Cosa pensano le creature del mare?

E’ stato bello fuggire da qui, un paio di settimane fa. A ben vedere, è sempre bello fuggire da qui, ma questo è evidente.

Sono stata alle Azzorre. Quelle dell’anticiclone, per intenderci. Quell’arcipelago che, alla fine dei conti, è a solo 4 ore di volo da Londra, forse un paio da Lisbona, eppure ha l’aria di essere un luogo sperduto nel mezzo del nulla. In effetti un po’ lo è: 9 isole sparse in mezzo all’Atlantico, 9 speroni di roccia punteggiati di vulcani spenti, dove però la terra ribolle ancora, e là sotto fa ancora così caldo che puoi scavare una buca e metterci una pentola e cucinare uno stufato.
La natura è ancora abbastanza incontaminata, e quell’umidità insopportabile, che quasi ti toglie il fiato, ti premia poi con il verde più verde che tu abbia mai visto, e migliaia di ortensie, e ananas che di così buoni e dolci e succosi vi assicuro che non ne avete mai mangiati.
E poi ci sono le caldere dei vulcani, trasformate in laghi azzurri come sulle Alpi, e le spiagge nere di sabbia vulcanica, e l’oceano blu come gli zaffiri (o il “coer de la mer“, se preferite un riferimento cinematografico), i delfini a decine, e un fondale che non ti aspetti in un posto che non ha una barriera corallina. C’era la stella marina rosso fuoco, e il pesce pappagallo (immancabile), e il riccio di mare che non punge, e il pesce palla. Gonfio, arrabbiato, e tenerissimo. Piccino piccino!

L’architettura è interessante. Le case hanno tutte (o quasi) le porte e le finestre incorniciate da basalto, la pietra vulcanica che evidentemente abbonda. E’ il segno particolare, quello che rende unici gli edifici di queste isole.
Questa, per fare un esempio, è la porta della città di Ponta Delgada. Anche lei incorniciata di basalto. Oggi si trova in una piazza del centro, e la sua funzione è essenzialmente decorativa. Ma un tempo, quando non era ancora stata costruita l’Avenida, era lambita dal mare, e chi attraccava a Ponta Delgada varcava davvero quella porta per entrare in città.

Il Portogallo è un luogo strano. Forse non il posto migliore dove trascorrere tempo per una persona come me, assai ancorata al passato.

Saudade.

L’avevo gia avvertita a Lisbona, anni fa. Guardavo la Torre di Belem, minuta accanto ad uno degli argini dell’estuario del Tago (non fatevi ingannare dalla prospettiva: In confronto al fiume, è davvero piccola). Un tempo osservava i vascelli che lasciavano il Portogallo verso i nuovi mondi, ed era forse un sollievo per chi finalmente la scorgeva all’orizzonte, tornando in patria. Ora è un delizioso elemento architettonico, un piccolo gioiello che ha ormai dimenticato gli splendori delle esplorazioni.
Le Azzorre fanno lo stesso effetto. Del resto, una volta scoperte, fungevano da fermata intermedia tra l’Europa e le Americhe. Secoli di ricchezza che si riflettono nell’architettura pregevole di Angra do Heroismo, per esempio. Senza più navi da riparare e rimettere in acqua verso chissà dove, senza tesori da dichiarare alla dogana, Angra ora è una pigra cittadina di mare, graziosa e quasi senza tempo. Mi è dispiaciuto lasciarla. Avrei tranquillamente passato settimane sdraiata sulla spiaggia nera, tuffandomi di tanto in tanto nelle acque temperate (incredibile! O forse credibile, cara la mia corrente del Golfo) dell’Atlantico. A chiedermi cosa pensano le creature del mare, quando un goffo esemplare di umano avvolto in una muta, e con la maschera e il boccaglio, si aggira sul pelo dell’acqua cercando di incontrare il loro sguardo. La natura è un posto difficile, eppure la loro vita sembra incredibilmente semplice da vivere.

