Gente di mare, che se ne va

Dopo innumerevoli tentativi, incessanti minacce, centinaia di CV spediti al continente, tra poco meno di una settimana lascerò quest’isola dimenticata da Dio. La mia personale Brexit è in procinto di diventare realtà.

Mi sembra incredibile. Ne ho parlato tanto, praticamente ho desiderato di andarmene dal momento in cui sono arrivata, eppure non riesco ad esaltarmi. Il lavoro che ho trovato in Italia è ottimo, almeno sulla carta. Vicino a casa, ma non troppo; ottimi benefit, probabili opportunità di carriera.
Quello che mi spaventa è il dover ricominciare da capo, di nuovo, in una nuova città. L’ho fatto quando mi sono trasferita in Australia, e l’ho rifatto quando sono arrivata qui. Mi è sempre andata bene, specialmente proprio qui, dove – per quanto io mi lamenti – ho trovato un gruppo di amici stupendi. Ce la farò di nuovo? E se i miei colleghi fossero una manica di stronzi? Se non mi trovassi bene?
Ma, alla fine, Oxford è un porto di mare: tutti, prima o poi, se ne vanno. Penso ad esempio a come era diverso il gruppo di amici “storici”, anche solo un paio di anni fa. Penso a chi se n’è andato fisicamente dalla città, e a chi semplicemente ha deciso di sparire.
Forse, egoisticamente parlando, è meglio partire. Ognuno, prima o poi, se ne andrà altrove. O forse è semplicemente più semplice pensarla così, perché la realtà è che, quando te ne vai, il mondo continua a girare, anche senza di te. Nessuno si ferma mentre raccogli i pezzi del tuo cuore spezzato, e nessuno si ferma se tu te ne vai.
Tornerò qui in estate, e già immagino che saranno cambiate cose. Qualcun’altro se ne sarà andato, o sarà in procinto di farlo.

Ieri ho salutato ex capo. Praticamente il primo addio “ufficiale”. Abbiamo passato un paio d’ore a bere birre e chiacchierare. Al momento dei saluti, mi ha gettato addosso una serie di complimenti che, detti da lui, per me valgono oro: è stato bellissimo lavorare con te, sei fantastica, ogni volta che faccio un colloquio a qualcuno penso “c’era una persona davvero bravissima…”. L’ho abbracciato, e poi sono corsa verso il bus col magone. Ex capo è stato papà, fratello, amico, mentore, e senza alcun dubbio il capo migliore della mia vita. Se fossero tutti così, lavorare sarebbe davvero un piacere.

L’altro giorno ho anche fatto l’ultimo pub quiz con la mia super squadra. E l’abbiamo vinto, grazie ad uno stupendo punto segnato dalla sottoscritta al tie-break. I fogli del quiz mi sono stati offerti come trofeo personale, non prima che i miei amici li arricchissero di messaggi carini per me. Non mi congratulerò mai abbastanza con me stessa per aver superato l’imbarazzo e la depressione del periodo di merda che stavo vivendo, ed aver chiesto i loro contatti prima che L. se ne andasse. In questi 6 ragazzi ho trovato un autentico tesoro.

La mia stanza è praticamente tutta impacchettata. Tra 2 giorni uscirò da quella porta per non tornare mai più. A nessuno importa niente, e per parte mia non provo altro che indifferenza. Non vedo l’ora di iniziare una nuova vita senza coinquilini.

Quanto alla mia dipartita da qui, ho cominciato a rendermi conto delle emozioni proprio quando ho salutato ex capo. A quel punto ho cominciato a mettermi nell’ordine di idee che tutte queste persone che vedo e sento ogni giorno presto spariranno dalla mia vita. Resteremo in contatto, ci rivedremo presto, ma sarà tutto in un’altra dimensione.
D’altra parte, negli ultimi 2 anni qui sentivo che la mia vita si era praticamente cristallizzata. Ero pronta ad andare via, e per questo non muovevo nulla. Non cambiavo casa perché tanto dicevo che l’avrei fatto solo quando avessi deciso di cambiare quantomeno città. A pensarci bene, ho perso molto tempo.

