Di quando smisi di scrivere…

…e altre storie tristi.

No, non poi tanto, ma mi dispiace sempre un po’ quando abbandono temporaneamente il blog.
Diciamo che son stati un paio di mesi movimentati, e il tempo (e la voglia) di scrivere un po’ latitanti. E dire che un paio di cose da raccontare le avrei. Ma non è sempre facile trovare l’ispirazione.

Da brava persona metodica, potrei andare per punti. Dall’ultima volta che ho scritto:

  • Ho trovato un nuovo lavoro. Finalmente sono riuscita a scappare dal laboratorio di pazzi. Una cosa che avrei dovuto fare almeno un anno prima, ma la mia incrollabile fedeltà nei confronti del capo mi ha convinta a restare, nonostante stessi affogando in un mare di merda.
  • Nuovo lavoro ha voluto dire soprattutto salutare la testa di cazzo. Ovviamente è venuto alla mia festicciola di addio, e altrettanto ovviamente si è in seguito lamentato del fatto che non gli avessi dedicato sufficienti attenzioni. Il fatto che lui non mi abbia ringraziato per il regalo che gli ho lasciato, e/o si sia sincerato delle mie condizioni fisiche (dato che mi ero nel frattempo ammalata, domenica avevo 38 di febbre e lunedì iniziavo il nuovo lavoro – ottimo!), e/o mi abbia chiesto come fosse andato il primo giorno (a differenza del 90% delle persone che sapevano del cambio – e lui sarebbe il mio caro amico) è del tutto irrilevante. Ma su questo punto torneremo a breve.
  • Ho salutato alcuni amici che hanno lasciato la valle di lacrime, beati loro. Continuo a non capacitarmi del fatto che io non sono ancora riuscita a fuggire. Non nascondo che la cosa mi fa abbastanza incazzare.
  • Sono stata a Roma, una toccata e fuga per vedere il rugby. E’ stato divertentissimo, e anche se sono tornata a pezzi, lo rifarei altre mille volte. Rivedere un vecchio amico, chiacchierare con gente nuova, fare piccoli progetti che probabilmente non si realizzeranno mai… Sarebbe da fare molto ma molto più spesso.

E poi basta, veramente. Mica tanto, vero? Ma ho passato un mese infernale a causa del male orribile che mi ha colto (dire banale raffreddore sarebbe quantomeno riduttivo). Presentarsi al nuovo lavoro senza voce, con la tosse, il naso chiuso, e il colorito di un cadavere non è proprio una cosa che consiglio. Ma nonostante ciò sono ancora qui, e non mi hanno ancora sbattuto fuori a calci in culo, anche se non ho ancora capito esattamente qual è il mio ruolo. Pare vagamente collegato alla mia laurea, cosa abbastanza sorprendente.

Sto pian piano tentando di uscire dall’ibernazione, anche se in questo paese triste per me comincia la stagione della bestemmia facile. Mentre nel resto del bacino del Mediterraneo il sole splende e la gente inizia a mettere le maniche corte e ad andare al mare, io ho il piumino e gli stivali. E la cosa non è destinata a cambiare in tempi brevi.

L’altro giorno ho deciso, dopo 4 mesi, di mettere mano alle 1600 foto scattate in Australia. Volevo selezionarne un po’ da mettere su FB, più per me stessa che per i miei contatti (ai quali sicuramente fottesega di vedere decine di foto di Maroubra). A parte l’ovvia nostalgia riguardando quei posti stupendi, e le foto scattate con i miei amici che ora sono tanto lontani, ho notato una cosa: ero felice. Nelle mie foto non avevo il classico sorriso “da foto”, che magari sei veramente contento ma soprattutto vuoi venire bene. No, era proprio una faccia felice, di una persona senza pensieri che si crogiolava nella bellezza. Direi che è proprio questo che mi manca di più adesso: essere felice come lo ero in quelle foto.

