Di quando smisi di scrivere…

…e altre storie tristi.

No, non poi tanto, ma mi dispiace sempre un po’ quando abbandono temporaneamente il blog.
Diciamo che son stati un paio di mesi movimentati, e il tempo (e la voglia) di scrivere un po’ latitanti. E dire che un paio di cose da raccontare le avrei. Ma non è sempre facile trovare l’ispirazione.

Da brava persona metodica, potrei andare per punti. Dall’ultima volta che ho scritto:

  • Ho trovato un nuovo lavoro. Finalmente sono riuscita a scappare dal laboratorio di pazzi. Una cosa che avrei dovuto fare almeno un anno prima, ma la mia incrollabile fedeltà nei confronti del capo mi ha convinta a restare, nonostante stessi affogando in un mare di merda.
  • Nuovo lavoro ha voluto dire soprattutto salutare la testa di cazzo. Ovviamente è venuto alla mia festicciola di addio, e altrettanto ovviamente si è in seguito lamentato del fatto che non gli avessi dedicato sufficienti attenzioni. Il fatto che lui non mi abbia ringraziato per il regalo che gli ho lasciato, e/o si sia sincerato delle mie condizioni fisiche (dato che mi ero nel frattempo ammalata, domenica avevo 38 di febbre e lunedì iniziavo il nuovo lavoro – ottimo!), e/o mi abbia chiesto come fosse andato il primo giorno (a differenza del 90% delle persone che sapevano del cambio – e lui sarebbe il mio caro amico) è del tutto irrilevante. Ma su questo punto torneremo a breve.
  • Ho salutato alcuni amici che hanno lasciato la valle di lacrime, beati loro. Continuo a non capacitarmi del fatto che io non sono ancora riuscita a fuggire. Non nascondo che la cosa mi fa abbastanza incazzare.
  • Sono stata a Roma, una toccata e fuga per vedere il rugby. E’ stato divertentissimo, e anche se sono tornata a pezzi, lo rifarei altre mille volte. Rivedere un vecchio amico, chiacchierare con gente nuova, fare piccoli progetti che probabilmente non si realizzeranno mai… Sarebbe da fare molto ma molto più spesso.

E poi basta, veramente. Mica tanto, vero? Ma ho passato un mese infernale a causa del male orribile che mi ha colto (dire banale raffreddore sarebbe quantomeno riduttivo). Presentarsi al nuovo lavoro senza voce, con la tosse, il naso chiuso, e il colorito di un cadavere non è proprio una cosa che consiglio. Ma nonostante ciò sono ancora qui, e non mi hanno ancora sbattuto fuori a calci in culo, anche se non ho ancora capito esattamente qual è il mio ruolo. Pare vagamente collegato alla mia laurea, cosa abbastanza sorprendente.

Sto pian piano tentando di uscire dall’ibernazione, anche se in questo paese triste per me comincia la stagione della bestemmia facile. Mentre nel resto del bacino del Mediterraneo il sole splende e la gente inizia a mettere le maniche corte e ad andare al mare, io ho il piumino e gli stivali. E la cosa non è destinata a cambiare in tempi brevi.

L’altro giorno ho deciso, dopo 4 mesi, di mettere mano alle 1600 foto scattate in Australia. Volevo selezionarne un po’ da mettere su FB, più per me stessa che per i miei contatti (ai quali sicuramente fottesega di vedere decine di foto di Maroubra). A parte l’ovvia nostalgia riguardando quei posti stupendi, e le foto scattate con i miei amici che ora sono tanto lontani, ho notato una cosa: ero felice. Nelle mie foto non avevo il classico sorriso “da foto”, che magari sei veramente contento ma soprattutto vuoi venire bene. No, era proprio una faccia felice, di una persona senza pensieri che si crogiolava nella bellezza. Direi che è proprio questo che mi manca di più adesso: essere felice come lo ero in quelle foto.

