A volte ritornano

Non scrivo da tanto. Un misto di mancanza di tempo (plausibile, avendo trascorso praticamente ogni weekend da qualche parte nel mondo che non fosse Oxford, e dovendo lavorare per il resto del tempo), e di mancanza di argomenti.

Potrei parlare del referendum e del mio primo voto all’estero. O della doccia in mezzo alla stanza nell’hotel di Vienna, o delle escape room (quella di Bologna batte quella di Oxford), o del lecca lecca alla ddddroooga di Amsterdam, o della valanga di acqua caduta dal cielo di Malaga. Potrei parlare un altro po’ delle Azzorre, o del Lake District e i colori dell’autunno, e un gruppo di amici belli che si lasciavano illuminare dal sole di un tramonto inglese come pochi ne ho visti da quando sono qui.
Potrei parlare del mio primo compleanno in Inghilterra, e di quanto piacere mi ha fatto riuscire a riunire tanti amici in un anonimo mercoledì di novembre. Ricevere biglietti, cioccolatini, una torta con le candeline, tanti abbracci e sorrisi. Io, che sempre fuggo per i compleanni, mi sono resa propriamente conto che qui non è poi male.
Potrei parlare dei 5 colloqui di lavoro in una settimana, e magari del nuovo lavoro che – scartoffie permettendo – inaugurerà il mio 2017. Ne ho bisogno. Dove sono ora non va. O meglio, il lavoro va, è tanta della gente che ci sta in mezzo che non va. Classico risultato di una fuga rocambolesca, ovvero prendo quello che prendo, pur di scappare. Diciamo che di una cosa sono sicura: con le grandi banche di investimento ho chiuso. Detesto il loro operato e la maniera in cui trattano i propri dipendenti (e io, per inciso, non sono un loro dipendente), e in generale rovinano il mondo. Soprattutto, nel mio caso specifico, detesto la loro totale mancanza di collegamento con la realtà, che tanti grattacapi mi ha dato e tuttora mi dà. Basta. Dall’anno prossimo si punta sulla matematica!

Dall’anno prossimo si dovrebbe tentare anche di far fuori in maniera definitiva certe palle al piede che non mollano. Il p.d.m. non demorde nella sua follia. Qualche settimana fa gli ho proposto un evento a cui sarei andata con una collega (non sia mai che io e lui usciamo soli), per tastare il terreno. “Purtroppo” non poteva in quanto in partenza per l’Australia (in realtà lo sapevo, e sapevo di cadere in piedi. Qualcosa avrò pure imparato dal re dei paraculi), ma gli averebbe fatto piacere vederci al suo ritorno, ovviamente su mio suggerimento. Appena atterrato mi ha scritto. L’urgenza di vedermi in settimana era dettata dal fatto che la sua padrona era ancora agli antipodi, e questo ci lasciava una ghiotta opportunità di vederci per un paio di losche birre. Mi ci è voluto un attimo a rispondergli perché mi erano cadute le braccia (e mi era scesa la catena), ma OK, vediamoci pure con massima urgenza. Abbiamo fatto gli amiconi e ci siamo salutati senza toccare nessun argomento delicato (tipo: che amicizia di merda è una dove ci evitiamo attivamente?). Ma a me le cose lasciate a metà danno abbastanza noia, e così gli ho detto (via messaggio, ché ormai è una gara a chi paraculeggia di più) che così non va, che non posso sempre essere io a prendere l’iniziativa, e che mi sono rotta i coglioni davvero (quest’ultima parte è un omissis).
“Ci provo, ma ho le mani legate”. E via la pappardella di come lui stia mettendo a rischio la sua relazione per mantenere un’amicizia con me (di quale amicizia parli?). Molto bene. Se queste sono le condizioni, non credo che correrai più rischi, in futuro.
Segue la solita pappardella sulla mia responsabilità nei di lei confronti (ebbbasta), e la chicca: però mi farebbe piacere che ci riconnettessimo su FB. E’ strano vederti nelle foto degli altri e avere l’impressione che io sia uno sconosciuto. Uhm… E qui ho preso tempo, perché qualunque cosa mi venisse in mente avrebbe scatenato ulteriori vespai. Cose tipo: ma perché, io e te ci conosciamo? Oppure: ti vuoi fare i cazzi miei senza dovermi parlare? O anche: beh, ti aggiungeresti alla folta schiera di “amici” che stanno lì ma ai quali raramente rivolgo la parola. Benvenuto.
Mi sono riservata il diritto di pensarci e fargli sapere più avanti. Su FB non custodisco certo segreti di stato, e fondamentalmente non mi importa molto se lui può vedere le mie foto (fermo restando che lui resterà bloccato a vita), ma fatico a capire il senso di questa cosa. Però il lato buono che purtroppo mi domina gli vorrebbe dare questo contentino. Chissà perché è così importante per lui.

Ad ogni modo, questa cosa del rendez-vous l’ho fatta soprattutto per me. Un anno e mezzo di counselling e lavoro per ricostruirmi, e devo pur verificare come stanno le cose. Ho constatato con piacere che riesco a vedere la situazione in maniera perlopiù distaccata. Quando lui mi dice che gli mancano i momenti che passava con me, io penso che a me invece non mancano. O meglio, è un ricordo che rimane nel passato, e verso il quale non provo più nostalgia. E’ una cosa che deve essersi affinata col tempo, perché provo lo stesso nei confronti di molte cose: se, per esempio, 10 anni fa avevo nostalgia dell’Australia, e stavo male perché volevo tornarci ad ogni costo, oggi ripenso a quell’esperienza come una cosa bellissima che fa parte del passato, e lì deve restare. Avrò sempre con me ricordi bellissimi, abbinati però alla consapevolezza che quei momenti non possono tornare, e sarebbe stupido desiderarlo.
Le cose cambiano, le persone altrettanto. Ovviamente avrei piacere di riprendere i contatti con una persona alla quale tenevo molto, e forse un po’ ci tengo tuttora, altrimenti non mi impegnerei tanto a cercare di sistemare le cose, e non me la prenderei quando ricevo certe risposte. Ma siamo al fragile punto di rottura in cui ormai non fa differenza sia che si ritorni in contatto, sia che ci si mandi reciprocamente affanculo. E secondo me lui questa cosa non l’ha capita. Non ha nemmeno capito che non siamo più amici. Forse dovrei smetterla di essere diplomatica e dirgli le cose come stanno.