La cosa buona di questa vacanza è che mi ha completamente scollegato dalla realtà. I casini del lavoro, le rotture di palle della vita… Svanite nel vento, disperse nell’oceano, evaporate nelle nubi.
Almeno fino a quando la saudade non ha colpito. Perché è bello viaggiare da soli, ma ogni tanto manca qualcosa. Forse dovrei smettere. Ma c’è ancora tanto mondo da vedere!
E dopo la saudade, l’ansia. Dover tornare, dover lasciare il sole, il bagno delle 7 di sera nella piscina con la gente del posto, la lingua che ormai cominciavo a capire, il pesce buono a poco prezzo, quei maledetti ananas, il mare… L’ultimo giorno è stato il più difficile.

C’è una nave che vorrei che lasciasse il porto, ma continuo a scorgerla all’orizzonte dalla mia Torre di Belem.

 

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100 Happy Days – Settimana 15

Il traguardo! Ultima settimana per questo piccolo diario…

 

16/11/2015: Auguri a me! La scelta di viaggiare in questo periodo non era ovviamente casuale. Se il compleanno cade di lunedì, meglio essere in un posto con più alte probabilità di bel tempo, e senza incombenze lavorative. Ho fatto colazione come al solito con un goloso mango, sono stata a passeggiare alla mia adorata Maroubra e poi ho incontrato per brunch il mio amico Eric, che aveva studiato con me e capitava in vacanza in Australia nel mio stesso periodo. E’ stato anche il genio che mi ha dato la soffiata sulla cena di compleanno prevista per la serata… Confessando di essere uno degli invitati! In effetti me lo aspettavo, dato che B non è stata molto abile a nascondere il fatto che qualcosa bollisse in pentola… Ma sono comunque rimasta sorpresa da quante guest star è riuscita a radunare. Una giornata vincente, un compleanno da ricordare.

17/11/2015: Giornata dedicata ad un po’ di sano cazzeggio, shopping e spiaggia. In serata ho rivisto gli amici con cui andavo alle serate trivia quando abitavo a Sydney. Come ritrovo si è scelto quindi un pub che facesse il trivia (!), e abbiamo fatto una figura orrenda perché evidentemente abbiamo perso lo smalto di un tempo… Ma non ci si lamenta, è stato bello rivedere tanti amici! E poi mi sono sparata una veloce sessione notturna di turismo sulla baia. Che meraviglia.

18/11/2015: Caldo. Oggi doveva essere il mio giorno libero da impegni, ma ovviamente non lo è stato. Perché quando torni dopo anni, 10 giorni non sono abbastanza per fare tutto ciò che vuoi fare e rivedere tutte le persone che ti mancano. Ho fatto colazione con una collega del mio primo lavoro, e poi sono andata a nuotare alla North Sydney Olympic Pool, che a mio avviso è la piscina più bella del mondo ed uno dei miei luoghi preferiti in città. Dopo tantissimo tempo ho anche azzardato qualche vasca fatta bene, cosa che mi ha ricordato che sarebbe ora di tornare a nuotare. E ho ammirato la vista, e cavolo… E’ davvero mozzafiato.
Ho preso il traghetto per tornare in città (un’altra delle mie attività preferite), ho fatto un altro po’ di shopping più o meno inutile e poi mi sono precipitata al mare a Coogee. Finalmente il primo bagno, che mi ha fatto sorgere alcune importanti domande, tipo: come accidenti facevo ad affrontare quasi quotidianamente quando abitavo qui? Rinfrescante. Stupendo.
Cena sushi (a prezzo scontato) con M. Vincente.

NSOP

19/11/2015: Giornata a zonzo con B che mi ha fatto vedere un po’ di posti nuovi in città. Abbiamo preso il traghetto e siamo andate a Manly per fish & chips, passeggiata in spiaggia, e sono anche riuscita a trascinarla in acqua per un bagno.  Obiettivo: tornare in UK con una abbronzatura invidiabile. E ci sto riuscendo.

20/11/2015: The end! 100 Happy Days senza mai mancarne uno e senza arrendermi. Evviva! Ma essendo una pedante, continuo fino a domenica 🙂
E dunque oggi è arrivato il grande caldo. 42 gradi altamente fuori stagione. Giornata perfetta per la spiaggia, con bagno obbligatorio per abbassare la temperatura corporea. La sera l’ho passata a Newtown con Z, G e T. Che tra loro non si conoscono, ma avendo ormai esaurito i giorni ho dovuto far convergere gli incontri. Una bella serata con bella gente.