L’altra sera ho rivisto la testa di cazzo. Ho come sempre proposto io di vederci, e come sempre me ne sono pentita. Non so perché lo faccio. Dev’essere una specie di forma di dipendenza, o un contorto tentativo di fare non so bene cosa. L’ho rivisto dopo un mese di silenzio, e dopo una scenata venerdì che ha lasciato molto perplessi i colleghi – vittimismo, sclero, o semplicemente il fatto che è uno stronzo comincia veramente ad emergere, ora che non ci sono più io a mitigare.
Facendo finta che mai sia successo nulla, le cose vanno sempre bene. Ma quando arrivi a fine serata è un altro discorso. Lui se ne va per i cazzi suoi, tranquillamente convinto che tutto sia risolto. Io aspetto il mio bus col magone, incazzata, ancora incredula al pensiero di quanto sia stato stronzo. Quello che noto è che ogni volta che lo vedo, poi mi sento a pezzi, come se mi fosse stata tolta tutta l’energia vitale. E lo sapete perché? Perché lui è il classico esemplare di vampiro energetico, nel caso specifico un vampiro narcisista. Lasciando perdere la grafica ignorante, io ci credo a questa cosa. Nella stessa maniera in cui esistono persone che con la loro energia ti sanno attrarre, affascinare, conquistare, così esistono persone che l’energia te la risucchiano. Più o meno volontariamente, ma sono persone da lasciare indietro. Lo so che l’ho già detto fin troppe volte, ma ora veramente basta. Non è più un mio amico, non so nulla né voglio sapere nulla della sua vita. Bisogna tagliare il cordone. Se si farà vivo lui in futuro, bene. Altrimenti, adios amigo.

Sydney back

 

 

 

100 Happy Days – Settimana 15

Il traguardo! Ultima settimana per questo piccolo diario…

 

16/11/2015: Auguri a me! La scelta di viaggiare in questo periodo non era ovviamente casuale. Se il compleanno cade di lunedì, meglio essere in un posto con più alte probabilità di bel tempo, e senza incombenze lavorative. Ho fatto colazione come al solito con un goloso mango, sono stata a passeggiare alla mia adorata Maroubra e poi ho incontrato per brunch il mio amico Eric, che aveva studiato con me e capitava in vacanza in Australia nel mio stesso periodo. E’ stato anche il genio che mi ha dato la soffiata sulla cena di compleanno prevista per la serata… Confessando di essere uno degli invitati! In effetti me lo aspettavo, dato che B non è stata molto abile a nascondere il fatto che qualcosa bollisse in pentola… Ma sono comunque rimasta sorpresa da quante guest star è riuscita a radunare. Una giornata vincente, un compleanno da ricordare.

17/11/2015: Giornata dedicata ad un po’ di sano cazzeggio, shopping e spiaggia. In serata ho rivisto gli amici con cui andavo alle serate trivia quando abitavo a Sydney. Come ritrovo si è scelto quindi un pub che facesse il trivia (!), e abbiamo fatto una figura orrenda perché evidentemente abbiamo perso lo smalto di un tempo… Ma non ci si lamenta, è stato bello rivedere tanti amici! E poi mi sono sparata una veloce sessione notturna di turismo sulla baia. Che meraviglia.

18/11/2015: Caldo. Oggi doveva essere il mio giorno libero da impegni, ma ovviamente non lo è stato. Perché quando torni dopo anni, 10 giorni non sono abbastanza per fare tutto ciò che vuoi fare e rivedere tutte le persone che ti mancano. Ho fatto colazione con una collega del mio primo lavoro, e poi sono andata a nuotare alla North Sydney Olympic Pool, che a mio avviso è la piscina più bella del mondo ed uno dei miei luoghi preferiti in città. Dopo tantissimo tempo ho anche azzardato qualche vasca fatta bene, cosa che mi ha ricordato che sarebbe ora di tornare a nuotare. E ho ammirato la vista, e cavolo… E’ davvero mozzafiato.
Ho preso il traghetto per tornare in città (un’altra delle mie attività preferite), ho fatto un altro po’ di shopping più o meno inutile e poi mi sono precipitata al mare a Coogee. Finalmente il primo bagno, che mi ha fatto sorgere alcune importanti domande, tipo: come accidenti facevo ad affrontare quasi quotidianamente quando abitavo qui? Rinfrescante. Stupendo.
Cena sushi (a prezzo scontato) con M. Vincente.

