Piccoli miracoli crescono

Quest’anno di merda sta giungendo al termine, e ieri, a parte una scenata inutile di una persona che dovrebbe darsi una bella calmata, è stata una bella giornata.

Ho rivisto un amico che non vedevo da un po’, ed ero con lui quando ha ricevuto una notizia importante che stava aspettando (ma che non si aspettava di ricevere proprio ieri). Un referto medico, una cosa che ti può davvero cambiare la giornata, nonché la vita, in meglio o in peggio.
Avevo paura. Non ero nemmeno del tutto sicura di voler essere lì in quel momento, perché io non sono brava a consolare le persone se le cose vanno male. Perché se le cose vanno male mi faccio prendere dal panico anche io.

Tutto invariato, tutto come prima. Nessun peggioramento. Un gigantesco sospiro di sollievo. Un abbraccio. La richiesta di presenziare ad ogni prossimo esame futuro perché ho dimostrato il mio valore come talismano antisfiga (follia!).

Ho fatto il mio piccolo miracolo e ne sono felice.

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Natale sotto spirito

E’ il 22 dicembre, e io sono stata a malapena sfiorata dallo spirito del Natale. Non si tratta del cinismo classico da “fa tutto schifo, cosa c’è da festeggiare” o boiate annesse e connesse. Semplicemente l’entusiasmo sta a zero. Sarà che buona parte dei regali li avevo presi in Australia ben prima di dicembre, e che quindi lo shopping natalizio propriamente detto è stato quasi inesistente. Sarà che poi in fin dei conti lo shopping natalizio lo rifuggo, e ormai preferisco regalare esperienze piuttosto che cose (ma questa è un’altra storia).
Sarà che è stato un anno talmente difficile che il Natale mi sembra solo un ultimo ostacolo che si frappone tra me e il nuovo inizio.
Sarà che il Natale scorso è stato molto diverso, più bello sotto tanti aspetti. E allora forse faccio finta che non ci sia nessun Natale, quest’anno.

Oggi, in un impeto di follia, ho fatto l’albero di Natale in ufficio. Con i guanti da laboratorio gonfiati a mo’ di palloncini e decorazioni fatte a mano. Mi ha occupato la giornata ed è venuto pure carino. Ma tanto non c’era praticamente nessuno a vederlo. Avrei potuto farlo prima, ma è anche vero che nessuno ha mosso un dito per decorare l’ufficio. Sarà anche per quello che non avverto vibrazioni natalizie.

A casa non si è fatto nulla. Ci ignoriamo vicendevolmente e ignoriamo le feste. L’anno scorso era stato messo in piedi un albero, c’era anche qualche regalo sotto. Avevo fatto i biscotti. Quest’anno ho fatto solo valigie, e il risultato è la decorazione qui in foto:

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Ogni bottiglia un posto diverso, ogni bottiglia un viaggio che mi ha tenuto a galla e mi ha fatto arrivare a vedere quasi il traguardo.

Quest’anno lo spirito del Natale lo metto sotto spirito. L’anno prossimo, spero, sarà pronto da gustare.

La casa è dov’è il cuore

I lettori più attenti (!) avranno notato che qualche settimana fa sono stata in Australia. Beh, più che qualche settimana ormai mi sembra che sia passato qualche secolo, ma non è questo il punto.
I lettori ancora più attenti (!!) avranno anche notato/dedotto che in Australia ci ero già stata, in passato, trascorrendovi parecchio tempo. L’ho adorata come mai nessun posto al mondo, e a posteriori ritengo di averla lasciata al momento giusto, quando stava cominciando a perdere quell’aura di magia che l’aveva resa speciale. E’ stato un po’ come quando si dice che è meglio che uno sportivo molli quando è ancora all’apice, per chiudere la carriera da campione e lasciare un bel ricordo. Ho fatto i bagagli quando ancora amavo quella terra, sapevo che era ora di andarsene e volevo partire con la nostalgia. Mi sono maledetta per mesi, ma sapevo che, sotto sotto, era giusto così.