21/11/2015: Beach hopping day! Con M e D abbiamo organizzato una piccola gita alle spiagge della costa a nord di Sydney. Sabbia arancione, mare grosso. Purtroppo anche un sacco di vento, e dunque abbiamo peregrinato un po’ fino a tornare verso la città per un po’ di quiete. Dopo un pisolino a Balmoral (!), ci siamo diretti alla volta di Milk Beach, perché un amico di un amico di non so chi ne aveva parlato bene. E questo tizio misterioso aveva ragione. Abbiamo scoperto una bellissima passeggiata lungo la baia, con vista stupenda sulla città, Harbour Bridge e Opera House, e tante piccole spiagge lontane dal casino. Sydney è anche questo: calette silenziose a due passi dal centro, e tante inaspettate sorprese.

22/11/2015: Ci avviciniamo alla mia ripartenza, ma non mi abbatto. Con D sono andata a dare un’occhiata al Homeground Festival davanti all’Opera House, per scoprire un po’ di cultura dei nativi australiani. Con annesso pranzo a base di canguro, che magari a qualcuno farà storcere il naso, ma è davvero gustoso! E poi passeggiata ai Botanic Gardens, e una cioccolata calda al nostro posto preferito. E infine cena di addio a base di quintali di cibo tailandese spaventosamente buono. Domani è l’ultimo giorno, non vorrei partire, ma sono talmente carica di energia positiva che non riesco neanche a sentirmi malinconica. E forse è un buon segno.

100 Happy Days – Settimana 14

Riassuntini felici della settimana appena trascorsa (o meglio, della settimana prima ancora… Ma non c’era tempo!).

09/11/2015: Avete mai avuto il piacere di nuotare con i leoni marini? Sono simili alle foche, paciocconi, rotondetti e più veloci di me e di te quando si tratta di sfrecciare nell’oceano. Ecco, il posto dove mi trovo ora, Port Lincoln, è noto per varie attività tra cui shark diving (seee certo) e nuotare coi leoni. Io ho fatto quest’ultima, e mi continuo a complimentare con me stessa per aver trovato il posto giusto, nonché il meteo giusto, per questa esperienza fantastica! Di primo acchito, quando mi sono immersa, pur essendo bardata con una muta, ho creduto di morire per il freddo pungente (ché anche se hai la muta, l’acqua entra…). Ma quando i primi cuccioli (li chiamano anche cuccioli del mare, con giusta ragione) sono arrivati a giocare con noi, non mi è più importato nulla dell’imminente congelamento. Sono stupendi, curiosi, giocherelloni, hanno quegli occhi enormi che ti ricordano in effetti un cane, e hanno quella tenerissima aria perplessa mentre cercano di capire cosa accidenti sei tu, umano di nero vestito che nuoti cosi lento. Valeva assolutamente la pena sfidare freddo e mal di mare, per passare un’oretta in acqua con questi cuccioloni!
[Nota a margine: finalmente stasera mi sono bevuta una Coopers Pale, la mia birra preferita!]

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10/11/2015: I voli in ritardo che poi ti fanno perdere le coincidenze non sono mai piacevoli, ma alla fine l’ho presa con filosofia. Qantas mi ha dato un voucher per il pranzo per chiedermi scusa, e si sa che il cibo gratis è ancora più gustoso. L’arrivo in ritardo mio e di B a Melbourne ci ha fatto saltare alcuni piani, ma alla fine non è stato male arrivare con calma. In più, la casa in affitto era graziosissima.

11/11/2015: Animali! Phillip Island, oltre che per il moto GP, è nota per la sua fauna. Koala, wallabies, echidna, pinguini. Più volatili di vario genere. E noi abbiamo visto praticamente tutto! In mattinata santuario dei koala, la sera parata dei pinguini! Che al calar del sole escono tutti dell’oceano per tornare alle loro casette sulla terra ferma. Troppo troppo carini, e poi è cosa nota che adoro i pinguini

12/11/2015: Il programma odierno prevedeva una visita al Wilson’s Promontory National Park, ma il Bureau of Metereology australiano ci diceva che non era il caso, che si prospettavano intemperie di ogni genere. Insomma, non la giornata migliore per andare a passeggiare in un parco nazionale. Cambio di programma e visita a spiagge vicine. Naturalmente c’era un sole stupendo. Bisogna dire ad ogni modo che la scelta è stata comunque vincente, perche le spiagge che abbiamo visitato erano davvero meravigliose. E io adoro una bella spiaggia con quei colori incredibili che ho visto solo in Australia.