L’altra sera ho rivisto la testa di cazzo. Ho come sempre proposto io di vederci, e come sempre me ne sono pentita. Non so perché lo faccio. Dev’essere una specie di forma di dipendenza, o un contorto tentativo di fare non so bene cosa. L’ho rivisto dopo un mese di silenzio, e dopo una scenata venerdì che ha lasciato molto perplessi i colleghi – vittimismo, sclero, o semplicemente il fatto che è uno stronzo comincia veramente ad emergere, ora che non ci sono più io a mitigare.
Facendo finta che mai sia successo nulla, le cose vanno sempre bene. Ma quando arrivi a fine serata è un altro discorso. Lui se ne va per i cazzi suoi, tranquillamente convinto che tutto sia risolto. Io aspetto il mio bus col magone, incazzata, ancora incredula al pensiero di quanto sia stato stronzo. Quello che noto è che ogni volta che lo vedo, poi mi sento a pezzi, come se mi fosse stata tolta tutta l’energia vitale. E lo sapete perché? Perché lui è il classico esemplare di vampiro energetico, nel caso specifico un vampiro narcisista. Lasciando perdere la grafica ignorante, io ci credo a questa cosa. Nella stessa maniera in cui esistono persone che con la loro energia ti sanno attrarre, affascinare, conquistare, così esistono persone che l’energia te la risucchiano. Più o meno volontariamente, ma sono persone da lasciare indietro. Lo so che l’ho già detto fin troppe volte, ma ora veramente basta. Non è più un mio amico, non so nulla né voglio sapere nulla della sua vita. Bisogna tagliare il cordone. Se si farà vivo lui in futuro, bene. Altrimenti, adios amigo.

Sydney back

 

 

 

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Piccoli miracoli crescono

Quest’anno di merda sta giungendo al termine, e ieri, a parte una scenata inutile di una persona che dovrebbe darsi una bella calmata, è stata una bella giornata.

Ho rivisto un amico che non vedevo da un po’, ed ero con lui quando ha ricevuto una notizia importante che stava aspettando (ma che non si aspettava di ricevere proprio ieri). Un referto medico, una cosa che ti può davvero cambiare la giornata, nonché la vita, in meglio o in peggio.
Avevo paura. Non ero nemmeno del tutto sicura di voler essere lì in quel momento, perché io non sono brava a consolare le persone se le cose vanno male. Perché se le cose vanno male mi faccio prendere dal panico anche io.

Tutto invariato, tutto come prima. Nessun peggioramento. Un gigantesco sospiro di sollievo. Un abbraccio. La richiesta di presenziare ad ogni prossimo esame futuro perché ho dimostrato il mio valore come talismano antisfiga (follia!).

Ho fatto il mio piccolo miracolo e ne sono felice.

La casa è dov’è il cuore

I lettori più attenti (!) avranno notato che qualche settimana fa sono stata in Australia. Beh, più che qualche settimana ormai mi sembra che sia passato qualche secolo, ma non è questo il punto.
I lettori ancora più attenti (!!) avranno anche notato/dedotto che in Australia ci ero già stata, in passato, trascorrendovi parecchio tempo. L’ho adorata come mai nessun posto al mondo, e a posteriori ritengo di averla lasciata al momento giusto, quando stava cominciando a perdere quell’aura di magia che l’aveva resa speciale. E’ stato un po’ come quando si dice che è meglio che uno sportivo molli quando è ancora all’apice, per chiudere la carriera da campione e lasciare un bel ricordo. Ho fatto i bagagli quando ancora amavo quella terra, sapevo che era ora di andarsene e volevo partire con la nostalgia. Mi sono maledetta per mesi, ma sapevo che, sotto sotto, era giusto così.

Quando sono tornata, a novembre, erano passati oltre 3 anni dalla mia partenza. Da quando mi ero alzata per riempirmi gli occhi di un’alba invernale a Coogee, e avevo salutato il mio chauffeur personale Danny e il sempre sorprendente Justin che era venuto apposta all’aeroporto perché sapeva che c’era una vetrata attraverso la quale i passeggeri potevano salutare famigliari e amici che restavano a terra.

Tornare in un luogo che un tempo è stato casa è strano.
A Perth ero già stata varie volte, e la conoscevo, ma ero sempre stata una turista. Aveva semplicemente l’aria familiare di un posto visto in precedenza.
Port Lincoln è stata una novità, e uno stop solo a fini pratici.
Phillip Island è stata una piacevole sorpresa, nonostante il freddo. Tanta natura, tanti animali, tanto relax.

Sydney… Beh, Sydney è casa. Quando il bellissimo pilota che sedeva accanto a me sul volo da Melbourne mi chiese: “Stai tornando a casa?”,  gli risposi che sì, in un certo senso era proprio così.
Mentre l’aereo scendeva ho visto luoghi familiari. Il palazzone brutto della mia università, e poi la spiaggia di La Perouse. E quella skyline che conoscevo bene.

