I sogni son desideri

Beh, speriamo non tutti.

Da quando sono a Firenze sto sognando molto. Ci sono spiegazioni razionali e scientifiche, immagino. Ad esempio il fatto di essere in un posto nuovo, di dover imparare cose nuove, di doversi rapportare con persone nuove. Tutto questo stimola il cervello, che probabilmente elabora i nuovi apprendimenti e li mischia col passato.
Ho sognato molti dei miei amici di Oxford.
Ho sognato che, di punto in bianco, mi ritrovavo con dei coinquilini in questa casa in cui mi è stato promesso che sarei stata da sola fino alla fine della mia permanenza. La paura atavica del coinquilino…
Ho sognato la fidanzata di M. Che non credo che esista, ed è forse (spero) stata solo la mia rielaborazione di quello che ci ha detto lui riguardo ad un evento al quale avrebbe partecipato con questa tizia di cui non avevo mai sentito parlare. Sì, la cosa mi ha messo di malumore. Sì, è ora di prendere atto che avevo/ho una cottarella per M. E forse lui per me, ma è impossibile a dirsi, essendo lui naturalmente privo di emozioni. Si possono cogliere piccoli segnali, volendo. Tipo quando l’altro giorno ho detto che un giorno di luglio sarò in Inghilterra, e lui – che normalmente su WhatsApp latita – è stato il primo a rispondere e a chiedere quanto mi fermerò.
Tipo che è uscito dal lavoro per venire a salutarmi, il mio ultimo giorno.
Tipo che mi ha scritto un messaggio molto carino sul retro del foglio con le domande dell’ultimo quiz che abbiamo vinto insieme.

Vabbè.

Con tutto questo tempo libero, penso molto. Penso che accampo un sacco di scuse. A Oxford, a un certo punto, avevo deciso che la mia permanenza sarebbe presto giunta a conclusione. E allora mi dicevo: perché traslocare? Perché cercare di incontrare qualcuno? Il problema è che non conoscevo la data di scadenza. Mi sono messa in attesa per così tanto tempo.
Lo faccio anche adesso. Quando mi sarò trasferita vicino al centro, la mia vita inizierà. Ma dovrei darmi un po’ più da fare, perché i mesi iniziali in un posto nuovo sono importanti per costruirsi una vita.
Mi sento sola e mi mancano gli amici di Oxford.

Con tutto questo tempo libero, faccio anche cose che non dovrei fare. Tipo sbirciare il profilo del p.d.m. Assurdo, dato che mi ero imposta regole molto rigide, quando ancora eravamo connessi: divieto assoluto di visitarlo, e non ho mai sgarrato. Ora che l’ho eliminato, vado a sbirciare. Credo anche che non sia casuale il fatto che lui metta molti post pubblici… Ad ogni modo, il motivo è ovvio: vorrei saperlo triste e infelice. Ma so bene che i social esistono per proiettare solo la nostra immagine migliore. Sto perdendo altro tempo.
Che poi, cos’altro voglio? Lo conosco per quello che è. E col cazzo che gli auguro la felicità: gli auguro semplicemente di vivere la vita che si merita, e di perdere qualche minuto, ogni tanto, a ricordarsi cos’ha gettato al vento.

Sto iniziando la mia nuova vita riguardando per l’ennesima volta Scrubs. Ricordo di averlo fatto appena trasferita ad Oxford, e forse è il mio rituale di inizio vita. Lo riguardo, e per forza di cose rivedo me e il p.d.m. in JD e Elliott. Com’è possibile che abbia lasciato accadere tutto, ben sapendo come sarebbe andata? Riguardandolo, mi sono ricordata di quanto sia stronza Elliott (molla più volte JD, lo costringe a starle accanto anche quando lei è fidanzata e lui soffre tantissimo; molla Keith 2 giorni prima del matrimonio!). E ho pensato “questo dovrebbero fare gli amici. Dovrebbero essere come JD”. Poi però, prima di farmi prendere dal senso di colpa, mi sono ricordata di un paio di cosette: un amico per il quale sacrificarmi in questo modo dovrebbe quantomeno dimostrare di non vergognarsi di me, ed eventualmente ritenermi degna di essere informata di certe cose.
Fine del senso di colpa.
Mi passerà tutto, ma il conteggio inizia purtroppo di recente, non due anni fa, quando avrei dovuto chiudere tutto.

Perdo altro tempo. Intanto i Chris Cornell se ne vanno, e io rimango con un ricordo sbiadito di una sera all’Opera House.
E una bottiglia di birra dimenticata a casa dei miei da quasi 3 anni.

Chissà cosa sognerò stanotte.

On air: Beck – Dreams

Vorrei essere qui

Raramente nella mia vita (anzi, oserei dire mai) mi sono entusiasmata tanto per un film. La scorsa settimana, quel momento magico è arrivato.

“Wish I Was Here” è il nuovo film di Zach Braff, meglio noto ai più come J.D. di Scrubs. Una serie TV che ho visto e rivisto, e continuo a rivedere volentieri, e che non mi stanca mai.

