Pinguini e vita moderna

Ultimamente ho eletto il pinguino a mio animale guida. Pensiamoci: il pinguino è la metafora perfetta di chi si sente costantemente fuori luogo. Pacioso, rotondetto, cammina goffo sui ghiacci e sembra un po’ uno sfigatello, almeno fino a quando non si tuffa in acqua, e allora ecco che sfreccia veloce, coordinato, elegante. Bellissimo.

Gli adolescenti sono pinguini sulla terraferma. Poi succede che alcuni restano tali, oppure trovano pochi specchi d’acqua per dar mostra delle loro competenze natatorie. Eccomi, io sono uno di questi qui. E sono particolarmente abile nel trovare situazioni in cui infilarmi restando invischiata, goffa pinguina senza via d’uscita.

Ma forse non sapete che (come ci insegna Wikipedia): Camminano lentamente dondolandosi. Questi animali hanno un’andatura molto buffa e solo sulle discese ghiacciate raggiungono notevoli velocità, lanciandosi in lunghe scivolate sulla pancia. Con quell’andatura sembrano docili, ma sanno essere molto coraggiosi. Per difendere il compagno o i propri piccoli possono tirare beccate molto forti.
Io compagno o piccoli non ne ho, ma le beccate forti le tiro eccome. Soprattutto quando mi fregano lo specchio d’acqua per nuotare veloce.

Ultimamente sono stato coraggioso pinguino incazzato che beccava forte su terraferma. Spero di potermi presto tuffare e far vedere quanto sono leggiadra ed elegante.

Nell’attesa, guardo loro.

Penguins

Amorecane

Esordisco scusandomi con Massimo Gramellini, al quale ho rubato il titolo di un Buongiorno per trasformarlo in quello di questo mio post. Ma la parola mi piaceva, ed è un buon riassunto dei miei pensieri negli ultimi giorni.

Sono giorni molto difficili, questi. L’inizio di anno è stato un completo disastro, e faccio fatica a risalire la china (lo dimostra anche il fatto che da giorni provo a scrivere, e non riesco). In una situazione come questa, mi manca tanto – ma proprio tanto tanto – il mio cagnone. Come ho già scritto qui, lui in qualche modo mi ha già salvato, almeno una volta. Ero tornata dall’Australia, a casa cercavo lavoro e non trovavo nulla. Le mie uniche distrazioni dall’invio costante di CV erano le passeggiate con lui in giro per la campagna dietro casa. Mi mettevo le scarpe da ginnastica, gli mettevo il guinzaglio, e per un’oretta lui impazziva dietro gli odori e sgambettava nell’erba alta, e io non pensavo a nulla. Senza di lui credo che sarei finita in terapia. In qualche modo lui mi tranquillizzava e mi restituiva un po’ di ottimismo, con la sua semplicità e il suo amore incondizionato.

Qualche tempo fa, ero a casa, e ho avuto un momento di sconforto per motivi che non starò a sviscerare qui. Ero a casa da sola, in cucina, solo con lui. Ho cominciato a piangere, ma di quei pianti a singhiozzo, di quelli che ti tolgono il respiro. Lui mi è venuto vicino perché ha capito che non stavo bene. Mi è bastato abbracciarlo e già stavo meglio. I cani non parlano, purtroppo (e dico purtroppo perché resto convinta del fatto che avrebbero cose molto più interessanti da dire di certi umani), ma nonostante ciò, o forse proprio per questo, sanno darti tutto il supporto che ti serve. Ti capiscono senza bisogno di parole, e non hanno bisogno di dirti che per te ci sono sempre. Anche se non ti conoscono.

Più o meno una settimana fa sono stata travolta da un piccolo smottamento di merda (per dirla in maniera poetica). Totalmente inaspettato, e dunque terribile. Ho adottato la mia reazione classica: ho alzato attorno a me un gigantesco muro impenetrabile, sono sparita dai radar, mi sono fatta vedere e sentire il meno possibile. Il ché è comunque abbastanza complicato, dovendo andare a lavorare e interagire con della gente, che sicuramente si è domandata che accidenti di problema avessi.
Mi fermavo a pensare e mi si gonfiavano gli occhi di lacrime. Poi tornavo a casa e li sgonfiavo. Sapete a cosa pensavo, quando finalmente uscivo dall’ufficio? A parte ovviamente rivivere le scene che mi avevano portato lì, riflettendo sul fatto che non c’è soluzione, pensavo al mio cane. Pensavo a quanto avrei dato per poterlo avere lì con me, e non dirgli niente, e accarezzargli la testa e sprofondare nel suo amore.
Sapere che lui c’è e mi aspetta a casa, ed è sempre la persona (beh, sì, per me è una persona) che è più felice di vedermi mi tira sempre un po’ su di morale.
Senza vergogna dichiaro che è lui quello che mi manca di più quando sono lontana da casa. La famiglia e gli amici si sentono su Skype, via messaggio, su FB. Io non posso mandare al mio cane dei messaggi su whatsapp (quanto sarebbe bello?!), e le poche volte che ho provato a “parlarci” su Skype è stato un fallimento. Lui è per il “qui e ora”, e quando ci penso mi rendo conto di quanto mi sto perdendo ad essere lontana. I cani restano con noi per così poco… Ogni minuto è prezioso.