Forse quello che più è strano è tornare da turista nella tua vecchia casa. Sapevo come muovermi ma al contempo avevo ovviamente dimenticato alcune cose, tipo le posizioni di certe fermate degli autobus, o i miei piatti preferiti in alcuni ristoranti che frequentavo spesso (quale orrore essersi dimenticati degli involtini di manzo e asparagi con maionese wasabi! Ne avrei mangiati a quintali). Tante cose sono cambiate, tanti palazzi nuovi, e le stazioni dei treni in centro tutte rinnovate (con grande confusione mia, che mi ci sono addirittura persa in un paio di occasioni). Tanto di nuovo, ma anche tanto di familiare.
Quando, scesa dal 353, mi si è aperto davanti agli occhi l’oceano a Maroubra, in un attimo sono tornata ai pomeriggi nei quali fingevo di studiare, e alle giornate di sole passate a leggere, o a guardare le onde (e chi le cavalcava), e alle passeggiate che mi schiarivano la mente e mi calmavano i pensieri. Quanto bisogno avevo di respirare l’aria di mare, di quel mare, dopo mesi di buio. E quanto bene mi ha fatto.

Che cosa bella e bizzarra rivedere gli amici che non vedevo da tanto, che magari sento pochissimo, e provare la sensazione di non esser mai andati via.

Ritrovare questa vista:

Milsons Point

Sentirsi a casa. Essere a casa.

100 Happy Days – Conclusioni

Sono arrivata in fondo. Considerando in che condizioni sono partita, non ci avrei proprio scommesso molto. Ma l’obiettivo, alla fine dei conti, era proprio quello: aiutarmi a tirarmi fuori dalla merda imparando ad apprezzare quelle piccole cose che sembrano insignificanti ma in un contesto un po’ scombussolato possono renderci felici. E’ un esercizio che mi è servito molto, insieme a vari altri interventi che ho attuato nella mia vita, e oggi posso dire di essere decisamente più felice di quanto non fossi 100 e passa giorni fa.

Anche se da ora in avanti non ho intenzione di tenere un mini-diario dettagliato come ho fatto per completare il progetto, credo di aver imparato ad osservare con più attenzione quello che succede, ad apprezzare piccole cose o piccoli gesti che potrebbero sembrare insignificanti ma in certe giornate possono fare la differenza.

C’è ancora molto da fare, tante cose da sistemare… Tante pratiche da archiviare. Il messaggio che sento più spesso negli ultimi giorni è “tagliare i rami secchi”. E’ forse l’ultimo passo da fare per voltare davvero pagina, e ovviamente il più difficile.
Intanto, per aiutarmi, ho optato per un gesto simbolico: ho gettato il vecchio calendario (nonostante l’anno non sia ancora finito) e ho già appeso quello nuovo, preso in Australia, e costellato di immagini stupende del mio piccolo paradiso. Speriamo mi sia di buon auspicio.

Love is a feeling
Buried with me in the yard
Gaze at the skyline
Under the ocean of stars
This is your slow dance
And this is your chance to transform
Lost to a moment
The moment you confront the storm

 
Soundrack: Editors – Ocean of Night

100 Happy Days – Settimana 15

Il traguardo! Ultima settimana per questo piccolo diario…

 

16/11/2015: Auguri a me! La scelta di viaggiare in questo periodo non era ovviamente casuale. Se il compleanno cade di lunedì, meglio essere in un posto con più alte probabilità di bel tempo, e senza incombenze lavorative. Ho fatto colazione come al solito con un goloso mango, sono stata a passeggiare alla mia adorata Maroubra e poi ho incontrato per brunch il mio amico Eric, che aveva studiato con me e capitava in vacanza in Australia nel mio stesso periodo. E’ stato anche il genio che mi ha dato la soffiata sulla cena di compleanno prevista per la serata… Confessando di essere uno degli invitati! In effetti me lo aspettavo, dato che B non è stata molto abile a nascondere il fatto che qualcosa bollisse in pentola… Ma sono comunque rimasta sorpresa da quante guest star è riuscita a radunare. Una giornata vincente, un compleanno da ricordare.

17/11/2015: Giornata dedicata ad un po’ di sano cazzeggio, shopping e spiaggia. In serata ho rivisto gli amici con cui andavo alle serate trivia quando abitavo a Sydney. Come ritrovo si è scelto quindi un pub che facesse il trivia (!), e abbiamo fatto una figura orrenda perché evidentemente abbiamo perso lo smalto di un tempo… Ma non ci si lamenta, è stato bello rivedere tanti amici! E poi mi sono sparata una veloce sessione notturna di turismo sulla baia. Che meraviglia.