Quando sono tornata, a novembre, erano passati oltre 3 anni dalla mia partenza. Da quando mi ero alzata per riempirmi gli occhi di un’alba invernale a Coogee, e avevo salutato il mio chauffeur personale Danny e il sempre sorprendente Justin che era venuto apposta all’aeroporto perché sapeva che c’era una vetrata attraverso la quale i passeggeri potevano salutare famigliari e amici che restavano a terra.

Tornare in un luogo che un tempo è stato casa è strano.
A Perth ero già stata varie volte, e la conoscevo, ma ero sempre stata una turista. Aveva semplicemente l’aria familiare di un posto visto in precedenza.
Port Lincoln è stata una novità, e uno stop solo a fini pratici.
Phillip Island è stata una piacevole sorpresa, nonostante il freddo. Tanta natura, tanti animali, tanto relax.

Sydney… Beh, Sydney è casa. Quando il bellissimo pilota che sedeva accanto a me sul volo da Melbourne mi chiese: “Stai tornando a casa?”,  gli risposi che sì, in un certo senso era proprio così.
Mentre l’aereo scendeva ho visto luoghi familiari. Il palazzone brutto della mia università, e poi la spiaggia di La Perouse. E quella skyline che conoscevo bene.

Forse quello che più è strano è tornare da turista nella tua vecchia casa. Sapevo come muovermi ma al contempo avevo ovviamente dimenticato alcune cose, tipo le posizioni di certe fermate degli autobus, o i miei piatti preferiti in alcuni ristoranti che frequentavo spesso (quale orrore essersi dimenticati degli involtini di manzo e asparagi con maionese wasabi! Ne avrei mangiati a quintali). Tante cose sono cambiate, tanti palazzi nuovi, e le stazioni dei treni in centro tutte rinnovate (con grande confusione mia, che mi ci sono addirittura persa in un paio di occasioni). Tanto di nuovo, ma anche tanto di familiare.
Quando, scesa dal 353, mi si è aperto davanti agli occhi l’oceano a Maroubra, in un attimo sono tornata ai pomeriggi nei quali fingevo di studiare, e alle giornate di sole passate a leggere, o a guardare le onde (e chi le cavalcava), e alle passeggiate che mi schiarivano la mente e mi calmavano i pensieri. Quanto bisogno avevo di respirare l’aria di mare, di quel mare, dopo mesi di buio. E quanto bene mi ha fatto.

Che cosa bella e bizzarra rivedere gli amici che non vedevo da tanto, che magari sento pochissimo, e provare la sensazione di non esser mai andati via.

Ritrovare questa vista:

Milsons Point

Sentirsi a casa. Essere a casa.

Universo, parlami!

Ultimamente sto notando alcuni messaggi neanche tanto subliminali che forse mi stanno indicando un percorso da seguire.

Oroscopo di Simon and the Stars 25-27 Novembre:
Luna Piena che punta il proprio riflettore sulla necessità di tagliare rami secchi e di stabilire confini più marcati con gli altri. Per alcuni può trattarsi di pretendere con maggiore determinazione ciò che gli spetta e di rimandare al mittente ciò che non gli spetta. Potresti avvertire il bisogno di mettere le cose in chiaro, di fare accordi più “equi” con gli altri, smettendola di dare più di quanto ricevi.

Oroscopo di Rob Brezsny 26 Novembre – 2 Dicembre:
Ho idea che da qualche tempo il tuo corpo sia più sano e forte del solito. È così? Se è vero, cerca di capire perché. Ti sei preso più cura di te stesso? Hai approfittato di qualche fortunata conquista o novità inaspettata? Introduci queste nuove tendenze in modo permanente nella tua routine quotidiana. La stessa cosa vale per il tuo benessere psicofisico. Anche quello ultimamente sembra più forte. Perché? Hai forse cambiato atteggiamento e riesci a provare più emozioni positive? Per caso è successo qualcosa che ha scatenato un’inattesa ondata di speranza? Introduci anche queste nuove tendenze in modo permanente nella tua routine quotidiana.

