casa e ho trovato nella buchetta delle lettere una cartolina dalla Croazia. Me l’hanno mandata le Funne, anziane protagoniste di una deliziosa campagna di crowdfunding per raccogliere fondi sufficienti a coprire i costi della loro prima vacanza al mare. All’epoca di whatsapp, ricevere posta vera è quasi emozionante.

20/08/2015: altra posta! Abe non delude mai con le sue cartoline demenziali. Ho anche preso un te con la causa di tutti i miei mali, ed è andata anche abbastanza bene. Poi però gli ho dovuto dire delle cose, ed è andata meno bene. Ma la mia assenza di reazioni violente forse è un segnale positivo.

21/08/2015: lo scrivo prima ancora che la giornata sia finita. Sto andando in gita a Cardiff! A trovare una mia amica che purtroppo vedo e sento poco spesso. Andar fuori dalle palle per un paio di giorni è sempre una bella idea.

22/08/2015: il papà della mia amica tiene dietro alla casa di amici di famiglia, poco fuori Cardiff. Dico casa, ma in realtà è un’enorme fattoria riconvertita in abitazione di lusso. Abbiamo passato il sabato sera lì, mangiando e bevendo in compagnia. E’ bello quando un perfetto sconosciuto ti accoglie in casa sua come se fossi un’amica di famiglia. E la mia stanza aveva il letto più comodo su cui io abbia mai dormito in tutta la mia vita.

23/08/2015: mentre bevevo un te col papà della mia amica, in attesa che lei e il moroso si svegliassero, mi sono ricordata di una cosa importante: la mia vita non fa assolutamente schifo. Certo, il paese in cui vivo non incoraggia il buon umore, e la mia qualità di vita è abbastanza deludente, ma è bene ricordarsi che ho conosciuto persone fantastiche. Quando sei incazzato con un soggetto in particolare, è molto semplice perdere il filo e dimenticarsi di tutti gli altri che ancora fanno parte della tua vita e la rendono migliore. E poi Cardiff mi ha svegliata col diluvio ma mi ha salutato con una cascata di raggi di sole. Mica male.

Impressioni di settembre (ad agosto)

Settembre mi ha sempre messo un po’ di ansia mista a malinconia ed entusiasmo. Nell’emisfero nord, settembre è un altro gennaio: è il ritorno dalle vacanze, il ritorno a scuola. E’ quando ricominciano corsi e attività. A casa ci sarebbe odore di vendemmia e quella luce nel cielo che annuncia l’autunno.

Qui sull’isola, se ci si basasse solo sul meteo, saremmo già arrivati a fine ottobre. Le giornate si stanno accorciando vistosamente, e il grigio le fa sembrare ancor più brevi.
L’altra sera sono uscita poco dopo le otto. Il sole era già tramontato, pioveva. Mi sono guardata attorno e ho visto quella luce, quel preambolo di autunno. Mi ha portato la malinconia dei ricordi dell’autunno scorso, di un anno andato decisamente meglio di questo. Ma quella luce mi ha anche ricordato che settembre è alle porte, e allora bisogna ricominciare. Non la scuola, non il corso di francese.
Bisogna ricominciare un po’ a vivere meglio.

Che rumore fa la felicità? (Parte 3: ricominciamo)

In un post datato luglio 2014, annunciavo il fallimento del progetto 100 Happy Days, la sfida personale a trovare ogni giorno, per 100 giorni, un motivo per essere felici. Avevo interrotto la missione perché mi era capitato un piccolo casino, che poi avevo più o meno brillantemente risolto. Ma la voglia, l’interesse, se n’erano andati. Forse allora credevo di essere felice senza bisogno di ricordarmelo. O forse avevo mollato perché alla fine restavo (resto?) convinta che non si può essere felici. Gira che ti rigira, anche se il 71% dei partecipanti (stando alle stime del sito ufficiale) dichiara di aver mollato per mancanza di tempo, io so bene di aver mollato perché non ero motivata.