18/11/2015: Caldo. Oggi doveva essere il mio giorno libero da impegni, ma ovviamente non lo è stato. Perché quando torni dopo anni, 10 giorni non sono abbastanza per fare tutto ciò che vuoi fare e rivedere tutte le persone che ti mancano. Ho fatto colazione con una collega del mio primo lavoro, e poi sono andata a nuotare alla North Sydney Olympic Pool, che a mio avviso è la piscina più bella del mondo ed uno dei miei luoghi preferiti in città. Dopo tantissimo tempo ho anche azzardato qualche vasca fatta bene, cosa che mi ha ricordato che sarebbe ora di tornare a nuotare. E ho ammirato la vista, e cavolo… E’ davvero mozzafiato.
Ho preso il traghetto per tornare in città (un’altra delle mie attività preferite), ho fatto un altro po’ di shopping più o meno inutile e poi mi sono precipitata al mare a Coogee. Finalmente il primo bagno, che mi ha fatto sorgere alcune importanti domande, tipo: come accidenti facevo ad affrontare quasi quotidianamente quando abitavo qui? Rinfrescante. Stupendo.
Cena sushi (a prezzo scontato) con M. Vincente.

NSOP

19/11/2015: Giornata a zonzo con B che mi ha fatto vedere un po’ di posti nuovi in città. Abbiamo preso il traghetto e siamo andate a Manly per fish & chips, passeggiata in spiaggia, e sono anche riuscita a trascinarla in acqua per un bagno.  Obiettivo: tornare in UK con una abbronzatura invidiabile. E ci sto riuscendo.

20/11/2015: The end! 100 Happy Days senza mai mancarne uno e senza arrendermi. Evviva! Ma essendo una pedante, continuo fino a domenica 🙂
E dunque oggi è arrivato il grande caldo. 42 gradi altamente fuori stagione. Giornata perfetta per la spiaggia, con bagno obbligatorio per abbassare la temperatura corporea. La sera l’ho passata a Newtown con Z, G e T. Che tra loro non si conoscono, ma avendo ormai esaurito i giorni ho dovuto far convergere gli incontri. Una bella serata con bella gente.

21/11/2015: Beach hopping day! Con M e D abbiamo organizzato una piccola gita alle spiagge della costa a nord di Sydney. Sabbia arancione, mare grosso. Purtroppo anche un sacco di vento, e dunque abbiamo peregrinato un po’ fino a tornare verso la città per un po’ di quiete. Dopo un pisolino a Balmoral (!), ci siamo diretti alla volta di Milk Beach, perché un amico di un amico di non so chi ne aveva parlato bene. E questo tizio misterioso aveva ragione. Abbiamo scoperto una bellissima passeggiata lungo la baia, con vista stupenda sulla città, Harbour Bridge e Opera House, e tante piccole spiagge lontane dal casino. Sydney è anche questo: calette silenziose a due passi dal centro, e tante inaspettate sorprese.

22/11/2015: Ci avviciniamo alla mia ripartenza, ma non mi abbatto. Con D sono andata a dare un’occhiata al Homeground Festival davanti all’Opera House, per scoprire un po’ di cultura dei nativi australiani. Con annesso pranzo a base di canguro, che magari a qualcuno farà storcere il naso, ma è davvero gustoso! E poi passeggiata ai Botanic Gardens, e una cioccolata calda al nostro posto preferito. E infine cena di addio a base di quintali di cibo tailandese spaventosamente buono. Domani è l’ultimo giorno, non vorrei partire, ma sono talmente carica di energia positiva che non riesco neanche a sentirmi malinconica. E forse è un buon segno.

100 Happy Days – Settimana 14

Riassuntini felici della settimana appena trascorsa (o meglio, della settimana prima ancora… Ma non c’era tempo!).

09/11/2015: Avete mai avuto il piacere di nuotare con i leoni marini? Sono simili alle foche, paciocconi, rotondetti e più veloci di me e di te quando si tratta di sfrecciare nell’oceano. Ecco, il posto dove mi trovo ora, Port Lincoln, è noto per varie attività tra cui shark diving (seee certo) e nuotare coi leoni. Io ho fatto quest’ultima, e mi continuo a complimentare con me stessa per aver trovato il posto giusto, nonché il meteo giusto, per questa esperienza fantastica! Di primo acchito, quando mi sono immersa, pur essendo bardata con una muta, ho creduto di morire per il freddo pungente (ché anche se hai la muta, l’acqua entra…). Ma quando i primi cuccioli (li chiamano anche cuccioli del mare, con giusta ragione) sono arrivati a giocare con noi, non mi è più importato nulla dell’imminente congelamento. Sono stupendi, curiosi, giocherelloni, hanno quegli occhi enormi che ti ricordano in effetti un cane, e hanno quella tenerissima aria perplessa mentre cercano di capire cosa accidenti sei tu, umano di nero vestito che nuoti cosi lento. Valeva assolutamente la pena sfidare freddo e mal di mare, per passare un’oretta in acqua con questi cuccioloni!
[Nota a margine: finalmente stasera mi sono bevuta una Coopers Pale, la mia birra preferita!]

