The last time

Domani parto. I bagagli sono più o meno pronti, i pacchi sono spediti. L’immondizia è stata cestinata.

Iniziava così il post che avevo cominciato a scrivere quasi esattamente un mese fa.
Era il 3 maggio, ed era la vigilia della mia Brexit.

E’ successo tutto molto in fretta. Un bel giorno Firenze ha chiamato, aveva molta fretta. In poco più di un mese ho dato le dimissioni, ho impacchettato la stanza, ho salutato gli amici e sono partita. Sono stata a casa 2 giorni, e ripartita subito dopo. Chi si ferma è perduto.

Oxford sembra una vita fa. In un attimo, sono svanite le sere al pub, le chiacchiere con F. e N., il quiz, il cinema.
Il giorno che sono partita, R. mi ha accompagnato a prendere l’autobus per l’aeroporto. Man mano che il giorno si avvicinava, mi rendevo conto di cosa stava per accadere. Ma non volevo sembrare troppo emotiva, volevo fare l'”ometto”. In 3 occasioni ho palesemente ceduto: quando ho salutato ex capo; alla mia festa di addio, quando James è andato via, e, ubriaco, non mollava l’abbraccio; gli ultimi minuti con R. prima di salire sul pullman – lì non ce l’ho più fatta a trattenermi. Ho odiato l’Inghilterra per molte ragioni, ma dal punto di vista umano, quello che ho trovato (salvo rare eccezioni) è stato straordinario. So che non mi ricapiterà più. Ma è anche vero che Oxford è una terra di mezzo, un luogo di passaggio. Molti prima o poi se ne vanno. Egoisticamente parlando, ho preferito essere io ad andarmene, piuttosto che assistere allo stillicidio di partenze. Ma è tutto facile, a posteriori.

Il capitolo p.d.m. è stato ufficialmente chiuso. Ho messo io il punto, e con molta amarezza. Dato che non era ancora stato abbastanza stronzo, ha pensato bene di portare la sua fidanzata alla mia festa di addio. Chissà, forse voleva accertarsi che partissi davvero. Temevo che l’avrebbe fatto, ma al contempo speravo che non arrivasse a tanto. Speravo avesse la decenza di tentare almeno di lasciare un ricordo discreto, ma forse preferisce la damnatio memoriae. Non l’ho guardato in faccia né gli ho rivolto la parola per tutta la sera. Tanto credo che fosse venuto solo per cercare di ricucire i rapporti con gente che non lo sopporta più. Ha superato tutti i limiti, e con una nonchalance vergognosa. Il giorno dopo, complice forse anche il fatto di non aver dormito per vedere l’alba del May Day, ero livida di rabbia. L’ho immediatamente rimosso di nuovo da FB, e ho valutato il da farsi. Il giorno seguente, faccia come il culo, ha avuto il coraggio di presentarsi a pranzo con alcuni colleghi. Nuovamente ignorato, a quel punto ormai era sceso nel ridicolo.
Mentre mi avviavo alla fermata del bus, sono passata davanti a un gommista. La radio suonava a tutto volume The Last Time. Ho capito che l’universo mi stava mandando un messaggio, e anche piuttosto chiaro.
Tornata a casa di R., dove soggiornavo per gli ultimi giorni, e poiché mi trovavo temporaneamente chiusa fuori (!), mentre aspettavo gli ho scritto che avrei voluto parlargli, se l’indomani fosse venuto a pranzo.
“Quale sarà il tono della conversazione?”, ha chiesto prontamente il paraculo.
Qualche messaggio dopo gli avevo dato il benservito. Mai lette tante cazzate in una volta sola, e ancora un po’ mi mangio le mani perché potevo dirgli un altro paio di cosette, ma alla fine vaffanculo, fuori dalla mia vita. Quanto tempo, quanta energia buttata per cercare di salvare una cosa che sapevo benissimo che non poteva essere salvata.
L’ho raccontato a R. (e a un altro paio di persone), senza addentrarmi nei retroscena. R. era abbastanza sorpreso, soprattutto per la modalità, ma ha capito un po’ delle motivazioni. Nemmeno a lui è particolarmente simpatico, non lo considera un amico. [Per inciso, il p.d.m. l’ha sempre guardato con sospetto, perché R. è tutto quello che lui non è: disponibile, simpatico, solare, amico di tutti, piace a tutti, la persona più altruista al mondo].
Mi ha fatto bene parlargli, perché ormai questo segreto di stato mi stava facendo impazzire.
Il giorno dopo, a pranzo, non si è presentato. Lo immagino a casa con la sua padroncina, a festeggiare la mia dipartita, fisica e metaforica. O forse a domandarsi a chi dare la colpa di tutto quello che va male, ora che io non ci sono più (c’è chi dice che sarà comunque colpa mia, perché me ne sono andata).