Nel frattempo, da un angolino nascosto del mio torbido passato, è tornato a spuntare il mitico Brendan detto Robby, il personaggio che tanto filo da torcere mi diede nei miei primi anni australiani. Uno stronzo di prima categoria, ma che ritengo avesse comunque molta più onestà intellettuale del p.d.m. Uno che, accidenti a lui, mi eliminò da FB anni fa. Avrei voluto farlo io per prima.
Ebbene, questo signore è rispuntato su Instagram, e ora mi segue. E fa pure belle foto, e ha il “mi piace” facile. Chissà che vuole. Magari anche a lui mancano i bei vecchi tempi.

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Impressioni di settembre (ad agosto)

Settembre mi ha sempre messo un po’ di ansia mista a malinconia ed entusiasmo. Nell’emisfero nord, settembre è un altro gennaio: è il ritorno dalle vacanze, il ritorno a scuola. E’ quando ricominciano corsi e attività. A casa ci sarebbe odore di vendemmia e quella luce nel cielo che annuncia l’autunno.

Qui sull’isola, se ci si basasse solo sul meteo, saremmo già arrivati a fine ottobre. Le giornate si stanno accorciando vistosamente, e il grigio le fa sembrare ancor più brevi.
L’altra sera sono uscita poco dopo le otto. Il sole era già tramontato, pioveva. Mi sono guardata attorno e ho visto quella luce, quel preambolo di autunno. Mi ha portato la malinconia dei ricordi dell’autunno scorso, di un anno andato decisamente meglio di questo. Ma quella luce mi ha anche ricordato che settembre è alle porte, e allora bisogna ricominciare. Non la scuola, non il corso di francese.
Bisogna ricominciare un po’ a vivere meglio.

Buoni propositi, nuovi inizi, vecchie storie

Trovo interessante la maniera tutta umana di scandire il tempo. Minuti, ore, giorni, settimane, mesi, anni. Gli animali, che per certi versi trovo molto più intelligenti e in gamba degli esseri umani, non hanno un concetto simile dello scorrere del tempo: certo, comprendono l’alternarsi del giorno e della notte, e ovviamente delle stagioni, ma il loro tempo scorre fluido.

“Time is irrelevant, it’s not linear” canta Bono in un suo pezzo.

Comprendo la necessita’ di scandire il tempo per i brevi periodi: la giornata o la settimana lavorativa, per esempio, ci aiutano ad organizzare le nostre attività, e la nostra vita nei suoi aspetti più pratici. Sono meno convinta invece dell’utilità dello scandire il tempo sui lunghi periodi, e per organizzare noi stessi nel profondo.
Mi spiego: per un’azienda, per esempio, e’ fondamentale stabilire periodicamente obiettivi – annuali o pluriennali – e pianificare di conseguenza le proprie attività. Periodicamente, se ne va a verificare il raggiungimento (o il progresso fatto per il loro raggiungimento) tramite l’analisi di risultati misurabili. Dobbiamo vendere 100 entro la fine dell’anno, abbiamo venduto 10 a fine gennaio, stiamo procedendo bene.

Come si fa a verificare un buon proposito per il nuovo anno? A meno che questo non sia, ad esempio, “allenarsi per una maratona”, “smettere di fumare entro il mese x”, “mangiare frutta tutti i giorni”?

Nel corso degli anni, ho sentito un sacco di buoni propositi talmente vaghi e qualunquisti da farmi chiedere perché chi li ha elaborati ci abbia perso del tempo.
Buoni propositi per il nuovo anno io non ne ho mai fatti. Forse quelli più verificabili (come gli esempi che ho portato sopra) possono avere un senso, ma quelli vaghi tipo “essere una persona migliore”, “essere felice”, “sorridere di più”… Ma veramente serve un nuovo anno per cambiare in questo senso? Se giungi al 31 dicembre con questo proposito in mente, vuol dire che hai avuto del tempo per pensarci. Devi aspettare capodanno per cominciare a muoverti?
Puoi fare il coglione per 12 mesi, te ne rendi ben conto e stabilisci che dall’anno nuovo basta, ma fino al 31 dicembre continui impunito e protetto dal tuo alibi “ah ma l’anno prossimo si cambia registro”.
Non sarebbe forse meglio se, giunti ad un certo punto della vita in cui ci rendiamo conto che qualcosa va aggiustato, lo facessimo indipendentemente dalla data? Si potrà cambiare anche il 4 febbraio, o il 28 aprile, o il 3 novembre?

[Per spunti interessanti su buoni propositi effettivamente realizzabili, rimando a questo articolo di Internazionale. L’ultimo proposito fa parte della categoria di quelli che mi infastidiscono. Ma con piacere affermo che sto già provando a comportarmi come suggerito, e non dal 1 gennaio. Non saprei dire quando ho cominciato, ma posso confermare che e’ molto appagante.]