13/11/2015: Dopo 3.5 anni torno nella mia Sydney! E non poteva andarmi meglio: ho volato in business class (biglietto preso con le miglia ovviamente, mica pagato), e per la prima volta nella vita mi si è seduto accanto un bel pezzo di ciao. Tra l’altro non solo bello, ma anche molto gentile e di compagnia. Insomma, un vero peccato che il volo sia stato breve! Anche se ero andata in brodo di giuggiole e avevo evidenti difficoltà di comunicazione… Mi ha chiesto se tornavo a casa, e gli ho risposto che in un certo senso era proprio così. Gli ho raccontato brevemente del mio viaggio ed imminente compleanno, e lui del suo lavoro di pilota Qantas (!) che stava andando a fare un assessment. Al momento di scendere, mi ha fatto gli auguri per il compleanno e io l’in bocca al lupo per l’assessment. Magari i voli fossero sempre così! Mi mancava un sano innamoramento flash. E poi tanta emozione a rivedere le spiagge dall’alto prima di atterrare, e Coogee dal vivo quando sono arrivata. Anche se poi ha diluviato. E’ bello sentirsi a casa.

14/11/2015: Giornata piena! Pranzo malese con B e altri amici, poi pomeriggio alla tea house di Taka per litri e litri di ottimo te verde a prezzi stracciati (si può andare in overdose da te verde, l’ho provato), e infine cena in uno dei miei ristoranti giapponesi preferiti. Sazia di ogni ben di Dio!

15/11/2015: Con la scusa del compleanno (che sarebbe poi il giorno dopo), ho radunato un manipolo di amici vari all’Opera Bar per un paio (abbondante) di birrette. Luogo stupendo per ritrovarsi dopo tanto tempo, e raccontarsi le proprie vite. Che poi, a pensarci bene, in momenti come questi capisci chi ci tiene a te e chi no. E io sono molto molto fortunata.
Naturalmente abbiamo concluso con una sontuosa cena taiwanese e quintali di mango pudding. Successone!

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100 Happy Days – Settimana 9

Riassuntini felici della settimana appena trascorsa.

05/10/2015: Iniziare la giornata in pedana alle 7:45, con l’incombenza di un coglione per aiutante già alle ore 8:00 non è bello, specie dopo un fine settimana piacevole. Ho limitato i contatti al minimo sindacale richiesto per lavorare bene e ho passato il resto della giornata a perdere tempo aiutando qualche sprovveduto alla conferenza. Nel pomeriggio, un ragazzo posteggiato ad uno degli stand degli sponsor ci ha offerto dei biscotti fatti in casa – bravo ragazzo, bravo! E poi stasera ho dato un’occhiata veloce alla posta e ho scoperto che capo mi aveva scritto per sapere se ero tornata sana e salva dalla Costa Azzurra. Ecco, uomini come lui purtroppo sono merce rara.

06/10/2015: Avrei voluto scrivere che abbiamo vinto il pub quiz, ma purtroppo per un punto non ce l’abbiamo fatta. Mannaggia! Però al quiz c’ero, e tanto mi basta. I miei nuovi amici mi piacciono. La conferenza è al giro di boa. Stamattina merda ha fatto una battuta pessima (o, quantomeno, certi tipi di battute come potrebbe evitarli), che ha ottenuto una risata sarcastica e condita di disappunto come risposta. Lui e la sua crescente panza sono stati evitati il più possibile durante il giorno, complici il poco lavoro da svolgere, il pranzo (mio) fuori sede e la mia fuga prematura. Dopodomani si toglie dalle palle per un paio di settimane, e si respira già aria migliore.