Il mio ultimo giorno è stata l’ennesima dimostrazione che, per ogni stronzo che la vita mette sul tuo cammino, c’è molta più gente bella per la quale essere grati.
S. ha colto al volo il mio suggerimento per pranzo, così non sarei stata sola a casa a far passare il tempo prima di andare in aeroporto.
M. è uscito prima dal lavoro per venire a salutarmi, nonostante lo avesse già fatto due giorni prima.
R. si è confermato il tesoro che ho sempre saputo che fosse.

Sono nella mia stanza fiorentina, con la finestra aperta e per la prima volta con un letto senza piumino. Nell’aria c’è odore di gelsomini.
Spero di aver fatto la cosa giusta.

Annunci

Chiromanzia

Da un paio di mesi faccio visita ad un cartomante, del quale amichevolmente parlo come “il mago”. Me lo ha consigliato qualche tempo fa un’amica che di mestiere fa il medico (lo specifico per sottolineare come non sempre l’interesse per queste cose ed altre discipline poco scientifiche come la medicina alternativa o la fede in qualche dio siano giustificate da ignoranza o scarsa cultura), a sua volta consigliata da una sua collega. “E’ bravissimo – mi ha detto – e ha indovinato cose che non avevo detto mai a nessuno. E poi e’ molto simpatico e intelligente, lo uso un po’ come un terapista”.

Ultimamente sono nella fase del “perché non provare?”, e quindi mi son fatta prendere un appuntamento per un giorno in cui mi trovavo in Italia.
Partendo dal presupposto che sono sempre abbastanza scettica, e pensando che se il maestro Yoda non e’ in grado di prevedere il futuro, come può esserlo un signore emiliano qualsiasi, sono andata a farmi fare le carte.
Non devo aver fatto una grande impressione. Forse il mio scetticismo ha creato qualche difficoltà nella lettura, senza contare che non avevo idea di come la cosa funzionasse, e non sapevo che la gente generalmente va da questo tizio con domande precise sul futuro (mi chiameranno per quel lavoro? Voglio chiedere a uno di uscire insieme, lo faccio? E via dicendo). Dunque mi sono presentata avvolta dal mio mantello del mistero, chiedendo un generico quadro della mia vita. Ha indovinato un po’ di tutto, anche se c’era una cosa precisa che immaginavo dovesse saltar fuori, ma non lo ha fatto. Naturalmente, poiché il cartomante e’ lui, io ho taciuto. Non l’ho trovata un’esperienza da cambiarmi la vita, ma e’ stata una piacevole chiacchierata con una persona molto interessante.