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10/11/2015: I voli in ritardo che poi ti fanno perdere le coincidenze non sono mai piacevoli, ma alla fine l’ho presa con filosofia. Qantas mi ha dato un voucher per il pranzo per chiedermi scusa, e si sa che il cibo gratis è ancora più gustoso. L’arrivo in ritardo mio e di B a Melbourne ci ha fatto saltare alcuni piani, ma alla fine non è stato male arrivare con calma. In più, la casa in affitto era graziosissima.

11/11/2015: Animali! Phillip Island, oltre che per il moto GP, è nota per la sua fauna. Koala, wallabies, echidna, pinguini. Più volatili di vario genere. E noi abbiamo visto praticamente tutto! In mattinata santuario dei koala, la sera parata dei pinguini! Che al calar del sole escono tutti dell’oceano per tornare alle loro casette sulla terra ferma. Troppo troppo carini, e poi è cosa nota che adoro i pinguini

12/11/2015: Il programma odierno prevedeva una visita al Wilson’s Promontory National Park, ma il Bureau of Metereology australiano ci diceva che non era il caso, che si prospettavano intemperie di ogni genere. Insomma, non la giornata migliore per andare a passeggiare in un parco nazionale. Cambio di programma e visita a spiagge vicine. Naturalmente c’era un sole stupendo. Bisogna dire ad ogni modo che la scelta è stata comunque vincente, perche le spiagge che abbiamo visitato erano davvero meravigliose. E io adoro una bella spiaggia con quei colori incredibili che ho visto solo in Australia.

13/11/2015: Dopo 3.5 anni torno nella mia Sydney! E non poteva andarmi meglio: ho volato in business class (biglietto preso con le miglia ovviamente, mica pagato), e per la prima volta nella vita mi si è seduto accanto un bel pezzo di ciao. Tra l’altro non solo bello, ma anche molto gentile e di compagnia. Insomma, un vero peccato che il volo sia stato breve! Anche se ero andata in brodo di giuggiole e avevo evidenti difficoltà di comunicazione… Mi ha chiesto se tornavo a casa, e gli ho risposto che in un certo senso era proprio così. Gli ho raccontato brevemente del mio viaggio ed imminente compleanno, e lui del suo lavoro di pilota Qantas (!) che stava andando a fare un assessment. Al momento di scendere, mi ha fatto gli auguri per il compleanno e io l’in bocca al lupo per l’assessment. Magari i voli fossero sempre così! Mi mancava un sano innamoramento flash. E poi tanta emozione a rivedere le spiagge dall’alto prima di atterrare, e Coogee dal vivo quando sono arrivata. Anche se poi ha diluviato. E’ bello sentirsi a casa.

14/11/2015: Giornata piena! Pranzo malese con B e altri amici, poi pomeriggio alla tea house di Taka per litri e litri di ottimo te verde a prezzi stracciati (si può andare in overdose da te verde, l’ho provato), e infine cena in uno dei miei ristoranti giapponesi preferiti. Sazia di ogni ben di Dio!

15/11/2015: Con la scusa del compleanno (che sarebbe poi il giorno dopo), ho radunato un manipolo di amici vari all’Opera Bar per un paio (abbondante) di birrette. Luogo stupendo per ritrovarsi dopo tanto tempo, e raccontarsi le proprie vite. Che poi, a pensarci bene, in momenti come questi capisci chi ci tiene a te e chi no. E io sono molto molto fortunata.
Naturalmente abbiamo concluso con una sontuosa cena taiwanese e quintali di mango pudding. Successone!

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100 Happy Days – Settimana 13

02/11/2015: Massimo sbattimento in ufficio, capo in paranoia perché parto per 3 settimane, un sacco di roba da fare e un po’ di ansia perché, diciamoci la verità: son 3 anni e mezzo che non mi faccio 20 ore di volo per andare dall’altra parte del mondo. Ce la farò? Ma intanto la valigia è pronta, e il check in è fatto. I’m ready to fly (se la nebbia se ne va).

03/11/2015: Prima di tutto, che figata che esiste una app per WordPress! Così posso continuare a scrivere anche in viaggio. E poi oggi ultimo giorno di lavoro prima delle ferie. Stress, gente impazzita… Affari loro, io vado! Sono ora a Heathrow, sono tutti stranamente amichevoli e mi emoziono sempre più al pensiero di tornare nella mia seconda casa dopo tanto tempo!
(E a bordo c’era la nazionale di rugby australiana, che alla fine è un bel vedere).

