Buoni propositi, nuovi inizi, nuove storie

Due cose non mi piacciono del 1° gennaio: le feste di Capodanno e i buoni propositi.

Mi spiego meglio: del 31 dicembre/1° gennaio non amo l’ansia sul cosa fare, la festa col divertimento obbligatorio, i botti (da qualche parte ho letto che sarebbe una nostra tradizione!), le cene a prezzi triplicati per mangiare schifo… A Capodanno mi piace quello che ormai faccio da qualche anno: cena con pochi amici, tra cui il Capitano Morgan, dire cazzate fino a orari improbabili e ridere molto. L’anno scorso ho avuto un momento di sbandamento e ho abbandonato questo programma sicuro – ho pagato per tutto il resto dell’anno, ma stavolta non ho commesso di nuovo lo stesso errore. Può andare solo meglio.

Ma veniamo ai buoni propositi. L’idiota di turno, il mio migliore amico (!), quello che mi ha salutato con un abbraccio per Natale e quest’anno non si è neanche degnato di mandare un augurio, l’anno scorso mi disse che il suo buon proposito era fare la cosa giusta con le persone. 12 mesi dopo, gli facciamo i complimenti per il calibro della cagata che aveva sparato, e che in ogni caso mi era chiara dall’inizio. Del resto, come già da me commentato proprio allora, i buoni propositi di quel tipo li trovo appunto una cagata pazzesca. Perfetti per un parolaio provetto.

Però quest’anno qualche buon proposito ce l’ho anche io. Perché quando si inizia un nuovo capitolo della vita, e si cerca di scrollarsi di dosso le scorie del passato, darsi qualche piccolo obiettivo è una buona idea. No, non ho intenzione di promettere al mondo di diventare una persona stupenda. Ho idee molto più semplici:

  • Giocherellare di più con Instagram: la trovo una bella piattaforma per chi ama fare foto. Seguo bravissimi fotografi, bravi come io non sarò mai, ma vorrei riuscire a postare almeno una foto al giorno. Non necessariamente scattata quotidianamente, ma anche ripescata dal passato;
  • Cucinare: l’anno passato non avevo tempo né voglia né ispirazione alcuna a mettermi ai fornelli. Il mio obiettivo non è Masterchef, ma semplicemente spadellare un po’ di più per me;
  • Fare sport: l’anno scorso ho mollato tutto. Ho pagato 12 mesi di piscina andandoci zero volte. Non ne avevo la forza, non ne avevo voglia. Quest’anno l’obiettivo sarebbe anche solo una nuotata a settimana. Prevedendo di avere molto più tempo libero, si può fare;
  • Viaggiare: qualche giorno fa raccontavo ad un amico che in questi anni in Inghilterra non sono riuscita a risparmiare praticamente nulla, avendo dato tutti i miei sudati pounds a British Airways.
    “Hai fatto bene – mi ha detto lui – se ne hai la possibilità, fai bene a girare. Sono soldi spesi bene”. Credo che abbia ragione. L’anno scorso viaggiare era effettivamente una mia necessità. Quest’anno vorrei controllarmi un po’ di più, ma non rinunciare comunque a vedere almeno un posto nuovo. Viaggiare è una bellissima dipendenza;
  • Continuare con il reiki: me lo sono regalato per Natale, vorrei continuare a dedicare del tempo a questa cosa, che poi equivale a dire dedicare tempo di qualità a me.

Intanto oggi ho iniziato il processo di pulizia con un passo importante: lavare le tende di camera mia, incrostate credo almeno da un decennio di schifo. Si respira già meglio.

Buon anno a tutti!

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Buoni propositi, nuovi inizi, vecchie storie

Trovo interessante la maniera tutta umana di scandire il tempo. Minuti, ore, giorni, settimane, mesi, anni. Gli animali, che per certi versi trovo molto più intelligenti e in gamba degli esseri umani, non hanno un concetto simile dello scorrere del tempo: certo, comprendono l’alternarsi del giorno e della notte, e ovviamente delle stagioni, ma il loro tempo scorre fluido.

“Time is irrelevant, it’s not linear” canta Bono in un suo pezzo.

Comprendo la necessita’ di scandire il tempo per i brevi periodi: la giornata o la settimana lavorativa, per esempio, ci aiutano ad organizzare le nostre attività, e la nostra vita nei suoi aspetti più pratici. Sono meno convinta invece dell’utilità dello scandire il tempo sui lunghi periodi, e per organizzare noi stessi nel profondo.
Mi spiego: per un’azienda, per esempio, e’ fondamentale stabilire periodicamente obiettivi – annuali o pluriennali – e pianificare di conseguenza le proprie attività. Periodicamente, se ne va a verificare il raggiungimento (o il progresso fatto per il loro raggiungimento) tramite l’analisi di risultati misurabili. Dobbiamo vendere 100 entro la fine dell’anno, abbiamo venduto 10 a fine gennaio, stiamo procedendo bene.

Come si fa a verificare un buon proposito per il nuovo anno? A meno che questo non sia, ad esempio, “allenarsi per una maratona”, “smettere di fumare entro il mese x”, “mangiare frutta tutti i giorni”?

Nel corso degli anni, ho sentito un sacco di buoni propositi talmente vaghi e qualunquisti da farmi chiedere perché chi li ha elaborati ci abbia perso del tempo.
Buoni propositi per il nuovo anno io non ne ho mai fatti. Forse quelli più verificabili (come gli esempi che ho portato sopra) possono avere un senso, ma quelli vaghi tipo “essere una persona migliore”, “essere felice”, “sorridere di più”… Ma veramente serve un nuovo anno per cambiare in questo senso? Se giungi al 31 dicembre con questo proposito in mente, vuol dire che hai avuto del tempo per pensarci. Devi aspettare capodanno per cominciare a muoverti?
Puoi fare il coglione per 12 mesi, te ne rendi ben conto e stabilisci che dall’anno nuovo basta, ma fino al 31 dicembre continui impunito e protetto dal tuo alibi “ah ma l’anno prossimo si cambia registro”.
Non sarebbe forse meglio se, giunti ad un certo punto della vita in cui ci rendiamo conto che qualcosa va aggiustato, lo facessimo indipendentemente dalla data? Si potrà cambiare anche il 4 febbraio, o il 28 aprile, o il 3 novembre?

[Per spunti interessanti su buoni propositi effettivamente realizzabili, rimando a questo articolo di Internazionale. L’ultimo proposito fa parte della categoria di quelli che mi infastidiscono. Ma con piacere affermo che sto già provando a comportarmi come suggerito, e non dal 1 gennaio. Non saprei dire quando ho cominciato, ma posso confermare che e’ molto appagante.]