07/10/2015: Ho detto si respira aria migliore, ma oggi alla fine dei conti, chissà per quale motivo, ero un po’ triste. Il periodo è quello che è, anche se decisamente sto meglio. Diciamo che lavorare alla conferenza mi aveva permesso di staccare un po’ dal solito ambiente, e tornare in ufficio è stata una rottura. D’altra parte, ho ricevuto complimenti per il lavoro svolto. Anche fiori – che non mi piacciono tanto, ma sono un bel pensiero. Per la sera avevo organizzato una cena con gli amici italiani, che si è velocemente trasformata in una baraonda con compleanno a sorpresa e tante tante risate. Poteva essere peggio!

08/10/2015: La giornata si è aperta malissimo con i ricordi di FB che mi hanno sbattuto in faccia un selfie della vacanza dell’anno scorso. Per fortuna le foto sono poche, visto che lui si vergognava di essere in giro con me… Meno ricordi. Poi però sono andata in ufficio e c’era la festa di addio di uno stronzo che si trasferisce in California (zero invidia), e naturalmente si è mangiato, ma soprattutto c’era champagne. Alle 11:00. Spero che diventi una tradizione. In serata io e A. ci siamo imbucati a un aperitivo con pizza a volontà, e con la pancia piena sono rientrata a casina a fare la valigia per un altro weekend.

09/10/2015: Oggi si va a casa per il weekend. Prendere aerei per me ormai è una droga, evidentemente. Mi rendo conto anche che sto perdendo il contatto con la realtà di questo posto, ma non sono sicura che la cosa mi dispiaccia. La cosa buffa di oggi è che sono stata a cena al ristorante dove vado sempre in aeroporto, e la cameriera non solo si è ricordata di me dalla settimana scorsa, ma si è anche ricordata che ho ordinato la stessa cosa. Mi preoccupo?

10/10/2015: Prima di tutto ho riabbracciato il mio cagnone dopo un lungo mese lontani. Povero, credo che ormai sia super confuso dalle mie apparizioni e sparizioni. E poi ovviamente in compagnia con la famigghia, e infine cena golosa con le amiche a base di gnocco e tigelle, che sono tra le cose più incredibilmente buone della cucina emiliana. Che gioia per il palato (e per me!).

11/10/2015: Inizio giornata con una pasta della Dora, che è l’apoteosi della pasticceria. Sono poi sopravvissuta al compito di madrina alla cresima di mio nipote. Il vescovo era pure abbastanza simpatico ed ascoltabile (al contrario del parroco). C’era un sole stupendo e un delizioso caldino che mi ha ricordato quanto sia bello questo periodo dell’anno in Italia. E poi ultime coccole col peloso. Una bella domenica.

Buck

100 Happy Days – Settimana 5

Riassuntini felici della settimana appena trascorsa.

07/09/2015: oggi sono stata alla fiera con le giostre, ho comprato un piccolo Minion e ho mangiato lo zucchero filato. Non mi si chieda quanti anni ho…

08/09/2015: perché aspettare che siano gli altri a chiamare? Ho mandato una mail agli amici di L. (quella che ora non abita più qui) e ci siamo organizzati per il pub quiz. Ho ricordato loro che lei è andata, ma io sono ancora qui. Spero non se ne dimentichino. E poi al quiz ho indovinato Lilo & Stitch, quindi non sono stata inutile al 100%.
Precedentemente ho fatto l’assessment del mio livello di stress, e con piacere mio e della terapista ho notato un netto miglioramento. Evvediche con un po’ di impegno…

09/09/2015: ho veramente poco da riportare su questa giornata anonima. Ho fatto molte chiacchiere col mio capo, e con il meno ignorante dei miei coinquilini (io coi miei coinquilini praticamente non ci parlo). Ho tolto un “mi piace” da una foto che non mi piace più. Va bene?

10/09/2015: oggi mi sarei presa a schiaffoni da sola. Ho rinunciato alla serata “social” del lavoro per timore di imbattermi in lui e la sua inseparabile compagna, quando poi a posteriori ho scoperto che non c’erano. Son tornata a casa dall’ufficio incazzata con me stessa per essere così stupida, finché non mi sono data una calmata e ho rimesso in ordine le idee. Meglio non rischiare di disfare il buon lavoro fatto finora. Alla fine, ho passato una bella serata in mia compagnia, con un bicchiere di vino, un documentario di Alberto Angela (!) e una versione animata di Corto Maltese. Poteva andare molto peggio (almeno nella mia testa).