Pagina Facebook di DeeJay Chiama Italia – 27 Novembre:
La luna piena che abbiamo visto in cielo la notte del 25 novembre era l’ultima prima del solstizio invernale.
Una credenza pagana racconta che questo evento segnala la fine di un anno di preoccupazioni e il momento giusto per decidere di lasciarseli alle spalle.
E’ un tempo di riflessione su quello che è stato e di rilancio su quello che sarà nei dodici mesi a venire.
Che cosa vorreste buttar via del 2015?

Ecco. Martedì sono tornata alla seduta di ipnosi. Ovviamente mentre ero via non potevo farla, ma non ne avevo nemmeno bisogno. Altrettanto ovviamente, nel momento in cui ho rimesso piede nella valle di lacrime, si sono ripresentate alcune preoccupazioni.
La santa donna che settimanalmente ascolta i miei deliri ha deciso che è ora di basta con la gestione del rapporto col p.d.m., e che il punto cruciale da risolvere è la mia autostima. Il campanello d’allarme è arrivato dal mio capo: alla verifica annuale della performance lavorativa (l’equivalente professionale del colloquio genitori-insegnanti), per la quale ero già pronta a confessare tutti i miei drammi personali adducendoli quali scuse per il mio scarso rendimento, mi sono sentita dire che ho lavorato molto bene quest’anno, e sono tutti entusiasti. Eh?! Evidentemente qualche dote di paraculo me la sono portata dietro dai tempi dell’università, oltre ad avere ottime capacità di utilizzo del pilota automatico.

Dicevamo: sono meglio di quello che penso, non sono cattiva come temo e dovrei smetterla di farmi pare preoccupandomi di uno che alla fine sto trattando ancora in modo decente quando invece non gli dovrei nulla (vedi alla voce “concerto”, e come ho implorato le mie amiche di essere gentili con lui di modo che tutti potessimo passare una bella serata – tutto questo quando avrei potuto semplicemente dirgli di prendere il suo biglietto e andarsene affanculo).

Si deduce infine che tutti i messaggi riportati sopra fanno parte di un piano del mio subconscio, coadiuvato da svariate voci esterne, che stanno cercando di farmi capire in ogni modo e maniera che la strada, per quanto dolorosa, è una sola.

 

100 Happy Days – Conclusioni

Sono arrivata in fondo. Considerando in che condizioni sono partita, non ci avrei proprio scommesso molto. Ma l’obiettivo, alla fine dei conti, era proprio quello: aiutarmi a tirarmi fuori dalla merda imparando ad apprezzare quelle piccole cose che sembrano insignificanti ma in un contesto un po’ scombussolato possono renderci felici. E’ un esercizio che mi è servito molto, insieme a vari altri interventi che ho attuato nella mia vita, e oggi posso dire di essere decisamente più felice di quanto non fossi 100 e passa giorni fa.

Anche se da ora in avanti non ho intenzione di tenere un mini-diario dettagliato come ho fatto per completare il progetto, credo di aver imparato ad osservare con più attenzione quello che succede, ad apprezzare piccole cose o piccoli gesti che potrebbero sembrare insignificanti ma in certe giornate possono fare la differenza.

C’è ancora molto da fare, tante cose da sistemare… Tante pratiche da archiviare. Il messaggio che sento più spesso negli ultimi giorni è “tagliare i rami secchi”. E’ forse l’ultimo passo da fare per voltare davvero pagina, e ovviamente il più difficile.
Intanto, per aiutarmi, ho optato per un gesto simbolico: ho gettato il vecchio calendario (nonostante l’anno non sia ancora finito) e ho già appeso quello nuovo, preso in Australia, e costellato di immagini stupende del mio piccolo paradiso. Speriamo mi sia di buon auspicio.

Love is a feeling
Buried with me in the yard
Gaze at the skyline
Under the ocean of stars
This is your slow dance
And this is your chance to transform
Lost to a moment
The moment you confront the storm

 
Soundrack: Editors – Ocean of Night