04/11/2015: Che dire di un giorno passato interamente in aereo? Che mi è andata bene perché avevo vicini di posto simpatici e no rompicoglioni, che su voli così lunghi non è proprio scontato. E ho affrontato le turbolenze con tranquillità (più o meno).

05/11/2015: Ciao Perth! Dopo qualche momento di incertezza, dovuta soprattutto al trauma da viaggio, mi sono tuffata in città, con la bizzarra sensazione che fosse passata al massimo qualche settimana dalla mia ultima visita, e non più di 3 anni. Sono andata alla mia spiaggia preferita, ho sonnecchiato al sole, e ho cenato coi miei amici e compagni di bevute R e L. Come ai vecchi tempi. Tasso di felicità: very high!

06/11/2015: Un giorno tutto per me. R e L avevano da fare, così mi sono organizzata per fatti miei. Mi sono alzata con calma, ho mangiato un mango perfetto (+1000000 punti felicità – che meraviglia trovarsi qui nella stagione giusta!), sono uscita a fare due passi in centro e poi ho preso il treno per Fremantle, il vero porto della città. Un sobborgo grazioso che ha mantenuto la sua architettura coloniale: palazzi di arenaria ed edifici colorati sulla strada principale. Sono andata alla vecchia prigione (l’edificio più antico del Western Australia) e sono finita in mezzo a un tour molto interessante. Ho concluso la gita con una bella birra (fredda, finalmente! No alla birra calda inglese), tranquilla al pub per i fatti miei. Ma che bello!

07/11/2015: In giro per le cantine della Swan Valley con R e L, e i genitori di L. È stato come fare un salto indietro nel tempo, a quando andavo a casa loro a Sydney e poi non riuscivo mai a tornare la sera stessa perché si beveva sempre troppo vino. La dimostrazione che con certe persone belle non serve la vicinanza geografica, perché poi ci si rivede e si riprende il discorso dove era stato interrotto dopo l’ultimo bicchiere di vino.

08/11/2015: E siamo arrivati in fondo anche a questa settimana! Oggi sveglia presto e volo per Port Lincoln via Adelaide. Giornata di transito, diciamo che sono felice di aver superato brillantemente il volo su aereo tipo giocattolo con eliche… Anche se mi sono aiutata un po’ con qualche goccia di valeriana! Il posto non è un granché, come spesso è il caso per le città australiane più isolate – domenica sera, strade deserte, solo io e qualche disadattato a spasso. Per fortuna so che c’è di meglio!

 

Uno dei vicini di casa dei miei amici

Uno dei vicini di casa dei miei amici

100 Happy Days – Settimana 12

26/10/2015: E’ da 75 giorni che tengo questo mini diario, e non ho ancora mollato. Già di per se una ragione sufficiente per essere felici! Specialmente se ripenso alle condizioni in cui mi trovavo quando sono partita… Ma è anche vero che la mia ragione di vita è mangiare, e quindi mi pregio di annotare tra i momenti felici la serata al ristorante italiano con un gruppetto di colleghi: ci siamo sfondati di bruschette, salumi, pizze e vino rosso, e mi sono fatta di quelle risate che se ci ripenso… Ancora rido!
Nota a margine: simpaticissimo non ha fatto neanche in tempo a tornare che già stressa. Temporeggio bevendo spuma.

27/10/2015: Son giorni impegnativi a lavoro, specialmente ora che capo si è ricordato che la prossima settimana parto per le vacanze, ed è entrato in stato di panico. Ma alla fine è anche bello, e piuttosto gratificante rendersi conto di quanto la gente qui ti reputi praticamente indispensabile (poveri stolti!). Abbiamo festeggiato il compleanno di A con i miei biscotti che sono andati a ruba, e dopo pilates sono andata a vedere il nuovo 007 con alcuni amici. Ero dubbiosa, perché per me, figlia di mio padre, 007 è solo Sean Connery, e Daniel Craig onestamente non mi pare sto gran figo. Ma il film mi è piaciuto, forse proprio per la ricchezza di omaggi ai vecchi Bond.

28/10/2015: Il momento della verità: pausa caffè con lui. Puntuale come una tassa, allo scadere dei 2 mesi di pausa da me richiesti, è tornato. La cosa merita un post a parte, ma il succo è che non mi è ancora passata del tutto, e ciò che mi rende felice oggi è il pensiero che settimana prossima partirò, e – volenti o nolenti – la pausa si prolungherà. Passando a momenti migliori, sono stata al pub quiz coi soliti e mi sono divertita un sacco, anche se come sempre siamo arrivati secondi, dannazione!