11/09/2015: ci sarebbe da essere felici principalmente per il fatto che è stato un altro giorno senza vedere faccia di merda. Ma poi sembra che gli si attribuisca troppa importanza, quindi focalizziamoci su una seratina tranquilla e piacevole con l’Ely e i suoi amici.

12/09/2015: andare a Stansted mi provoca rabbia profonda, ma era per una buona causa: andare a casa! Che di questi tempi è un toccasana. Ho riabbracciato il mio cagnone, tagliato i capelli e visto il mio amico del cuore (!) dopo tanto tempo. Son sempre visite brevi, ma cambiare aria è fondamentale.

13/09/2015: giornata di incontri. In paese c’era la sagra, quindi una passeggiata in centro in mattinata ha fatto sì che mi imbattessi in una serie di volti noti, tra cui, il mio amico d’infanzia M., che non vedevo da tantissimo. Mi spiace un po’ per il fatto che ci siamo persi di vista. L’ho sempre considerato la mia anima gemella, anche se poi le nostre vite hanno preso strade diverse. E poi il battesimo di D., che mi ha fatto rivedere in un colpo solo tante persone che non vedevo da un sacco. L’aperitivo al sole, un’altra passeggiata in centro e le chiacchiere con l’ex capa che si vede che ancora sente la mia mancanza. Giornata lunga ma molto molto bella.

Pinguini e vita moderna

Ultimamente ho eletto il pinguino a mio animale guida. Pensiamoci: il pinguino è la metafora perfetta di chi si sente costantemente fuori luogo. Pacioso, rotondetto, cammina goffo sui ghiacci e sembra un po’ uno sfigatello, almeno fino a quando non si tuffa in acqua, e allora ecco che sfreccia veloce, coordinato, elegante. Bellissimo.

Gli adolescenti sono pinguini sulla terraferma. Poi succede che alcuni restano tali, oppure trovano pochi specchi d’acqua per dar mostra delle loro competenze natatorie. Eccomi, io sono uno di questi qui. E sono particolarmente abile nel trovare situazioni in cui infilarmi restando invischiata, goffa pinguina senza via d’uscita.

Ma forse non sapete che (come ci insegna Wikipedia): Camminano lentamente dondolandosi. Questi animali hanno un’andatura molto buffa e solo sulle discese ghiacciate raggiungono notevoli velocità, lanciandosi in lunghe scivolate sulla pancia. Con quell’andatura sembrano docili, ma sanno essere molto coraggiosi. Per difendere il compagno o i propri piccoli possono tirare beccate molto forti.
Io compagno o piccoli non ne ho, ma le beccate forti le tiro eccome. Soprattutto quando mi fregano lo specchio d’acqua per nuotare veloce.

Ultimamente sono stato coraggioso pinguino incazzato che beccava forte su terraferma. Spero di potermi presto tuffare e far vedere quanto sono leggiadra ed elegante.

Nell’attesa, guardo loro.

Penguins

Amorecane

Esordisco scusandomi con Massimo Gramellini, al quale ho rubato il titolo di un Buongiorno per trasformarlo in quello di questo mio post. Ma la parola mi piaceva, ed è un buon riassunto dei miei pensieri negli ultimi giorni.

Sono giorni molto difficili, questi. L’inizio di anno è stato un completo disastro, e faccio fatica a risalire la china (lo dimostra anche il fatto che da giorni provo a scrivere, e non riesco). In una situazione come questa, mi manca tanto – ma proprio tanto tanto – il mio cagnone. Come ho già scritto qui, lui in qualche modo mi ha già salvato, almeno una volta. Ero tornata dall’Australia, a casa cercavo lavoro e non trovavo nulla. Le mie uniche distrazioni dall’invio costante di CV erano le passeggiate con lui in giro per la campagna dietro casa. Mi mettevo le scarpe da ginnastica, gli mettevo il guinzaglio, e per un’oretta lui impazziva dietro gli odori e sgambettava nell’erba alta, e io non pensavo a nulla. Senza di lui credo che sarei finita in terapia. In qualche modo lui mi tranquillizzava e mi restituiva un po’ di ottimismo, con la sua semplicità e il suo amore incondizionato.