Cosa accidenti ci faccio qui? Perché non sono sul divano con accanto colui che mi ama per quello che sono, senza curarsi del mio aspetto, del mio carattere, del mio successo, delle mie idee politiche e/o religiose?
Comincio a pensare di essere un po’ scema.

Cagnolini in prestito (Borrow my Doggy)

Ieri, mentre mi dedicavo ad una delle mie attività preferite, vale a dire la perdita di tempo (vedi post precedente), mi sono imbattuta in quello che potrebbe essere il passatempo più fantastico di sempre: cagnolini in prestito.

Il servizio Borrow My Doggy è una specie di social per cani e padroni di cani (per dirla con Elio), che mette in contatto padroni con poco tempo a disposizione per i loro amici pelosi, e amanti dei cani che per vari motivi non possono averne uno. L’aspirante prestatore crea un profilo spiegando perché vorrebbe tantissimo un cagnolino in prestito, e il sito mostra i cani disponibili nel raggio di un paio di miglia. Sta poi ai vari padroni contattare coloro che ritengono adeguati ad occuparsi del loro cucciolo per qualche passeggiata o qualche ora di dog sitting nel weekend.

Non nascondo di aver tentato di vendermi meglio di quando scrivevo le lettere di accompagnamento ai CV: avere un cane mi manca da morire, e non nascondo nemmeno che una bella fetta della mia gioia quando ritorno a casa in Italia ha quattro zampe e scodinzola tantissimo. Questo sarebbe il compromesso perfetto: un cane a chiamata, che colmerebbe i miei vuoti affettivi senza il rischio di dover essere trascurato, come accadrebbe se avessi davvero un cane tutto mio. Chissà, un giorno riuscirò a coronare il sogno di un cucciolo.

Penso da sempre che gli animali domestici siano un toccasana per gli umani. Alleviano lo stress, ti fanno compagnia, ti insegnano cosa vuol dire amare e cosa vuol dire essere amati. Ma sul serio.
La prima amica che ricordo aveva quattro zampe e si chiamava Mela. Ricordo di aver giocato molto di più con lei che con mia sorella. Perderla è stato il primo grande dolore della mia vita. Sono passati 20 anni e lo ricordo come fosse ieri. Non sono nemmeno così convinta di aver superato il trauma.
Otto è venuto praticamente subito dopo. Ci abbiamo messo un po’ a carburare. Avevo la sensazione che fosse arrivato come sostituto di qualcuno di insostituibile. Abbiamo avuto alti e bassi, ma ricordo anche quando ho salutato lui per l’ultima volta. Partivo per l’ennesimo viaggio, e avevo la netta sensazione che non ci saremmo rivisti al ritorno. Avevo ragione. Anche se non eravamo migliori amici, il vuoto si sentiva.
E come in uno stillicidio, l’ha seguito “Micio”, il gatto bicentenario, arrivato alla soglia dei 21 anni durante i quali ha perso svariate vite. Il gatto più stronzo della terra, amichevole come un mitra puntato alla schiena, il terrore degli ospiti. Ho conosciuto, dopo di lui, un gatto ancora più stronzo e borderline emo (si strappava la pelliccia a morsi, l’equivalente felino di tagliarsi). Bello e problematico come solo certi felini sanno essere.
Il vuoto di animali, a casa mia, è durato parecchio. L’ho colmato io per qualche tempo, stringendo amicizia con la gatta della mia coinquilina in Australia – una micia che mi ha salvato dalla depressione delle mie settimane da disoccupata. Come solo gli animali sanno fare, forse nemmeno rendendosene conto.

E poi è arrivato Buck. Che, pensandoci bene, sembra un po’ il riassunto di tutti i precedenti pelosi di casa. E’ arrivato quando ne avevo più bisogno, e anche lui, come gli altri in maniere diverse, mi ha salvato in qualche modo. Anche solo ricordandomi che esiste amore incondizionato, e che non tutto è perduto finché c’è qualcuno che scodinzola.

Riassumendo, sto aspettando con ansia che qualche padrone mi contatti per portare a spasso il suo cucciolo. Scambi di felicità. C’è qualcosa di più bello, forse? Io non credo.