Quando l’ho detto al p.d.m., che era al corrente del mio iniziale colloquio per questo nuovo lavoro (fu 2 anni fa, quando eravamo ancora amici), ha detto che era una bella notizia, che sicuramente mi sentivo sollevata. “Anche tu sarai sollevato”, gli ho detto.
“Mi manchi nella mia vita. Sarà agrodolce quando il momento arriverà”. Agrodolce?!? Resta che non ha proferito parola, non ha chiesto nulla. Neanche io l’ho fatto, ad essere sinceri, ma quantomeno non gli ho mai neanche fatto presente che mi manca. Dopodomani lo vedrò per l’ultima volta.
Un paio di mesi fa mi aveva contattato per lamentarsi del fatto che non veniva invitato ad uscire – i veri amici ti contattano per queste cose importanti. Non avendo più alcun freno e/o bisogno di essere cortese con lui, gli ho spiegato chiaramente cose che già gli avevo spiegato, aggiungendo che basterebbe solo chiedere. Son pur sempre i suoi colleghi. Io me ne sono andata da un anno.
Ho colto la palla al balzo per sfoderare la mia anima scorpionica, informandolo che mi amareggiava il fatto di essere sostanzialmente accusata di tenerlo fuori dal giro (non mi amareggiava un bel niente, a dire il vero, a parte forse la sua faccia). Salta fuori che teme che gli altri sappiano della nostra storia, e questo potrebbe aver influito sull’opinione che hanno di lui. Ahah! Prima di tutto, se gli altri sapessero la storia, credo che riceverebbe un trattamento ben peggiore di un mancato invito al pub. In secondo luogo, e cosa più importante: ad avere la coscienza sporca si rischia di diventare paranoici. Attenzione!
Come sempre ci ha tenuto a farmi presente che conserva bellissimi ricordi dei bei tempi con me, e che gli manco. “Anche tu – gli ho detto – ma preferisco far finta di non averti neanche mai conosciuto, visto che non posso neanche parlarti in privato o vederti per una birra”.
Spera che la situazione migliorerà, un giorno. Beh, gran coglione, ecco fatto: come sempre, devo fare tutto io.
Ora però lui e lei a chi daranno la colpa quando le cose vanno male?
Risposta della mia amica che lo conosce: a te, perché sei andata via. Touchée.

La La che?

Premessa: non ho intenzione di scrivere una recensione di La La Land, che ho visto ieri sera. Non ho le basi per fare critica cinematografica, e non mi interessa. Generalmente valuto un film bello o brutto (ed eventuali varianti) in base alle emozioni che mi fa provare, o alle riflessioni che suscita. Sulla tecnica non ho molto da dire.

La La Land è un bel film. Non gli avrei riservato tutte le nomination agli Oscar che ha ricevuto (anche se, come giustamente mi ha fatto notare Matt, è una celebrazione di Hollywood, di “segui i tuoi sogni”, e quindi per forza vincerà tutto), ma mi è piaciuto. La storia, volendo vedere, è abbastanza banale, ma il suo bello è proprio la semplicità, il suo voler ricordare, strizzare l’occhio ai vecchi film. E’ una pellicola colorata, che fa sorridere. Lungi dall’essere una commedia romantica dozzinale, tratteggia con ironia e delicatezza la bellezza dell’innamorarsi. Normalmente, una cosa del genere mi farebbe storcere il naso. Il fatto invece che mi abbia strappato più di un sorriso vuol dire che ha colto nel segno e ha fatto breccia nel rivestimento in ghiaccio e pietra che protegge il mio cuore. L’amore è bello quando inizia, e a me questa cosa manca (da) molto.

Parlando di pietra, ma anche merda, qualche giorno fa mi è stato chiesto da un’amica se avessi più sentito il mio “migliore amico”, quello che mi ha mandato a fare in culo senza appello a cavallo di natale. Lo conosce anche lei, ed è stata la prima a chiedermi cosa fosse successo, e a preoccuparsi per me (a differenza, ad esempio, di certe altre persone molto più vicine ad entrambi, che non si sono degnate neanche di una parola). No, ho detto, non l’ho più sentito. A dire il vero, ci ho pensato molto poco. Quando le ho accennato il mio percorso di counselling, ha detto di non essere sorpresa della mia reazione. Evidentemente, dice lei, anche se lui non era al centro del percorso, ho elaborato ed affrontato situazioni mentali che mi hanno permesso di liberarmene senza troppo sforzo. Insomma, sono andata in “terapia” per sbarazzarmi di una persona, e salta fuori che dovevo liberarmi di un’altra.
La cosa interessante è che non mi sta richiedendo sforzi esagerati (o anche minimi, volendo vedere). Stiamo parlando di una persona che sentivo praticamente ogni giorno da oltre 10 anni, uno che più volte è stato scambiato per il mio moroso, viste le nostre interazioni. Ora come ora, mi sembra che non sia mai esistito. Mentre col p.d.m. sento che la cosa non è ancora del tutto risolta (altrimenti non avrei conversazioni immaginarie in cui finisco di dirgli tutto quello che penso), questo capitolo è chiuso e archiviato. Come avevo detto, non ne parlo se non su richiesta esplicita di altri, e gli altri sono fortunatamente pochi e discreti.

Saltare di palo in frasca: lo stai facendo bene. Ché la seconda parte di questo post è tutto tranne che La La Land. Ma potrebbe diventarlo. Basta imparare a lasciare andare.

Now listening to: The Beautiful Girls – Periscopes

Nel 2016 ho imparato che…

… anche le persone che credevi affidabili, e che immaginavi ti sarebbero state accanto per il resto della vita, possono deludere in maniere che non ti aspettavi.