29/10/2015: Giornata di lavoro rilassante, ho schivato l’odiosa attività dell’intaglio delle zucche per Halloween (qui si fa anche questo, e io odio Halloween) ma allo stesso tempo ho passato 2 ore a cazzeggiare facendo foto agli “artisti”. Chi l’ha presa seriamente ha fatto davvero ottimi lavori. E poi è arrivata M a farmi compagnia per il weekend!

30/10/2015: U2, platea, seconda fila. Aggiungo altro? (post di approfondimento a seguire). C’era la merda ma mi sono divertita lo stesso, perché può esserci anche il demonio con me ma quando sul palco ci sono quei 4 vecchi io non ho più pensieri.

31/10/2015: Come detto sopra, a me Halloween fa cagare: non è una tradizione mia, non lo capisco e non mi piacciono le feste in maschera. Ma per quest’anno, essendoci anche M ospite (e lei adora le pagliacciate), ho fatto uno strappo alla regola e mi sono mezza mascherata. E’ stato divertente andare in giro con gli italiani a fare un po’ di casino in città, con le calze a righe da strega, un cappellino col teschio e un trucco che non si capiva se doveva essere da morte o da mimi. Abbiamo concluso alla festa di M. Arrivando con imbarazzante ritardo, abbiamo trovato la fine dei festeggiamenti e un po’ di rottura di balle, ma almeno il gesto io l’ho fatto. Che poi non mi si venga a dire che non sono di parola.

01/11/2015: Ecco, oggi è una giornata molto difficile. Sceso l’entusiasmo dell’amica in visita, il concerto, le feste… Mi sono svegliata stamattina che volevo solo piangere. Perché ovviamente, passando una serata con una persona che odi, e senza per una volta sentire il bisogno di prenderla a mazzate, mi sono tornati in mente i momenti belli, e sono seguiti i tanti perché. Mi ha salvato il compleanno di una collega, anche se era in un pub molto vicino alla di lui casa. Son stata un po’ in compagnia e ho detto due cazzate. Ora son di nuovo qui ammagonata, ma sto anche facendo la valigia per il mio viaggio. Mi sento un tantino schizofrenica.

100 Happy Days – Settimana 11

Riassuntini felici della settimana appena trascorsa.

 

19/10/2015: Sole a Varsavia! Ultima giornata piena insieme al mio compagno di merende. Abbiamo visitato di nuovo la città vecchia, che finalmente ci ha mostrato i suoi veri colori, e siamo stati al museo dell’insurrezione. Una visita molto interessante e toccante. Abbiamo concluso in bellezza con una sontuosa cena in un grazioso ristorante, con tanto di vodka offerta dal cameriere che masticava un po’ di italiano. E poi un’ultima bevuta assieme. Cheers!

20/10/2015: Stavolta devo dire che non mi dispiaceva partire. Mi è piaciuto questo assaggio di Europa dell’est, ma mi sento un po’ troppo occidentale per trovarmici a mio agio. Detto ciò, mi sono goduta una passeggiata da sola, ho visto un paio di cose che ci erano sfuggite nei giorni precedenti, e poi mi sono spazzolata l’ennesimo piatto di pierogi, che sono il mio nuovo piatto preferito. La cucina polacca non mi ha sbalordito, ma quei ravioli sono deliziosi! (strano che si parli di cibo qui, eh?).
Nota a margine: in un negozio di artigianato locale, inaspettatamente risento dopo anni questa canzone di Johnny Rzeznik dei miei amati Goo Goo Dolls. Davvero una piacevole sorpresa (e ovviamente da allora la canzone è in loop su Youtube).

21/10/2015: I fans attenti sanno che questa data fa rima con Ritorno al Futuro. In un cinema locale proiettavano il primo e il secondo, e alla fine sono riuscita ad organizzarmi con F per andare (solo io e lei perché gli altri interessati sono arrivati lunghi e non c’erano più biglietti). Che bello! I film li avevo visti secoli addietro, me li ricordavo piacevoli ma non così belli e divertenti. Ovviamente ho il bias della persona nata e cresciuta negli anni 80, ma davvero sono uno spasso. A seguire, abbiamo recuperato R e S e siamo andati in giro per un paio di pub per finire la serata. Grande Giove, che divertimento!

22/10/2015: Dopo migliaia di miglia trascorse sui cieli d’Europa, finalmente British Airways mi conferma la Bronze Membership! Zero vantaggi, ma era talmente vicina che ormai la bramavo come poche altre cose. Finalmente ce l’ho fatta!