NSOP

19/11/2015: Giornata a zonzo con B che mi ha fatto vedere un po’ di posti nuovi in città. Abbiamo preso il traghetto e siamo andate a Manly per fish & chips, passeggiata in spiaggia, e sono anche riuscita a trascinarla in acqua per un bagno.  Obiettivo: tornare in UK con una abbronzatura invidiabile. E ci sto riuscendo.

20/11/2015: The end! 100 Happy Days senza mai mancarne uno e senza arrendermi. Evviva! Ma essendo una pedante, continuo fino a domenica 🙂
E dunque oggi è arrivato il grande caldo. 42 gradi altamente fuori stagione. Giornata perfetta per la spiaggia, con bagno obbligatorio per abbassare la temperatura corporea. La sera l’ho passata a Newtown con Z, G e T. Che tra loro non si conoscono, ma avendo ormai esaurito i giorni ho dovuto far convergere gli incontri. Una bella serata con bella gente.

21/11/2015: Beach hopping day! Con M e D abbiamo organizzato una piccola gita alle spiagge della costa a nord di Sydney. Sabbia arancione, mare grosso. Purtroppo anche un sacco di vento, e dunque abbiamo peregrinato un po’ fino a tornare verso la città per un po’ di quiete. Dopo un pisolino a Balmoral (!), ci siamo diretti alla volta di Milk Beach, perché un amico di un amico di non so chi ne aveva parlato bene. E questo tizio misterioso aveva ragione. Abbiamo scoperto una bellissima passeggiata lungo la baia, con vista stupenda sulla città, Harbour Bridge e Opera House, e tante piccole spiagge lontane dal casino. Sydney è anche questo: calette silenziose a due passi dal centro, e tante inaspettate sorprese.

22/11/2015: Ci avviciniamo alla mia ripartenza, ma non mi abbatto. Con D sono andata a dare un’occhiata al Homeground Festival davanti all’Opera House, per scoprire un po’ di cultura dei nativi australiani. Con annesso pranzo a base di canguro, che magari a qualcuno farà storcere il naso, ma è davvero gustoso! E poi passeggiata ai Botanic Gardens, e una cioccolata calda al nostro posto preferito. E infine cena di addio a base di quintali di cibo tailandese spaventosamente buono. Domani è l’ultimo giorno, non vorrei partire, ma sono talmente carica di energia positiva che non riesco neanche a sentirmi malinconica. E forse è un buon segno.

Vorrei essere qui

Raramente nella mia vita (anzi, oserei dire mai) mi sono entusiasmata tanto per un film. La scorsa settimana, quel momento magico è arrivato.

“Wish I Was Here” è il nuovo film di Zach Braff, meglio noto ai più come J.D. di Scrubs. Una serie TV che ho visto e rivisto, e continuo a rivedere volentieri, e che non mi stanca mai.

Questo film ha una storia particolare: l’anno scorso ZB ha lanciato una campagna di raccolta fondi su Kickstarter, per mettere insieme il budget necessario per girare e produrre il film. L’obiettivo dichiarato era avere soldi sufficienti per non doversi rivolgere ai grandi produttori, e quindi per girare un film indipendente e non sottomesso alle oscure logiche di Hollywood. In pochissimo tempo, oltre 40mila persone (tra cui io) hanno dato il loro contributo, piccolo o grande che fosse. E il sogno si è avverato.

C’erano vari livelli di partecipazione, ed io, che all’epoca avevo appena cominciato un lavoro, mi sono limitata al minimo. Non ero particolarmente interessata al merchandising, ma piuttosto al prodotto finale, ed è stato molto bello seguire il processo di creazione del film attraverso i regolari aggiornamenti di ZB. La scelta delle location, il cast, la musica, i costumi, le riprese, il montaggio. E poi il gran lavoro di promozione, per trovare un distributore che accettasse di portare in giro per il mondo il film. Chi avrebbe mai immaginato che un film si potesse girare in 26 giorni? Un film così bello, tra l’altro.

