L’eterno ritorno

Dopo 4 lunghi anni di attesa, sono tornata in Australia. Poco più di due settimane di pura gioia, che ovviamente sono volate via in un attimo.
Stando a sentire i colleghi di lavoro, pare che sia stata via almeno 6 mesi. E la cosa ha fatto il giro dei dipartimenti – sarà che sono stata l’unica nella storia ad ottenere più di 2 settimane di ferie, come se andare in vacanza fosse un reato, o fosse consentito solo in periodi prestabiliti dell’anno (agosto e dicembre). Che rigidità.

Questa volta ho deciso di dare una chance a Melbourne, che avevo sempre e solo visto di passaggio, o come “contenitore” di eventi (leggi: Australian Open). Una mia amica ci si è trasferita un paio di anni fa, e ho pensato di andarla a trovare.
C’è una storica, grande rivalità tra Sydney e Melbourne, e – generalmente – chi ama l’una non apprezza particolarmente l’altra. E io non posso che confermare lo stereotipo. Sì, ha il suo fascino, i tram, gli edifici storici, è la capitale australiana della moda (?) e dello sport, ma non ha la bellezza straordinaria ed accecante di Sydney. Detto questo, Melbourne ha qualcosa di unico, che Sydney non avrà mai: i pinguini!
Dopo aver affrontato il gelo, la pioggia, e le raffiche di vento, ho avuto il piacere di passare qualche minuto con i miei due nuovi amici di St Kilda.

I miei due nuovi amici

Ho raggiunto Sydney in piena emergenza incendi. Dopo il freddo di Melbourne, a Kingsford-Smith mi attendeva un caldo soffocante, e una coltre di fumo che rendeva opaco e lattiginoso quel cielo che ricordavo di un blu incredibile. Mi sono sistemata a casa di Danny, a Coogee, il mio vecchio quartiere, e in un attimo sono tornata anche nella mia casa. Ho fatto scorta di mango, e il suo profumo dolce – quasi madeleine proustiana – mi ha catapultata alla Sydney di 15 anni fa.

15 giorni sono volati, cercando di passare un po’ di tempo con il maggior numero di amici ancora laggiù. Colazioni, pranzi, cene, passeggiate, aperitivi… Giornate piene di incontri e rimpatriate, con un po’ di spazio anche per il turismo. Finalmente, dopo aver passato 4 anni a Sydney senza mai riuscire ad andarci, ho fatto una bellissima escursione al Royal National Park. Danny e il suo (bellissimo) boyfriend mi hanno portata a spasso in uno dei luoghi più suggestivi della East Coast australiana.

Garie Beach

15 giorni in cui mi sono riempita gli occhi di colori sgargianti, fiori di jacaranda e piante esotiche, scogliere, boschi, onde, volti di amici. In cui mi sono riempita il naso di profumi di gelsomino e frangipani, di aroma di mango, di odore di mare e salsedine. In cui mi sono riempita le orecchie di suoni che tornavano famigliari, come il “canto” dei cockatoos e le risate dei kookaburra, e lo sciabordio delle onde di Maroubra, il mio piccolo paradiso.

The Bra

E poi c’è stato il fuori programma.

Antefatto: qualche tempo fa, una cara amica mi ha svelato di avere avviato una piccola attività di lettura di tarocchi. Una cosa che faceva da tanto, ma che non aveva mai svolto come attività a livello professionale.
Nota bene: i tarocchi non prevedono il futuro (quello lo fanno i ciarlatani), ma danno suggerimenti, spunti di riflessione, indicazioni da seguire quando ci troviamo davanti a qualche difficoltà (ma non solo).
Tentata dall’offerta speciale, ho chiesto una lettura. Ho trovato spunti interessanti e piccoli consigli su come “migliorare” la mia vita. Ma quello che più ha attirato la mia attenzione è stata la carta del 6 di coppe. Una carta dall’energia dolce, mi dice la mia amica, che ha a che fare con il ricongiungimento tra passato e presente, con la possibilità di tornare nel passato per riparare qualcosa che si è rotto – per esempio un’amicizia, o un rapporto personale che si è incrinato. Ci ho pensato parecchio, e non riuscivo a farmi venire in mente nulla. Nel corso degli anni ho perso contatto con vari amici, a volte in maniera dolorosa, a volte semplicemente perché ci si è persi di vista, perché così va la vita. Ma non sentivo il richiamo di nessuno di questi.
Poi, l’illuminazione: stavo andando in Australia. Dove risiede, tra gli altri, il mitico Robby, di cui ho parlato brevemente un po’ di tempo fa. Ci si era lasciati parecchio male, e non ci si sentiva da più o meno esattamente 10 anni. Era riapparso come mio follower su Instagram un paio di anni fa, ma non c’era mai stata nessuna vera interazione.
Quando ho iniziato a pubblicare foto australiane, e ho notato che metteva dei like (!), ho pensato: perché non provare a contattarlo? E così ho fatto, invitandolo a partecipare al mio aperitivo di compleanno. Cosa poteva succedere di terribile? Al massimo avrebbe detto di no.
E invece ha accettato con entusiasmo. Si è presentato verso la fine, rendendo la serata vagamente surreale (anche perché era evidentemente già un po’ alticcio). L’ho rivisto per pranzo qualche giorno dopo, per chiacchierare un altro po’. Ciò che mi ha colpito, oltre al fatto che ricordasse elementi della mia vita che a malapena ricordavo io, è stato il fatto che si sia davvero sbattuto per ritagliarsi un po’ di tempo per me, nonostante i suoi impegni e la mia disponibilità davvero limitata.
A riprova del fatto che, se uno vuole, il tempo lo trova per fare qualsiasi cosa.
Soprattutto per rivedere, dopo tanti anni, un amico lontano.

On air: U2 – Stuck in a moment you can’t get out of