Nel giro di un paio di giorni, un’amicizia di quasi 13 anni è terminata. La cosa incredibile? Non se ne capisce il motivo. O meglio, il motivo credo sia molto chiaro nella testa della persona che unilateralmente ha deciso di mandare tutto in vacca, ma purtroppo non son degna di avere chiarimenti, o di replicare. Sicuramente è più semplice avere ragione quando l’interlocutore viene zittito.
Costui ha comunque fatto una grandiosa figura di merda in mondovisione, avendo lasciato perplessi in molti, oltre a me. Soprattutto se si pensa che uno, alla soglia dei 40 anni, ti blocca e ti bestemmia dietro per una foto (innocua) immediatamente cancellata. Che credo sia il “casus belli”, anche se penso ci sia altro sotto, ma chissà.
Ci son rimasta molto male, e mi sono amareggiata. Era una persona alla quale tenevo, con la quale ho condiviso molto, moltissimo. Se il p.d.m. è una merda, questo figuro vince a mani basse il trofeo di persona più disgustosa e spregevole della storia. Soprattutto dopo l’ultimo messaggio che mi ha mandato, così imbarazzante e carico di cattiveria e odio che veramente mi son chiesta chi cazzo di persona fosse questa a cui avevo dedicato tanti anni della mia vita.
La fine dell’anno mi è venuta in aiuto. Ho pensato che non valesse la pena traghettare nel 2017 una persona così cinica e piena di odio. Dopo la storia del p.d.m, mi ero ripromessa di non dare più corda a persone schifose, ciniche, negative (più di me), e in generale a chi cercasse di minare la mia autostima o la mia pace interiore. Ho iniziato buttando via un po’ di foto e oggetti vari. Una bella tela che avevo fatto con le nostre foto ha cessato di esistere in un cassonetto in via Irma Bandiera, appena fuori dal centro di Bologna. E poi, il 31/12, ho preso una sua foto, e – a casa di un’amica – le ho dato fuoco. Un piccolo incendio catartico. Non ne parlerò più. Ma è stato quasi commovente vedere la preoccupazione ed il supporto di amici vicini e lontani, unanimi nel considerare questa roba una assoluta follia, unita a manie di persecuzione ed ego smisurato e totale mancanza di umiltà. Perché, come ha fatto notare una mia amica, quelli che ti dicono “dovevi saperlo che cosa hai fatto” soffrono evidentemente di narcisismo patologico, e io di mestiere non faccio lo psichiatra. Tutto questo mi ha fatto riflettere molto su vari temi, primo tra tutti l’importanza di avere un lavoro. Non solo per quanto riguarda l’aspetto economico, ma principalmente per quanto riguarda la convivenza civile. Ché se uno avesse a che fare quotidianamente con dei colleghi (evidentemente non è il suo caso), imparerebbe l’arte del compromesso, e anche la diplomazia. Sembrano cazzate, ma stare solo a contatto con amici e parenti non fa bene. Magari un giorno si pentirà di quello che ha fatto, ma è troppo presuntuoso e supponente e orgoglioso per ammetterlo. Non chiederà mai scusa. Mi fa pena una persona così.

Per converso, il giorno dopo capodanno ho rivisto un vecchio amico ed ex collega. Di solito, quando torno in Italia e abbiamo tempo, ci vediamo per pranzo. Questa volta, mi è capitato il turno serale. Arrivare col buio, l’ufficio tranquillo, rifare alcune delle cose che facevo quando lavoravo lì… E’ stato come un flash back a più di 10 anni prima. Spenti i computer, siamo andati in cerca di un locale per una birra (missione più ardua del previsto). Ero uscita di casa alle 20 pensando di star via un’oretta o poco più, e dopo mezzanotte eravamo ancora lì a raccontarci la vita. C’è stato un momento in particolare che ho messo in cornice: dopo aver passato in rassegna i miei numerosi lavori e spostamenti nel mondo, a un certo punto mi ha detto, sorridendo: “Certo che ne hai fatta di roba, tu!”. E me lo ha detto con gli occhi pieni di sincera ammirazione, e forse un po’ anche di orgoglio, perché in fin dei conti io sono un po’ un suo “prodotto”, anche se alla fine ho cambiato completamente strada rispetto a quando lavoravamo insieme. In un attimo, ogni dubbio è sparito. Ogni perplessità si è dissipata. Ho pensato che sì, ho intrapreso un percorso incasinato e pieno di ostacoli e rotture di palle, ma strada ne ho fatta tanta, e tanti traguardi sono stati raggiunti. Non avrò raggiunto l’indipendenza e la maturità in senso stretto, o secondo i canoni previsti dalla società (casa di proprietà, matrimonio, figli, lavoro stabile…), ma, per dirla in maniera elegante, non sono neanche una povera sfigata. Ed è facile dimenticarselo, mentre ci si guarda attorno e si pensa solo a ciò che si vorrebbe e non si ha, invece di rendersi conto di quanto si vale.

Ho riflettuto sull’anno appena finito. Farò un piccolo bilancio, a breve. Di roba ne ho fatta, io.