La musica, dicevo. Come già in Garden State (e anche Scrubs, a dire il vero), ZB ha dimostrato di avere ottimi gusti. Durante la creazione del film, ha reso disponibili varie playlist contenenti alcuni dei suoi brani preferiti. E la colonna sonora, uscita poco prima del film, è un concentrato di piccole perle. La cosa interessante è stata ascoltare la musica prima di vedere il film, e poi scoprire dove le varie canzoni fossero state posizionate.

Un paio di settimane fa, dando un’occhiata veloce su Twitter, ho scoperto che era stata organizzata una proiezione speciale il giorno prima dell’uscita del film in Inghilterra, con tanto di “cineforum” con ZB in un cinema di Londra. Avendo preventivamente scoperto che comunque qui in città il film non sarebbe uscito (uff), mi sono tuffata sul sito del cinema per accaparrarmi un biglietto.
Grande sorpresa nel fatto che ci fossero ancora biglietti, soprattutto per via delle dimensioni della sala: un cinema da un centinaio di posti, forse meno. In buona sostanza, mi sono ritrovata praticamente in prima fila.

Il film mi è piaciuto molto. Mi ha fatto ridere, e piangere, e pensare. Il tema forse un po’ scontato dei 30enni in crisi esistenziale è affrontato con grande abilità, saltando dal dramma personale alla comicità assurda. Tocca le corde del cuore. Ti fa riflettere sul fatto che, ad una certa età, devi davvero cominciare a fare i conti con responsabilità che non vorresti. Ti fa riflettere sul fatto che i tuoi sogni possono avverarsi lo stesso, anche se magari non nel modo in cui pensavi. Ti ricorda che dovresti smetterla di rivangare il passato o preoccuparti per il futuro – che dovresti, vorresti essere qui, nel presente (Wish I Was Here).
E’ piacevole, ben fatto, e – come era ovvio – farcito di musica perfetta per ogni momento. Oltre che di piccoli camei di personaggi di Scrubs, con ruoli più o meno importanti. E anche il sempre magnifico Jim Parsons/Sheldon Cooper. Un omaggio a chi continua a seguire ZB, e la sua crescita come attore e regista.

La sessione di domande è risposte è stata molto interessante. Abbiamo scoperto come la campagna di Kickstarter sia stata affrontata con terrore da tutti i coinvolti, che in effetti non si aspettavano un risultato del genere, e hanno dovuto imparare a gestire tutto il baraccone del merchandising, inventandosi spedizionieri senza avere idea di come fare (“non lo voglio fare mai più!”). Abbiamo scoperto l’importanza del nostro contributo, che ha permesso ad esempio di scritturare gli attori giusti e non quelli imposti dai grandi produttori di Hollywood, mantenendo pieno controllo del film.
La cosa che ho trovato più interessante è stata la creazione della colonna sonora. A parte un paio di brani originali, scritti apposta per il film, ZB ha attinto a musica già esistente. E ha spiegato come la scelta sia a volte insolita. “Puoi cercare di infilare una delle tue canzoni preferite in una determinata scena, ma non è detto che funzioni. A volte una canzone che non ti aspetteresti, se messa nella scena giusta, ti fa venire la pelle d’oca. Quando succede, vuol dire che hai trovato la canzone giusta”. L’effetto pelle d’oca è la prova del nove. E devo dire che in questo film di pelle d’oca ce n’è stata tanta.

Lo so, sembra che stia facendo spietata pubblicità al film. No, ZB non mi paga per scrivere questo sul mio blog (e comunque mi presterei gratis, se sapessi che posso dare una mano a far sì che i film venga distribuito anche in Italia). Ma è stato talmente bello seguire la creazione di questo film, da una scenografia in un cassetto alla pellicola in sala, che ho voluto condividerlo col mondo (quei 2 o 3 che passeranno di qui per caso, diciamo). Rientra sempre nel discorso dell’arte che emoziona. Ogni volta che succede, me ne sorprendo. E sono felice.