Questo film ha una storia particolare: l’anno scorso ZB ha lanciato una campagna di raccolta fondi su Kickstarter, per mettere insieme il budget necessario per girare e produrre il film. L’obiettivo dichiarato era avere soldi sufficienti per non doversi rivolgere ai grandi produttori, e quindi per girare un film indipendente e non sottomesso alle oscure logiche di Hollywood. In pochissimo tempo, oltre 40mila persone (tra cui io) hanno dato il loro contributo, piccolo o grande che fosse. E il sogno si è avverato.

C’erano vari livelli di partecipazione, ed io, che all’epoca avevo appena cominciato un lavoro, mi sono limitata al minimo. Non ero particolarmente interessata al merchandising, ma piuttosto al prodotto finale, ed è stato molto bello seguire il processo di creazione del film attraverso i regolari aggiornamenti di ZB. La scelta delle location, il cast, la musica, i costumi, le riprese, il montaggio. E poi il gran lavoro di promozione, per trovare un distributore che accettasse di portare in giro per il mondo il film. Chi avrebbe mai immaginato che un film si potesse girare in 26 giorni? Un film così bello, tra l’altro.

La musica, dicevo. Come già in Garden State (e anche Scrubs, a dire il vero), ZB ha dimostrato di avere ottimi gusti. Durante la creazione del film, ha reso disponibili varie playlist contenenti alcuni dei suoi brani preferiti. E la colonna sonora, uscita poco prima del film, è un concentrato di piccole perle. La cosa interessante è stata ascoltare la musica prima di vedere il film, e poi scoprire dove le varie canzoni fossero state posizionate.

Un paio di settimane fa, dando un’occhiata veloce su Twitter, ho scoperto che era stata organizzata una proiezione speciale il giorno prima dell’uscita del film in Inghilterra, con tanto di “cineforum” con ZB in un cinema di Londra. Avendo preventivamente scoperto che comunque qui in città il film non sarebbe uscito (uff), mi sono tuffata sul sito del cinema per accaparrarmi un biglietto.
Grande sorpresa nel fatto che ci fossero ancora biglietti, soprattutto per via delle dimensioni della sala: un cinema da un centinaio di posti, forse meno. In buona sostanza, mi sono ritrovata praticamente in prima fila.

Il film mi è piaciuto molto. Mi ha fatto ridere, e piangere, e pensare. Il tema forse un po’ scontato dei 30enni in crisi esistenziale è affrontato con grande abilità, saltando dal dramma personale alla comicità assurda. Tocca le corde del cuore. Ti fa riflettere sul fatto che, ad una certa età, devi davvero cominciare a fare i conti con responsabilità che non vorresti. Ti fa riflettere sul fatto che i tuoi sogni possono avverarsi lo stesso, anche se magari non nel modo in cui pensavi. Ti ricorda che dovresti smetterla di rivangare il passato o preoccuparti per il futuro – che dovresti, vorresti essere qui, nel presente (Wish I Was Here).
E’ piacevole, ben fatto, e – come era ovvio – farcito di musica perfetta per ogni momento. Oltre che di piccoli camei di personaggi di Scrubs, con ruoli più o meno importanti. E anche il sempre magnifico Jim Parsons/Sheldon Cooper. Un omaggio a chi continua a seguire ZB, e la sua crescita come attore e regista.

La sessione di domande è risposte è stata molto interessante. Abbiamo scoperto come la campagna di Kickstarter sia stata affrontata con terrore da tutti i coinvolti, che in effetti non si aspettavano un risultato del genere, e hanno dovuto imparare a gestire tutto il baraccone del merchandising, inventandosi spedizionieri senza avere idea di come fare (“non lo voglio fare mai più!”). Abbiamo scoperto l’importanza del nostro contributo, che ha permesso ad esempio di scritturare gli attori giusti e non quelli imposti dai grandi produttori di Hollywood, mantenendo pieno controllo del film.
La cosa che ho trovato più interessante è stata la creazione della colonna sonora. A parte un paio di brani originali, scritti apposta per il film, ZB ha attinto a musica già esistente. E ha spiegato come la scelta sia a volte insolita. “Puoi cercare di infilare una delle tue canzoni preferite in una determinata scena, ma non è detto che funzioni. A volte una canzone che non ti aspetteresti, se messa nella scena giusta, ti fa venire la pelle d’oca. Quando succede, vuol dire che hai trovato la canzone giusta”. L’effetto pelle d’oca è la prova del nove. E devo dire che in questo film di pelle d’oca ce n’è stata tanta.

Lo so, sembra che stia facendo spietata pubblicità al film. No, ZB non mi paga per scrivere questo sul mio blog (e comunque mi presterei gratis, se sapessi che posso dare una mano a far sì che i film venga distribuito anche in Italia). Ma è stato talmente bello seguire la creazione di questo film, da una scenografia in un cassetto alla pellicola in sala, che ho voluto condividerlo col mondo (quei 2 o 3 che passeranno di qui per caso, diciamo). Rientra sempre nel discorso dell’arte che emoziona. Ogni volta che succede, me ne sorprendo. E sono felice.