23/10/2015: Come sempre, star fuori dall’ufficio è un toccasana: oggi tour di varie potenziali location per eventi – non che io faccia questo di lavoro, ma mi piaceva l’idea di visitare qualche luogo di Oxford generalmente inaccessibile (e mangiando gratis). Il prosecchino alle 11:30 ci voleva proprio.  E poi il nuovo collega N ha organizzato una serata al pub, e ci ha fatto finalmente conoscere il suo cane!

24/10/2015: Giornatina tranquilla, come non ne vivevo da un po’. Ho infornato biscotti e sono uscita a cena, sfondandomi di delizioso sushi con i soliti sospetti. Viva i biscotti, viva il cibo giapponese!

25/10/2015: Sto per dire una cosa che mi farà passare per pazza: sono stata a lavorare (di domenica) e mi è piaciuto! Attenzione: non soffro di stakanovismo, ma ci sono delle cosette che non riesco mai a fare durante la settimana perché c’è sempre qualcuno che rompe. La domenica è tutto tranquillo, e la produttività s’impenna. Dopo il dovere, sono andata a vedermi la semifinale di rugby (brava Australia! Ma sabato prossimo faccio il tifo per gli All Blacks), e poi aperitivo con gli italiani, e infine ho infornato una pizza che credevo sarebbe stata un disastro e invece è uscita ottima. Meglio di quelle che facevo per quello là. Settimana chiusa in bellezza.

100 Happy Days – Settimana 10

Riassuntini felici della settimana appena trascorsa (in differita causa viaggi).

 

12/10/2015: Che palle tornare. A casa si stava proprio bene. Non ho molto di cui gioire per oggi, a parte forse il fatto che il viaggio è andato bene, ed è iniziata una nuova settimana senza lui. Molto più importante: ho pranzato con l’arrosto del giorno prima, che papi ha accuratamente messo sottovuoto per la sottoscritta. Chi più emigrante di me?

13/10/2015: Un altro lungo martedì di successi. A parte il lavoro, che è la solita rottura di palle, una bella sessione di pilates per rinforzare i glutei (!), ipnosi ultra rilassante e un mega hamburger al pub con gli australiani. Soprassediamo sul risultato del quiz… Abbiamo fatto pietà, ma almeno ci siamo divertiti.

14/10/2015: In giornate un po’ anonime come questa, felicità è fare quattro risate col capo, tornare a casa un po’ più tardi del solito, pulire il bagno (no, questo è uno scherzo) e rimettersi in pari con le serie TV preferite. Big Bang Theory e Once Upon A Time, nello specifico. Lentezza, mi piaci.

15/10/2015: Festa della birra! L’anno scorso ci ero andata con lui e L, fu una serata per lui divertentissima e per me disastrosa… Sono incredibilmente felice di poter dire che quest’anno è andata molto ma molto meglio. Ci sono andata con F, e poi ci ha raggiunto un altro ex collega, e poi il mio nuovo amico M col suo simpatico coinquilino, e il sempre favoloso R, che quasi mi ha strappato una confessione sulla mia attuale gatta da pelare. Ho provato birre interessanti e soprattutto mi sono fatta un sacco di risate in ottima compagnia. Pollici su!

16/10/2015: Grazie FB di ricordarmi che oggi è il compleanno di quel pirla. Me lo ricordo anche io (essendo esattamente un mese prima del mio, è fin troppo facile). Non sarà stato un caso se poi verso sera, e tra l’altro poco dopo avergli mandato un asciutto messaggio di auguri, mi si è creato del risentimento a livello gastrointestinale… Ad ogni modo, poi mi sono sentita meglio e ho passato una bella serata con gli amici italiani. Purtroppo segnava anche l’addio di S alla ridente Inghilterra, cosa di cui mi dispiaccio molto… Ma lui è felice, e sono contenta che lo sia.

17/10/2015: Varsavia! Levataccia e partenza a orario ignobile, ma oggi ho riabbracciato A in una stanza di un hotel costruito nello stile del realismo socialista. Faceva freddo e pioveva, ma un giretto ce lo siamo fatti, e abbiamo pensato bene di sbronzarci con birre locali in un posticino talmente semplice da trovare che ci siamo persi una decina di volte. Evviva!

18/10/2015: Per esplorare Varsavia ci siamo ammazzati di camminata. Abbiamo visitato il palazzo reale, e la città vecchia. E’ incredibile vedere il modo in cui è stata ricostruita, mattone per mattone. Uguale all’originale, rasa al suolo durante la guerra. Rifatta talmente bene da essere diventata patrimonio dell’umanità per l’UNESCO. Sono felice di averla vista, soprattutto perche difficilmente credo che ci tornerò, ed è un piccolo ricordo unico.

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