Nel 2016 ho imparato che…

… anche le persone che credevi affidabili, e che immaginavi ti sarebbero state accanto per il resto della vita, possono deludere in maniere che non ti aspettavi.

Nel giro di un paio di giorni, un’amicizia di quasi 13 anni è terminata. La cosa incredibile? Non se ne capisce il motivo. O meglio, il motivo credo sia molto chiaro nella testa della persona che unilateralmente ha deciso di mandare tutto in vacca, ma purtroppo non son degna di avere chiarimenti, o di replicare. Sicuramente è più semplice avere ragione quando l’interlocutore viene zittito.
Costui ha comunque fatto una grandiosa figura di merda in mondovisione, avendo lasciato perplessi in molti, oltre a me. Soprattutto se si pensa che uno, alla soglia dei 40 anni, ti blocca e ti bestemmia dietro per una foto (innocua) immediatamente cancellata. Che credo sia il “casus belli”, anche se penso ci sia altro sotto, ma chissà.
Ci son rimasta molto male, e mi sono amareggiata. Era una persona alla quale tenevo, con la quale ho condiviso molto, moltissimo. Se il p.d.m. è una merda, questo figuro vince a mani basse il trofeo di persona più disgustosa e spregevole della storia. Soprattutto dopo l’ultimo messaggio che mi ha mandato, così imbarazzante e carico di cattiveria e odio che veramente mi son chiesta chi cazzo di persona fosse questa a cui avevo dedicato tanti anni della mia vita.
La fine dell’anno mi è venuta in aiuto. Ho pensato che non valesse la pena traghettare nel 2017 una persona così cinica e piena di odio. Dopo la storia del p.d.m, mi ero ripromessa di non dare più corda a persone schifose, ciniche, negative (più di me), e in generale a chi cercasse di minare la mia autostima o la mia pace interiore. Ho iniziato buttando via un po’ di foto e oggetti vari. Una bella tela che avevo fatto con le nostre foto ha cessato di esistere in un cassonetto in via Irma Bandiera, appena fuori dal centro di Bologna. E poi, il 31/12, ho preso una sua foto, e – a casa di un’amica – le ho dato fuoco. Un piccolo incendio catartico. Non ne parlerò più. Ma è stato quasi commovente vedere la preoccupazione ed il supporto di amici vicini e lontani, unanimi nel considerare questa roba una assoluta follia, unita a manie di persecuzione ed ego smisurato e totale mancanza di umiltà. Perché, come ha fatto notare una mia amica, quelli che ti dicono “dovevi saperlo che cosa hai fatto” soffrono evidentemente di narcisismo patologico, e io di mestiere non faccio lo psichiatra. Tutto questo mi ha fatto riflettere molto su vari temi, primo tra tutti l’importanza di avere un lavoro. Non solo per quanto riguarda l’aspetto economico, ma principalmente per quanto riguarda la convivenza civile. Ché se uno avesse a che fare quotidianamente con dei colleghi (evidentemente non è il suo caso), imparerebbe l’arte del compromesso, e anche la diplomazia. Sembrano cazzate, ma stare solo a contatto con amici e parenti non fa bene. Magari un giorno si pentirà di quello che ha fatto, ma è troppo presuntuoso e supponente e orgoglioso per ammetterlo. Non chiederà mai scusa. Mi fa pena una persona così.

Per converso, il giorno dopo capodanno ho rivisto un vecchio amico ed ex collega. Di solito, quando torno in Italia e abbiamo tempo, ci vediamo per pranzo. Questa volta, mi è capitato il turno serale. Arrivare col buio, l’ufficio tranquillo, rifare alcune delle cose che facevo quando lavoravo lì… E’ stato come un flash back a più di 10 anni prima. Spenti i computer, siamo andati in cerca di un locale per una birra (missione più ardua del previsto). Ero uscita di casa alle 20 pensando di star via un’oretta o poco più, e dopo mezzanotte eravamo ancora lì a raccontarci la vita. C’è stato un momento in particolare che ho messo in cornice: dopo aver passato in rassegna i miei numerosi lavori e spostamenti nel mondo, a un certo punto mi ha detto, sorridendo: “Certo che ne hai fatta di roba, tu!”. E me lo ha detto con gli occhi pieni di sincera ammirazione, e forse un po’ anche di orgoglio, perché in fin dei conti io sono un po’ un suo “prodotto”, anche se alla fine ho cambiato completamente strada rispetto a quando lavoravamo insieme. In un attimo, ogni dubbio è sparito. Ogni perplessità si è dissipata. Ho pensato che sì, ho intrapreso un percorso incasinato e pieno di ostacoli e rotture di palle, ma strada ne ho fatta tanta, e tanti traguardi sono stati raggiunti. Non avrò raggiunto l’indipendenza e la maturità in senso stretto, o secondo i canoni previsti dalla società (casa di proprietà, matrimonio, figli, lavoro stabile…), ma, per dirla in maniera elegante, non sono neanche una povera sfigata. Ed è facile dimenticarselo, mentre ci si guarda attorno e si pensa solo a ciò che si vorrebbe e non si ha, invece di rendersi conto di quanto si vale.

Ho riflettuto sull’anno appena finito. Farò un piccolo bilancio, a breve. Di roba ne ho fatta, io.

 

Nostalgia nostalgia canaglia

… che ti prende proprio quando non vuoi…

L’autunno è per antonomasia la stagione della nostalgia. Se ci aggiungiamo poi che oggi, l’anno scorso, si partiva per una bella vacanza con Simpaticissimo, e che porco cane è stata talmente una bella vacanza che non riesco neanche ad odiarlo come vorrei… Beh. Diciamo che in questi giorni potrebbe andar meglio.
Per evitare incresciose imboscate di Facebook e dei suoi ricordi, ho de-taggato l’unica foto di me con lui, nella quale peraltro non compariamo noi ma un bellissimo tramonto sui tetti di Bologna. Del resto, pur volendo la comodità dell’agente di viaggi/guida turistica parlante italiano, temeva le chiacchiere degli amici comuni al fatto che fossimo in vacanza insieme. Il suo commento l’ultima sera, mentre dormiva nella MIA cameretta a casa MIA è bastato in effetti a distruggere in 3 parole 10 giorni per i quali io ero preoccupatissima e che invece erano andati meglio di quanto potessi sognare.
La mancanza di coscienza è sempre stata evidente, qualora avessi mai avuto qualche dubbio. Se penso che gli ho fatto conoscere il mio cane mi prenderei a sberle.

Ma forse, in fin dei conti, fa bene a me ricordare questo in positivo, piuttosto che accartocciare tutto e buttarlo nel fuoco. Se non altro non si è trattato di una forzatura, e portarlo a conoscere il mio paese è stata una bella esperienza anche e soprattutto per me. Tuttavia, il fatto che io sia (sfortunatamente?) dotata di ottima memoria fa sì che io ricordi praticamente ogni minuto di ogni singolo giorno di quel viaggio, e quindi a questo punto mi fermo perché altrimenti dalla malinconia passo alla depressione.

Una menzione speciale in questo post nostalgico è per il dipartimento dell’immigrazione australiano. Oggi ho fatto domanda per il visto turistico: ho compilato il modulo sul sito, inserito dati vari, cliccato invia. Mi arriva mail di conferma con documento allegato. Apro il documento e lo trovo indirizzato a me, al mio indirizzo di Sydney.
Amici dell’immigrazione, siete persone orribili e senza cuore.

 

On air, ovviamente loro.