Ho dunque deciso di fare un secondo giro, con in mente qualcosa in più da chiedere. Questo personaggio, che evidentemente ha numerosi clienti, difficilmente si ricorda di te. Gli viene in mente chi sei quando comincia a buttare giù le prime carte. “Ah, tu sei quella che…”. Ecco, con me non e’ successo. Ha iniziato a disporre le carte sul tavolo con un’espressione confusa. “Io non mi ricordo mica di te…”. E questo l’ha detto perché finalmente e’ spuntato quel qualcosa che l’altra volta aveva stranamente mancato, e per quello il quadro non gli era chiaro. “Stai cercando di capire qualcuno?”
Eh.
Da parecchio tempo ho per le mani una discreta gatta da pelare, una gatta di cui purtroppo non posso parlare a tante persone… Avendo stressato per mesi le stesse due o tre sventurate, che credo che ormai siano esauste, e’ stato bello per una volta poterne parlare con una persona totalmente estranea ai fatti. Uno che ha inquadrato il personaggio senza troppa difficoltà (e senza che io dicessi praticamente nulla), e che mi ha rassicurato sul fatto che me lo leverò dai piedi in tempi relativamente brevi, e che dunque non c’e’ di che crucciarsi troppo.
Ha mancato di avvertirmi sul colpo che aveva in canna subito dopo il capodanno, ma mettiamola cosi: si e’ tutto aggiustato da solo… Ma che fatica, e soprattutto che palle. Balls.

Cartomanzia, questa sconosciuta… Ci son tornata da questo qui, qualche giorno fa. Mi ha ribadito ciò che mi aveva già detto, aggiungendo qualche dettaglio in più. Non lo prendo come oro colato, come fa l’amica che me l’ha consigliato. Lo ascolto e mi fa piacere chiacchierare con qualcuno di diverso e che mi offre prospettive interessanti, ma sono sempre un po’ scettica.
Perché ci vado, allora? Perché ciò che secondo lui mi attende in un prossimo futuro e’ bello. Non e’ pazzesco, non mi vede sposata ad un miliardario o con uno stipendio a 6 zeri. Ma vede un po’ di felicita’.
Evidentemente ci spero, ma solo quando queste cose si avvereranno io crederò che aveva ragione.
Per il momento mi piace osservare il quadro della mia vita che dipinge attraverso le carte. Perché mi mostra cose che da sola non riuscirei nemmeno ad immaginare, e il sorriso col quale mi dice quel che succederà fa sorridere un po’ anche me.

Buoni propositi, nuovi inizi, vecchie storie

Trovo interessante la maniera tutta umana di scandire il tempo. Minuti, ore, giorni, settimane, mesi, anni. Gli animali, che per certi versi trovo molto più intelligenti e in gamba degli esseri umani, non hanno un concetto simile dello scorrere del tempo: certo, comprendono l’alternarsi del giorno e della notte, e ovviamente delle stagioni, ma il loro tempo scorre fluido.

“Time is irrelevant, it’s not linear” canta Bono in un suo pezzo.

Comprendo la necessita’ di scandire il tempo per i brevi periodi: la giornata o la settimana lavorativa, per esempio, ci aiutano ad organizzare le nostre attività, e la nostra vita nei suoi aspetti più pratici. Sono meno convinta invece dell’utilità dello scandire il tempo sui lunghi periodi, e per organizzare noi stessi nel profondo.
Mi spiego: per un’azienda, per esempio, e’ fondamentale stabilire periodicamente obiettivi – annuali o pluriennali – e pianificare di conseguenza le proprie attività. Periodicamente, se ne va a verificare il raggiungimento (o il progresso fatto per il loro raggiungimento) tramite l’analisi di risultati misurabili. Dobbiamo vendere 100 entro la fine dell’anno, abbiamo venduto 10 a fine gennaio, stiamo procedendo bene.

Come si fa a verificare un buon proposito per il nuovo anno? A meno che questo non sia, ad esempio, “allenarsi per una maratona”, “smettere di fumare entro il mese x”, “mangiare frutta tutti i giorni”?