Perché ho deciso di riprendere in mano la sfida? Perché questi ultimi mesi della mia vita sono stati uno schifo assoluto. E, se da un lato ho capito di aver bisogno di aiuto a livello un po’ più professionale di una chiacchierata tra amici, dall’altro è anche ora che mi dia da fare da sola per tirarmi fuori da questo enorme buco in cui mi sono ficcata (o nel quale qualcuno mi ha ficcata, poi io ho continuato a scavare per andare più giù che potevo).

E quindi ci riprovo. Per non spammare, farò un post settimanale che raccoglie i momenti felici dei 7 giorni. E/o eventuali riflessioni ad essi (o alla mancanza di essi) legate. La mia storia inizia giovedì 13 agosto 2015. In bocca al lupo a me.

  • 13/08/2015: oggi capo mi ha portato un mango. E’ un po’ un suo classico, quando li trova in offerta me ne porta uno in dono. Non lo faceva da un po’, e la tempistica è stata eccezionale, dato che avevo trascorso una serata di merda e la giornata non stava andando per niente bene. Un mango è un gustoso motivo per essere felici.
  • 14/08/2015: qui devo dire di aver fatto molta fatica. Mettiamola così: in un periodo di forte stanchezza fisica e mentale, riuscire finalmente ad addormentarmi senza aiuto di valeriana è stato positivo.
  • 15/08/2015: ci sarebbero stati i presupposti per incazzarsi. L’amica, per la quale avevi tenuto libero il sabato, ti tira il pacco. Ma tu conosci i tuoi polli, e dal cielo è piovuta l’offerta di una birretta in compagnia. Il pacco era telefonato, e alla fine hai tirato fuori una bella serata con gente divertente. Ridere, di questi tempi, è essenziale.
  • 16/08/2015: ecco, qui ho fatto MOLTA fatica. L’amica del pacco mi ha trascinata fuori a tradimento con lo stronzo alla radice di tutti i miei problemi attuali. E’ stato un autentico disastro. Ritrovarsi paralizzati, non in grado di proferire verbo con una persona che, fino a qualche mese fa, era uno dei tuoi migliori amici è molto doloroso e frustrante. Non fa bene a nessuno. Ma ci si prova, a trovare un aspetto positivo. In questa brutta giornata, ha le sembianze di una coppia di amici che non vedevo da un po’. Due persone simpatiche e buone, che mi hanno strappato qualche parola e sorriso in un pomeriggio in cui avrei voluto solo scomparire dalla faccia della terra.

Pinguini e vita moderna

Ultimamente ho eletto il pinguino a mio animale guida. Pensiamoci: il pinguino è la metafora perfetta di chi si sente costantemente fuori luogo. Pacioso, rotondetto, cammina goffo sui ghiacci e sembra un po’ uno sfigatello, almeno fino a quando non si tuffa in acqua, e allora ecco che sfreccia veloce, coordinato, elegante. Bellissimo.

Gli adolescenti sono pinguini sulla terraferma. Poi succede che alcuni restano tali, oppure trovano pochi specchi d’acqua per dar mostra delle loro competenze natatorie. Eccomi, io sono uno di questi qui. E sono particolarmente abile nel trovare situazioni in cui infilarmi restando invischiata, goffa pinguina senza via d’uscita.

Ma forse non sapete che (come ci insegna Wikipedia): Camminano lentamente dondolandosi. Questi animali hanno un’andatura molto buffa e solo sulle discese ghiacciate raggiungono notevoli velocità, lanciandosi in lunghe scivolate sulla pancia. Con quell’andatura sembrano docili, ma sanno essere molto coraggiosi. Per difendere il compagno o i propri piccoli possono tirare beccate molto forti.
Io compagno o piccoli non ne ho, ma le beccate forti le tiro eccome. Soprattutto quando mi fregano lo specchio d’acqua per nuotare veloce.

Ultimamente sono stato coraggioso pinguino incazzato che beccava forte su terraferma. Spero di potermi presto tuffare e far vedere quanto sono leggiadra ed elegante.

Nell’attesa, guardo loro.

Penguins