Cuori infranti, errori, fughe

A inizio settimana si è concluso quello che spero sia l’ultimo capitolo dell’infinita saga del p.d.m. Sta durando talmente da tanto che ormai anche io, che sono un osso duro, mi sono stufata. E non smetterò mai di invidiare chi è capace di recidere di netto certi rapporti ormai tenuti in vita solo dalle macchine.

Non è che morissi dalla voglia di parlare, ma mi sembrava giusto farlo: avevo richiesto una pausa per un periodo di tempo, avevo detto che non era per sempre, e ritenevo doveroso, o quantomeno onesto, fare il punto della situazione. Avrei potuto far finta di niente, sparire nell’ombra. Puntare sul poco chiaro e sul non detto, ma poi mi sarei abbassata al suo livello. Il livello di uno che non ha aspettato un secondo per rilanciare le sue accuse classiche (“non ho più amici per colpa tua” – eh?), come se le sue scelte di vita le dettassi io, o gli avessi messo contro il dipartimento – e tutto ciò senza esserci e/o parlare di lui. Come direbbe Abatantuono: so maco.

Anche solo per questo ci tenevo al confronto. Che nella mia testa avevo immaginato in maniera ben precisa: ci sarà un bivio, e dovremo decidere se ritentare o mollare. Ed ero in cuor mio sicura che l’una o l’altra scelta sarebbero andate bene.

E invece non c’è stato un bel niente di definitivo. Come sempre, nel suo caso. Il solito disco rotto: se non diventi amica di lei, non potremo più vederci. Lei, stupendamente insicura, che teme un fantasma.
“Non capisce perché la eviti, pensa che tu faccia così perché ti ho spezzato il cuore”.
“Ma tu mi hai spezzato il cuore”.
Silenzio.
“Anche gli amici ti possono spezzare il cuore”.
Segue breve spiegazione di come funzionano le amicizie, e caduta delle mie braccia nel farlo. Non c’è speranza.

E quindi, alla fine, mi ci sono adeguata al suo livello di merda. Ho detto che certo, alla prossima occasione avrei interagito con questa incredibile frantumamaroni, sperando neanche troppo segretamente che qualcosa venga a prendermi prima che ciò accada.
Di conseguenza, ora si capisce anche meno di prima. Cosa si fa? Se non si trova l’occasione per sbloccare il livello “fidanzata cagacazzo” ci si continua ad ignorare come prima?
Me ne sono andata da quel tavolino ancora più scoraggiata e scoglionata di prima, amareggiata per aver fatto l’unica cosa che non avrei dovuto fare. Arrabbiata per questo stupido errore.

E poi, come per magia, mi sono imbattuta in questo post del blog di Linus, che conteneva una delle grandi perle di saggezza di Aldo Rock, che condivido qui. Soprattutto per ricordarmi di essere più buona con me stessa.

Caro Uomo,
come dice il “maestro”, “Non ci sono errori nella vita”.
Ogni errore è un destino, apre porte che altrimenti sarebbero rimaste chiuse.
Auguri
Aldo Rock

Buoni propositi, nuovi inizi, nuove storie

Due cose non mi piacciono del 1° gennaio: le feste di Capodanno e i buoni propositi.

Mi spiego meglio: del 31 dicembre/1° gennaio non amo l’ansia sul cosa fare, la festa col divertimento obbligatorio, i botti (da qualche parte ho letto che sarebbe una nostra tradizione!), le cene a prezzi triplicati per mangiare schifo… A Capodanno mi piace quello che ormai faccio da qualche anno: cena con pochi amici, tra cui il Capitano Morgan, dire cazzate fino a orari improbabili e ridere molto. L’anno scorso ho avuto un momento di sbandamento e ho abbandonato questo programma sicuro – ho pagato per tutto il resto dell’anno, ma stavolta non ho commesso di nuovo lo stesso errore. Può andare solo meglio.

Ma veniamo ai buoni propositi. L’idiota di turno, il mio migliore amico (!), quello che mi ha salutato con un abbraccio per Natale e quest’anno non si è neanche degnato di mandare un augurio, l’anno scorso mi disse che il suo buon proposito era fare la cosa giusta con le persone. 12 mesi dopo, gli facciamo i complimenti per il calibro della cagata che aveva sparato, e che in ogni caso mi era chiara dall’inizio. Del resto, come già da me commentato proprio allora, i buoni propositi di quel tipo li trovo appunto una cagata pazzesca. Perfetti per un parolaio provetto.

Però quest’anno qualche buon proposito ce l’ho anche io. Perché quando si inizia un nuovo capitolo della vita, e si cerca di scrollarsi di dosso le scorie del passato, darsi qualche piccolo obiettivo è una buona idea. No, non ho intenzione di promettere al mondo di diventare una persona stupenda. Ho idee molto più semplici:

  • Giocherellare di più con Instagram: la trovo una bella piattaforma per chi ama fare foto. Seguo bravissimi fotografi, bravi come io non sarò mai, ma vorrei riuscire a postare almeno una foto al giorno. Non necessariamente scattata quotidianamente, ma anche ripescata dal passato;
  • Cucinare: l’anno passato non avevo tempo né voglia né ispirazione alcuna a mettermi ai fornelli. Il mio obiettivo non è Masterchef, ma semplicemente spadellare un po’ di più per me;
  • Fare sport: l’anno scorso ho mollato tutto. Ho pagato 12 mesi di piscina andandoci zero volte. Non ne avevo la forza, non ne avevo voglia. Quest’anno l’obiettivo sarebbe anche solo una nuotata a settimana. Prevedendo di avere molto più tempo libero, si può fare;
  • Viaggiare: qualche giorno fa raccontavo ad un amico che in questi anni in Inghilterra non sono riuscita a risparmiare praticamente nulla, avendo dato tutti i miei sudati pounds a British Airways.
    “Hai fatto bene – mi ha detto lui – se ne hai la possibilità, fai bene a girare. Sono soldi spesi bene”. Credo che abbia ragione. L’anno scorso viaggiare era effettivamente una mia necessità. Quest’anno vorrei controllarmi un po’ di più, ma non rinunciare comunque a vedere almeno un posto nuovo. Viaggiare è una bellissima dipendenza;
  • Continuare con il reiki: me lo sono regalato per Natale, vorrei continuare a dedicare del tempo a questa cosa, che poi equivale a dire dedicare tempo di qualità a me.

Intanto oggi ho iniziato il processo di pulizia con un passo importante: lavare le tende di camera mia, incrostate credo almeno da un decennio di schifo. Si respira già meglio.

Buon anno a tutti!