Qualche tempo fa, ero a casa, e ho avuto un momento di sconforto per motivi che non starò a sviscerare qui. Ero a casa da sola, in cucina, solo con lui. Ho cominciato a piangere, ma di quei pianti a singhiozzo, di quelli che ti tolgono il respiro. Lui mi è venuto vicino perché ha capito che non stavo bene. Mi è bastato abbracciarlo e già stavo meglio. I cani non parlano, purtroppo (e dico purtroppo perché resto convinta del fatto che avrebbero cose molto più interessanti da dire di certi umani), ma nonostante ciò, o forse proprio per questo, sanno darti tutto il supporto che ti serve. Ti capiscono senza bisogno di parole, e non hanno bisogno di dirti che per te ci sono sempre. Anche se non ti conoscono.

Più o meno una settimana fa sono stata travolta da un piccolo smottamento di merda (per dirla in maniera poetica). Totalmente inaspettato, e dunque terribile. Ho adottato la mia reazione classica: ho alzato attorno a me un gigantesco muro impenetrabile, sono sparita dai radar, mi sono fatta vedere e sentire il meno possibile. Il ché è comunque abbastanza complicato, dovendo andare a lavorare e interagire con della gente, che sicuramente si è domandata che accidenti di problema avessi.
Mi fermavo a pensare e mi si gonfiavano gli occhi di lacrime. Poi tornavo a casa e li sgonfiavo. Sapete a cosa pensavo, quando finalmente uscivo dall’ufficio? A parte ovviamente rivivere le scene che mi avevano portato lì, riflettendo sul fatto che non c’è soluzione, pensavo al mio cane. Pensavo a quanto avrei dato per poterlo avere lì con me, e non dirgli niente, e accarezzargli la testa e sprofondare nel suo amore.
Sapere che lui c’è e mi aspetta a casa, ed è sempre la persona (beh, sì, per me è una persona) che è più felice di vedermi mi tira sempre un po’ su di morale.
Senza vergogna dichiaro che è lui quello che mi manca di più quando sono lontana da casa. La famiglia e gli amici si sentono su Skype, via messaggio, su FB. Io non posso mandare al mio cane dei messaggi su whatsapp (quanto sarebbe bello?!), e le poche volte che ho provato a “parlarci” su Skype è stato un fallimento. Lui è per il “qui e ora”, e quando ci penso mi rendo conto di quanto mi sto perdendo ad essere lontana. I cani restano con noi per così poco… Ogni minuto è prezioso.

Cosa accidenti ci faccio qui? Perché non sono sul divano con accanto colui che mi ama per quello che sono, senza curarsi del mio aspetto, del mio carattere, del mio successo, delle mie idee politiche e/o religiose?
Comincio a pensare di essere un po’ scema.

Cagnolini in prestito (Borrow my Doggy)

Ieri, mentre mi dedicavo ad una delle mie attività preferite, vale a dire la perdita di tempo (vedi post precedente), mi sono imbattuta in quello che potrebbe essere il passatempo più fantastico di sempre: cagnolini in prestito.

Il servizio Borrow My Doggy è una specie di social per cani e padroni di cani (per dirla con Elio), che mette in contatto padroni con poco tempo a disposizione per i loro amici pelosi, e amanti dei cani che per vari motivi non possono averne uno. L’aspirante prestatore crea un profilo spiegando perché vorrebbe tantissimo un cagnolino in prestito, e il sito mostra i cani disponibili nel raggio di un paio di miglia. Sta poi ai vari padroni contattare coloro che ritengono adeguati ad occuparsi del loro cucciolo per qualche passeggiata o qualche ora di dog sitting nel weekend.

Non nascondo di aver tentato di vendermi meglio di quando scrivevo le lettere di accompagnamento ai CV: avere un cane mi manca da morire, e non nascondo nemmeno che una bella fetta della mia gioia quando ritorno a casa in Italia ha quattro zampe e scodinzola tantissimo. Questo sarebbe il compromesso perfetto: un cane a chiamata, che colmerebbe i miei vuoti affettivi senza il rischio di dover essere trascurato, come accadrebbe se avessi davvero un cane tutto mio. Chissà, un giorno riuscirò a coronare il sogno di un cucciolo.

