L’estate è finita

Lo dico senza particolare tristezza, perché quest’isola dimenticata da Dio ha messo in scena una inaspettata settimana di fine estate pressoché perfetta.
OK, metà settimana l’ho trascorsa tra le quattro mura di una vecchia scuola di Leeds, ma c’era il sole, e un bel caldo (un po’ troppo caldo in effetti, per un palazzo senza aria condizionata), e la semplice sorpresa di trovarsi con temperature vicine ai 30°C, in Inghilterra, in settembre. Cose mai viste.

Se le previsioni sono giuste, tutto finirà domani. E quindi oggi mi sono concessa un ultimo sfizio: un paio di birrette in un pub all’aperto, avvolta dalla luce tenue del sole d’autunno. Abbastanza caldo da poter stare all’aperto in maglietta, ma con la sensazione di poter scorgere la foschia di ottobre all’orizzonte. Ché, ve l’ho già detto, qui l’autunno arriva prima.

In questi giorni, ho cercato di mettere in pratica il mio buon proposito di capodanno: leggere di più. Dopo anni che se ne stava parcheggiato in libreria, ho preso in mano Oceano Mare di Baricco. Un libercolo apparentemente leggero, ma in effetti leggero solo di peso. Ho cominciato a fare orecchie qua e là per ricordare i passaggi che più mi sono piaciuti. Ad oggi il più toccante è sicuramente questo:

         Perché nessuno possa dimenticare di quanto sarebbe bello se, per ogni mare che ci aspetta, ci fosse un fiume, per noi. E qualcuno – un padre, un amore, qualcuno – capace di prenderci per mano e di trovare quel fiume – immaginarlo, inventarlo – e sulla sua corrente posarci, con la leggerezza di una sola parola, addio. Questo, davvero, sarebbe meraviglioso. Sarebbe dolce, la vita, qualunque vita. E le cose non farebbero male, ma si avvicinerebbero portate della corrente, si potrebbe prima sfiorarle e poi toccarle e solo alla fine farsi toccare. Farsi ferire, anche. Morirne. Basterebbe la fantasia di qualcuno – un padre, un amore, qualcuno. Lui saprebbe inventarla una strada, qui, in mezzo a questo silenzio, in questa terra che non vuole parlare. Strada clemente, e bella. Una strada da qui al mare.

La vita sarebbe dolce.

Dolce come un ricordo.
L’altro giorno ascoltavo un podcast di Deejay Chiama Italia, e alla fine dell’intervento partiva una canzone. Immagino sia stata famosa l’anno scorso, ma per me è semplicemente la colonna sonora del mio viaggio in Australia.
Qantas ha questa bella abitudine (che sinceramente non ricordavo): creare delle playlist mensili, che suonano nella cabina durante l’imbarco e la discesa. Meglio di quella lagna alienante di British Airways, anche se devo dire che le canzoni datate di Sata Air Açores avevano un loro perché.
E allora questo pezzo, che forse era il primo della playlist, o semplicemente ha catturato la mia attenzione più di altri, per me ha il dolce ricordo di una fredda sera del novembre inglese, seguito da una calda notte del novembre di Perth. E ha l’agrodolce ricordo di un assolato pomeriggio di Sydney, e di una buia mattina di Londra. Quante cose, in pochi minuti di musica.

 

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