Nel corso degli anni, ho sentito un sacco di buoni propositi talmente vaghi e qualunquisti da farmi chiedere perché chi li ha elaborati ci abbia perso del tempo.
Buoni propositi per il nuovo anno io non ne ho mai fatti. Forse quelli più verificabili (come gli esempi che ho portato sopra) possono avere un senso, ma quelli vaghi tipo “essere una persona migliore”, “essere felice”, “sorridere di più”… Ma veramente serve un nuovo anno per cambiare in questo senso? Se giungi al 31 dicembre con questo proposito in mente, vuol dire che hai avuto del tempo per pensarci. Devi aspettare capodanno per cominciare a muoverti?
Puoi fare il coglione per 12 mesi, te ne rendi ben conto e stabilisci che dall’anno nuovo basta, ma fino al 31 dicembre continui impunito e protetto dal tuo alibi “ah ma l’anno prossimo si cambia registro”.
Non sarebbe forse meglio se, giunti ad un certo punto della vita in cui ci rendiamo conto che qualcosa va aggiustato, lo facessimo indipendentemente dalla data? Si potrà cambiare anche il 4 febbraio, o il 28 aprile, o il 3 novembre?

[Per spunti interessanti su buoni propositi effettivamente realizzabili, rimando a questo articolo di Internazionale. L’ultimo proposito fa parte della categoria di quelli che mi infastidiscono. Ma con piacere affermo che sto già provando a comportarmi come suggerito, e non dal 1 gennaio. Non saprei dire quando ho cominciato, ma posso confermare che e’ molto appagante.]

Rimpianti vs. Rimorsi vs… Felicità?

Questa sera sono uscita con alcuni amici per una cena di addio a uno di noi che si trasferirà in Scozia dopodomani. E’ una situazione un po’ surreale, dal momento che lui è un più o meno ufficialmente il centro della nostra vita sociale. Sarà strano pranzare e andare al pub il venerdì senza di lui. Per carità, se c’è una cosa che ho imparato nella mia girandola di cambi di paese è che la vita va avanti. Per chi si sposta e per chi rimane.

Chi se ne va ha davanti gli ostacoli di un nuovo inizio, abbinati all’emozione e all’adrenalina che suddetto nuovo inizio comporta.
Chi resta… Beh, si deve abituare al cambiamento, e magari riflettere sul fatto che ogni tanto bisogna, appunto, cambiare.

Ma questo è un altro discorso.

Tornando a casa ho passeggiato con uno dei ragazzi che erano fuori a cena. Si è trasferito da qualche mese dalla Francia. E’ forse la persona più solare che abbia mai incontrato nella mia vita: è disponibile, si farebbe in quattro per darti una mano, è sempre allegro e positivo. Se penso a lui scoppio istantaneamente a ridere. Con lui e un altro gruppetto di persone (la maggior parte di quelli fuori a cena) ho passato un weekend nel nord dell’Inghilterra. E’ stato bello vedere posti nuovi, ed è stato piacevole farlo con un gruppo di bella gente.
Passeggiando questa sera, il mio amico mi ha detto che il ritorno era stato un po’ traumatico, benché fossimo stati via solo un paio di giorni. Che c’erano aspetti di quei luoghi e delle persone del posto che gli ricordavano casa, in modi che faceva fatica a spiegare.
Fossi stata io al suo posto, avrei continuato dicendo che mi mancava, per esempio, Sydney, che la vita era meglio là, che era tutto meglio là, e accidenti a me il giorno in cui ho deciso di mandare tutto in vacca e tornare in Europa.

Non lui. Lui ha detto una cosa che dovrei scolpirmi in testa: non ho rimpianti né rimorsi. E’ stupido, ha proseguito, non ha senso. Certo, posso dire che preferisco un posto piuttosto che un altro, ma se ti sposti ti sposti, guardarsi indietro non ha senso.

Mi ha fatto sentire stupida per il mio continuo lamentarmi e sognare di essere altrove. Gira che ti rigira, ogni “altrove” ha i suoi problemi e sarà sempre peggio di qualcos’altro. Il punto è riuscire a star bene dove si è in un determinato momento. Fare resistenza non serve e complica solo le cose. Dovrebbe essere facile, ma eccomi qua a scrivermelo e a tentare di ricordarmelo su ignaro suggerimento di un’altra persona. Forse non me lo scrivo e non me lo ricordo abbastanza. Forse dovrei frequentare più persone che me lo facciano capire.