Penso da sempre che gli animali domestici siano un toccasana per gli umani. Alleviano lo stress, ti fanno compagnia, ti insegnano cosa vuol dire amare e cosa vuol dire essere amati. Ma sul serio.
La prima amica che ricordo aveva quattro zampe e si chiamava Mela. Ricordo di aver giocato molto di più con lei che con mia sorella. Perderla è stato il primo grande dolore della mia vita. Sono passati 20 anni e lo ricordo come fosse ieri. Non sono nemmeno così convinta di aver superato il trauma.
Otto è venuto praticamente subito dopo. Ci abbiamo messo un po’ a carburare. Avevo la sensazione che fosse arrivato come sostituto di qualcuno di insostituibile. Abbiamo avuto alti e bassi, ma ricordo anche quando ho salutato lui per l’ultima volta. Partivo per l’ennesimo viaggio, e avevo la netta sensazione che non ci saremmo rivisti al ritorno. Avevo ragione. Anche se non eravamo migliori amici, il vuoto si sentiva.
E come in uno stillicidio, l’ha seguito “Micio”, il gatto bicentenario, arrivato alla soglia dei 21 anni durante i quali ha perso svariate vite. Il gatto più stronzo della terra, amichevole come un mitra puntato alla schiena, il terrore degli ospiti. Ho conosciuto, dopo di lui, un gatto ancora più stronzo e borderline emo (si strappava la pelliccia a morsi, l’equivalente felino di tagliarsi). Bello e problematico come solo certi felini sanno essere.
Il vuoto di animali, a casa mia, è durato parecchio. L’ho colmato io per qualche tempo, stringendo amicizia con la gatta della mia coinquilina in Australia – una micia che mi ha salvato dalla depressione delle mie settimane da disoccupata. Come solo gli animali sanno fare, forse nemmeno rendendosene conto.

E poi è arrivato Buck. Che, pensandoci bene, sembra un po’ il riassunto di tutti i precedenti pelosi di casa. E’ arrivato quando ne avevo più bisogno, e anche lui, come gli altri in maniere diverse, mi ha salvato in qualche modo. Anche solo ricordandomi che esiste amore incondizionato, e che non tutto è perduto finché c’è qualcuno che scodinzola.

Riassumendo, sto aspettando con ansia che qualche padrone mi contatti per portare a spasso il suo cucciolo. Scambi di felicità. C’è qualcosa di più bello, forse? Io non credo.

Le anime antiche

Poco fa, ho mostrato alla mia collega l’ennesima foto del mio cagnone. Sono un po’ come quelle mamme (tutte le mamme, diciamo) orgogliose del loro pargolo, il piu’ bello di tutti. Il mio amico peloso ha gia’ numerosi fans, e le sue facce in foto non fanno che aumentare il gradimento della bestia agli occhi del pubblico. Certi scatti lo ritraggono tra il perplesso e lo stremato, per avere a che fare con una che gli da piu’ filo da torcere di un moccioso urlante. Sorridendo nel guardare il nostro selfie (obbligatorio per chiudere il 2013), la collega mi ha detto: “Lui e’ un’anima antica, lui e’ gia’ stato qui”. Che e’ un’immagine bella che mi ha subito riportato alla mente un libro letto un paio di anni fa – un romanzo molto strappalacrime dal titolo “A dog’s purpose”, che narra la vita, anzi, le vite, di un cane che ritorna sulla terra dopo numerosi trapassi, fino a ritrovare da anziano il padrone che aveva amato di piu’.

Mentre, per quanto riguarda gli umani, fatico ad immaginare un ritorno in forma di altro umano che possa interagire con le persone care lasciate sulla terra, questa idea di reincarnazione canina mi convince di piu’. In fondo, i cani stanno con noi per cosi poco tempo, che e’ bello pensare che poi ritornino a farci compagnia. Magari non subito, o di un’altra razza, o anche di un altro sesso, ma che comunque ci conoscano gia’. Cosa che un po’ spiegherebbe anche il motivo per cui ci vogliono bene dal minuto zero, senza dubbi e senza bisogno di presentazioni.

Qualunque sia la verita’ (sempre che ne esista una), sono certa di una cosa: “se non ci sono cani in paradiso, io quando muoio voglio andare dove vanno loro” (Will Rogers).

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