Del perdono e altre diavolerie della coscienza

Ultimamente mi trovo davanti a spunti di riflessione che mi stanno dando un po’ da fare, relativamente alla gatta da pelare che ho per le mani da qualche mese.

Scuse. Perdono.

rO, in maniera provvidenziale, nel suo ultimo post rimanda a qualcosa che scrisse un paio di anni fa, dove cita l’ultima lezione del professore di informatica Randy Pausch. Estrapolando da essa il seguente passaggio:
Una buona scusa è formata da tre parti:
1. Mi dispiace
2. Era colpa mia
3. Cosa posso fare per rimediare?

Quello là si è scusato? Non ne sono ancora del tutto sicura. Se vado a ritroso, cosa che peraltro preferisco non fare, mi vengono in mente sue accuse e lamentele per i miei comportamenti bizzarri. Segue poi il punto 3 (“voglio sistemare le cose, cosa devo fare?”), che però non veniva dopo i punti 1 e 2. E poi sembrava piuttosto una richiesta di aiuto, un modo per dire che non capiva bene quale fosse l’inghippo e che dovevo dirgli io cosa fare. Abbiamo parlato, si è detto dispiaciuto, ma ogni volta appoggiava una piccola accusa, un dire “OK, io sono stato uno stronzo, però tu ti stai comportando troppo male e dovrebbe già esserti passata”. Grande classico del victim blaming, in senso figurato.
Non ho dubbi sul fatto che sia sinceramente dispiaciuto per come sono andate/stanno andando le cose, ma nutro perplessità sul fatto che abbia davvero capito il nocciolo della questione. Soprattutto gli sfugge un dettaglio: essersi scusato non gli garantisce un perdono automatico, tanto meno un ritorno al rapporto che avevamo prima. E le cose si possono spiegare innumerevoli volte, ma se uno non ci arriva (o non ci vuole arrivare)…

Perdono.

Nelle ultime due sessioni, la mia ipnotizzatrice ha cercato di inserire nel mio subconscio questo concetto. Non ricordo sempre tutto quello che dice, soprattutto dal momento che ultimamente ho imparato meglio ad entrare in quella che dovrebbe essere una sorta di trance, ma questa cosa la ricordo.
Se qualcuno ti ha ferito, questo è il momento di perdonare questa/e persona/e.
Ovviamente, conoscendo la storia, sappiamo tutti a chi si riferisce.

Il perdono è una cosa molto bella, ed è forse l’unica maniera di sganciarsi in maniera definitiva dal passato, voltare pagina e andare avanti. Ma poi, in termini pratici, cosa vuol dire? Credo/temo che lui si aspetti questo: essere perdonato e tornare al rapporto che avevamo prima. E allora, ritornando a quanto detto sopra, scusarsi non garantisce un perdono automatico, ma un eventuale perdono non significa un ritorno alle origini. Che menata!

Sono troppo cattiva, o semplicemente dovrei trovarmi amici migliori?

Ai posteri l’ardua sentenza.

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